Tresoldi, Cisse, Raimondo: che cos’hanno in comune questi tre di cui tutti parlano con entusiasmo? Hanno appena segnato tre gol a testa negli ultimi tre giorni. Vero. E poi? Sono giovani, formidabili, destinati alla nazionale (due a quella italiana, uno tentato dall’alternativa tedesca). Sì. E ancora? Sono “nel mirino delle grandi”. Uno sarebbe già al Milan, per quanto decaduta, un altro nel cuore del Belgio, ma si sa c’è sempre qualcosa di più grande da predire. Ecco. Nient’altro? Ci sarebbe una caratteristica, ma non so se è il caso, non è proprio di tendenza. Sentiamo. Questi tre attaccanti non giocano “spalle alla porta”.
Visto calcio per decenni, amato le variazioni Goldberg degli olandesi, le eresie di Guardiola e le follie di Luis Enrique, abbiamo anche imparato l’arte della pazienza e la declinazione delle possibilità. Va bene, i portieri devono “saper usare i piedi” e almeno un centrale essere “abile nella costruzione”. Ma l’attaccante “spalle alla porta” è una frontiera per …
Tresoldi, Cisse, Raimondo: che cos’hanno in comune questi tre di cui tutti parlano con entusiasmo? Hanno appena segnato tre gol a testa negli ultimi tre giorni. Vero. E poi? Sono giovani, formidabili, destinati alla nazionale (due a quella italiana, uno tentato dall’alternativa tedesca). Sì. E ancora? Sono “nel mirino delle grandi”. Uno sarebbe già al Milan, per quanto decaduta, un altro nel cuore del Belgio, ma si sa c’è sempre qualcosa di più grande da predire. Ecco. Nient’altro? Ci sarebbe una caratteristica, ma non so se è il caso, non è proprio di tendenza. Sentiamo. Questi tre attaccanti non giocano “spalle alla porta”.
Visto calcio per decenni, amato le variazioni Goldberg degli olandesi, le eresie di Guardiola e le follie di Luis Enrique, abbiamo anche imparato l’arte della pazienza e la declinazione delle possibilità. Va bene, i portieri devono “saper usare i piedi” e almeno un centrale essere “abile nella costruzione”. Ma l’attaccante “spalle alla porta” è una frontiera per cui ci manca il passaporto. E quando segna: in rovesciata da centrocampo? Raimondo era ed è del Bologna, che ha preferito lasciarlo al Frosinone per investire 18 milioni su Piccoli, uno che gioca “spalle alla porta” e quando si gira non si riconoscono. Risultato: Raimondo 7 gol, Piccoli 1. Per ora. Dicono che quel genere di attaccante “fa salire la squadra”. Poi, una volta arrivata, non trova chi finalizzi l’azione perché è rimasto indietro. Quando la squadra vede scattare Cisse o Tresoldi non prende le scale, lancia il pallone in ascensore, risparmia tempo e fatica e spesso poi festeggia. Il centravanti di manovra o è un fenomeno assoluto o un ruminante nel pascolo sbagliato. Non c’è “generosità” che tenga, né concessione al necessario “egoismo”, sono semplici fatti e la semplicità non è un tratto esclusivo di Allegri o dello s-pensiero di destra, non è una scorciatoia, ma il tracciato più veloce. Dice Raimondo che prima di Alvini, suo attuale allenatore, giocava male. O per niente. Thiago Motta gli preferiva perfino due centrocampisti alternati, per dire di quando vuoi complicarti una cena reinventando il coltello per stupire gli ospiti. Se alla fine della sua esperienza al City Guardiola prese Haaland non è perché si comincia incendiari e si finisce pompieri, è che ci sono molti modi di accendere un fuoco, ma se basta usare un dito perché vuoi mettere uno di schiena a sfregare pietre focaie? Un attaccante “spalle alla porta” è un uomo spalle al muro. Può fare la mossa del pazzo: una capriola e si ritrova girato, faccia al suo destino.