La punizione è finita
di Angelo CarotenutoQualche giorno fa, al festival dello sport di Trento, Miralem Pjanic ha raccontato di quando Max Allegri dovette usare un trucco per fargli tirare una punizione a Napoli. Vide Ronaldo a terra e mandò il medico in campo, altrimenti Cristiano le avrebbe calciate tutte lui.
Bene faceva. Nella sua carriera in Champions ne ha segnate 12 contro le 5 di Messi (6,3% di conversione contro 4,5%), mentre nei campionati in Europa il conteggio è stato di 41 a 31 per Leo (9% contro 6,3%). Ora che dell’uno e dell’altro misuriamo la diversa distanza dall’addio, ci tocca salutare in qualche modo pure le punizioni. Con i dati Opta, L’Equipe ha notato che in Champions sono calate da 17 a 8 nel giro di vent’anni, nonostante 64 partite in più, e addirittura da 37 a 6 nel campionato francese.
E noi? Non stiamo messi meglio, anzi. Se la Ligue 1 è stata il torneo dove esercitava Juninho, la A è stata il giardino dei vari Mihajlović, Pirlo, Del Piero, Baggio, Totti, Recoba, e tornando indietro agli anni Ottan…
Qualche giorno fa, al festival dello sport di Trento, Miralem Pjanic ha raccontato di quando Max Allegri dovette usare un trucco per fargli tirare una punizione a Napoli. Vide Ronaldo a terra e mandò il medico in campo, altrimenti Cristiano le avrebbe calciate tutte lui.
Bene faceva. Nella sua carriera in Champions ne ha segnate 12 contro le 5 di Messi (6,3% di conversione contro 4,5%), mentre nei campionati in Europa il conteggio è stato di 41 a 31 per Leo (9% contro 6,3%). Ora che dell’uno e dell’altro misuriamo la diversa distanza dall’addio, ci tocca salutare in qualche modo pure le punizioni. Con i dati Opta, L’Equipe ha notato che in Champions sono calate da 17 a 8 nel giro di vent’anni, nonostante 64 partite in più, e addirittura da 37 a 6 nel campionato francese.
E noi? Non stiamo messi meglio, anzi. Se la Ligue 1 è stata il torneo dove esercitava Juninho, la A è stata il giardino dei vari Mihajlović, Pirlo, Del Piero, Baggio, Totti, Recoba, e tornando indietro agli anni Ottanta ovviamente Zico e Maradona.
Tutto congiura per farci dire che non si tratta di una coincidenza.
Nel 2008-09 il 27,3% delle punizioni ottenute negli ultimi trenta metri veniva calciato direttamente in porta. Nel 2022-23 eravamo scesi al 19,5%. Nello stesso periodo la A ha visto diminuire di circa il 50% le punizioni conquistate in quella porzione di campo. Quindi i gol calano perché diminuiscono sia le occasioni sia la propensione a tirare quando arrivano.
I gol sono stati in Italia 18 nel 20-21, nel 22-23 e nel 23-24, avevano avuto un picco di 23 nel 21-22, per poi crollare a 14 nel 24-25 e a 12 un anno fa. Gli staff tecnici hanno imparato a valutare meglio il rendimento dei tiri da 25-30 metri e gli analisti suggeriscono che in alcune circostanze sia più conveniente costruire un’occasione più facile. La distanza media delle punizioni calciate direttamente nei cinque grandi campionati è scesa da 29,5 a 27,6 metri, come dire che si tenta la battuta in porta solo quando la posizione è davvero buona. Fra 2008 e 2011 se ne segnavano in media 33,2 a stagione, fra 2022 e 2025 c’è stato un taglio del 53,6% e siamo scesi a 15,4.
Dopo le prime cinque giornate abbiamo due gol, e c’è stato sempre di mezzo il Monza. Uno lo ha segnato Zeballos contro il Lecce il 13 settembre, con un errore evidente di Falcone, l’altro Adzić del Sassuolo il 18 settembre. Se vedete uno che sistema il pallone a 25 metri, non distraetelo: potrebbe essere una delle ultime volte.