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Salvate l’osservato Romano

(lapresse)

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La rubrica “È sempre domenica”
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Era l’Osservato Romano. E siamo già ai saluti, Romano. È stato Rodri per un giorno, poi è scesa la notte all’Olimpico. Non si uccidono così anche i ragazzi? Alessandro Romano, vent’anni compiuti a giugno, sette partite in Serie A, una in Nazionale, è l’esempio dei difetti di questa stagione italiana, non soltanto sportiva: avventurismo, disperazione, immotivato entusiasmo, vile ferocia. Romano aveva esordito nella Roma, non aveva convinto Gasperini, era stato mandato in prestito a La Spezia e poi ceduto (con una formula bislacca, ma di fatto ceduto) al Cagliari. Con una plusvalenza di 5 milioni di euro. Cori dei ragionieri in curva Sud. Brilla contro il Parma (non il Psg, il Parma) e finisce sul taccuino del ct, nella lista dei convocati, nella formazione iniziale contro il Belgio. Titoli sul colossale sbaglio della Roma: prendere l’anziano De Roon e dare via il faro azzurro del prossimo ventennio. Interviste ad allenatori che fanno grandiose profezie. Sondaggi che lo danno già davant…

Era l’Osservato Romano. E siamo già ai saluti, Romano. È stato Rodri per un giorno, poi è scesa la notte all’Olimpico. Non si uccidono così anche i ragazzi? Alessandro Romano, vent’anni compiuti a giugno, sette partite in Serie A, una in Nazionale, è l’esempio dei difetti di questa stagione italiana, non soltanto sportiva: avventurismo, disperazione, immotivato entusiasmo, vile ferocia. Romano aveva esordito nella Roma, non aveva convinto Gasperini, era stato mandato in prestito a La Spezia e poi ceduto (con una formula bislacca, ma di fatto ceduto) al Cagliari. Con una plusvalenza di 5 milioni di euro. Cori dei ragionieri in curva Sud. Brilla contro il Parma (non il Psg, il Parma) e finisce sul taccuino del ct, nella lista dei convocati, nella formazione iniziale contro il Belgio. Titoli sul colossale sbaglio della Roma: prendere l’anziano De Roon e dare via il faro azzurro del prossimo ventennio. Interviste ad allenatori che fanno grandiose profezie. Sondaggi che lo danno già davanti a Forza Italia. La patria chiamò, Romano rispose.

Poi si gioca, il ragazzo commette un errore, l’interruttore gli va su Off, non illumina, resta spento come e più degli altri. In quella macedonia di passati remoti (Di Lorenzo) e prossimi (Barella), presenti storici (Cambiaghi, Tonali, Mancini giocatore) e futuri mal coniugati (Coppola) fa la ciliegina senza torta e affonda nel maraschino. Il giorno dopo ha perso la bacchetta e l’avvenire, non ci sono più paragoni, viene fiocinato come la più grossa e subdola delle illusioni. Ma è stato lui a illudere o gli altri a illudersi? Ci credevano veramente quando lo incensavano senza averlo visto se non negli highlight? L’hanno davvero letta la novella senza pretese di quell’esordiente che proclamano il “nuovo Pasolini” o lo “Houellebecq italiano” (e non era meglio scamparlo)? È un fenomeno naturale questo innominabile che va in giro a pescar voti buttando la dinamite in acqua o è stato creato per noia e mortale equivoco? Tra i giovani da non bruciare e quelli da lanciare a tutti i costi c’è uno scarto, fatto di tempismo, inserimento nel contesto appropriato, indulgenza. È facile pensare che per un’operazione del genere fosse più adatto Baldini di Mancini, che per fare gioco occorra essere fuori dai giochi e che lui non avesse sbagliato la scelta dei posti da cui non andarsene (né di quelli da cui farlo), ma forse anche questa è una conclusione affrettata. Romano avrà molto tempo. Mancini meno. La meravigliosa estate del 2021, Wembley e Tokyo, per lui e Malagò è finita. Per Romano era primavera.

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