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Vendesi Maracanã

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Lo stadio nella lista dei beni pubblici di cui il governo intende disfarsi per ridurre il debito
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Per molti anni i più romantici tra i calciomani di Buenos Aires si sono rifiutati di passare per Avenida La Plata, al solo pensiero di non rivedere più il vecchio Gasómetro di legno del San Lorenzo. Lo avevano buttato giù. Se al posto dello stadio della squadra del papa un giorno hanno costruito un supermercato, allora il Maracanã non può sperare neppure in un miracolo. La città di Rio lo ha messo in vendita, con tutte le leggende e i fantasmi che ci sono dentro.

Lo stadio nel quale il cuore di almeno una decina di persone non resse alla sconfitta del Brasile 1950 con l’Uruguay, è finito nella lista di 62 beni pubblici di cui il governo intende disfarsi per ridurre il debito di 12 miliardi e 300 milioni di real. Non tanto per i soldi che entreranno quanto per quelli che smetteranno di uscire, un milione a partita, pari a 160 mila euro. Succede. A un certo punto lo Stato cede a qualche investitore privato un’area e mette qualcosa in cassa. L’ultima mappa dell’agenzia italiana del Dema…

Per molti anni i più romantici tra i calciomani di Buenos Aires si sono rifiutati di passare per Avenida La Plata, al solo pensiero di non rivedere più il vecchio Gasómetro di legno del San Lorenzo. Lo avevano buttato giù. Se al posto dello stadio della squadra del papa un giorno hanno costruito un supermercato, allora il Maracanã non può sperare neppure in un miracolo. La città di Rio lo ha messo in vendita, con tutte le leggende e i fantasmi che ci sono dentro.

Lo stadio nel quale il cuore di almeno una decina di persone non resse alla sconfitta del Brasile 1950 con l’Uruguay, è finito nella lista di 62 beni pubblici di cui il governo intende disfarsi per ridurre il debito di 12 miliardi e 300 milioni di real. Non tanto per i soldi che entreranno quanto per quelli che smetteranno di uscire, un milione a partita, pari a 160 mila euro. Succede. A un certo punto lo Stato cede a qualche investitore privato un’area e mette qualcosa in cassa. L’ultima mappa dell’agenzia italiana del Demanio aveva destinato alla dismissione l’abbazia di San Cassiano in Umbria e l’archivio di Stato di Napoli, la basilica di Superga e due isolotti davanti a Venezia, oltre che l’area di Porta Portese a Roma. Ma vuoi mettere con il Maracanã? - lo stadio costruito tra le favelas di Turano e Mangueira, chiamato come un fiume che scorreva sotto le fondamenta, 165 mila posti, il primo a due anelli, il posto dove durante un concerto perfino Sinatra s’emozionò e scordò le parole di Strangers in the Nights. Lascia perdere, Frank: continuò a cantare il pubblico.

Del Maracanã non si può nominare il nome invano. Se una farfalla batte le ali lì dentro, un uragano si scatena nel resto del mondo. Accadde qualche anno fa alla notizia che lo stadio fosse in stato d’abbandono: apriti cielo. La mistica dei mille gol di Pelé accompagnò sotto al braccio l’indignazione in giro per il mondo. Su questo giornale, una volta Emanuela Audisio ha scritto che il Maracanã non è uno stadio, è una voglia, ha sempre fame di gioco e di spettacolo. Quando ci venne la regina d’Inghilterra in visita, era il Sessantotto. Il resto del mondo si ribellava contro ogni forma di istituzione e di potere costituito. Il Maracanã accolse Elisabetta con migliaia di orchidee e lavando le tribune con schiuma di cocco.

Ma pure la poesia ha un costo. Così la Commissione Costituzione e Giustizia dell'Assemblea Legislativa dello Stato di Rio de Janeiro, con la forza di tutte quelle sue lettere maiuscole, ha incluso l’area del complesso tra quelle ammesse alla vendita. Il disegno di legge è in attesa d'approvazione, magari interverrà un emendamento, ma intanto tutti i discendenti di Ary Barroso - il radiocronista che cantò la disperazione per il gol dell’uruguagio Ghiggia, “la peggiore tragedia della storia del Brasile” - sono scandalizzati perché il terreno dell'ex battaglione della polizia militare di Leblon è stato salvato dalla politica, e il Maracanã abbandonato a un destino misterioso.

C’è chi lo immagina uno spazio da destinare alla valorizzazione della cultura indigena e chi pensa alla replica del modello Wembley: ricostruzione, ristoranti, quella roba là. I tifosi del Flamengo, in un attacco di saudade, stanno chiedendo al loro club di comprarlo per salvarlo. Il mondo è pieno di stadi che si son dovuti inventare qualcosa per sopravvivere, vendendo un pezzetto della loro anima, e non per forza al diavolo. Ci sono prati dove i tifosi vanno a spargere le ceneri di parenti che avevano quest’ultimo desiderio: succede alla Bombonera di Baires, succedeva al Vicente Calderon di Madrid. A Gelsenkirchen, di fianco alla casa dello Schalke 04, hanno costruito un cimitero a forma di stadio dove i tifosi si fanno seppellire: i prezzi variano dal settore scelto. In curva costa meno. In molti altri posti ci si può sposare, al vecchio Camp Nou l’affitto costava fino a 2.400 euro, il pranzo 110 a persona. Un discreto affare per mettere a posto i conti. Il Maracanã è un’altra cosa, non ci hanno mai pensato. Lì succede che di notte le coppie si infilano dietro i cancelli e vanno a fare l’amore sul prato. Gratis. O forse è solo un’altra delle leggende che ora hanno messo in vendita.

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