Arsène Wenger, allenatore dell’Arsenal per 22 anni, a fine carriera spiegò perché nel calcio “la bellezza è tutta nell’imprevedibilità”. Di recente mi hanno detto che sullo stesso tema s’era espresso molti anni fa anche Gianni Clerici: “Nel tennis, come nella vita, la bellezza è nell’imprevisto”, avrebbe scritto. La citazione gira in rete ma io questo aforisma non gliel’ho mai sentito pronunciare, né l’ho letto nei suoi articoli e libri.
Comunque sia, le Nitto ATP Finals sono il torneo delle conferme o delle smentite: mai delle sorprese, la qualità di tutti giocatori è così alta che l’imprevisto non può essere considerato tale. D’altra parte, quando metti insieme gli otto più forti giocatori della stagione, che hanno vinto di più o si sono piazzati sempre tra i migliori da gennaio a novembre, c’è davvero da sorprendersi se l’ultimo del lotto batte il numero 3 o 4, o addirittura l’1 o il 2?
Non accade spesso, ma è nel novero delle possibilità. Quel che di sicuro a Torino non può succed…
Arsène Wenger, allenatore dell’Arsenal per 22 anni, a fine carriera spiegò perché nel calcio “la bellezza è tutta nell’imprevedibilità”. Di recente mi hanno detto che sullo stesso tema s’era espresso molti anni fa anche Gianni Clerici: “Nel tennis, come nella vita, la bellezza è nell’imprevisto”, avrebbe scritto. La citazione gira in rete ma io questo aforisma non gliel’ho mai sentito pronunciare, né l’ho letto nei suoi articoli e libri.
Comunque sia, le Nitto ATP Finals sono il torneo delle conferme o delle smentite: mai delle sorprese, la qualità di tutti giocatori è così alta che l’imprevisto non può essere considerato tale. D’altra parte, quando metti insieme gli otto più forti giocatori della stagione, che hanno vinto di più o si sono piazzati sempre tra i migliori da gennaio a novembre, c’è davvero da sorprendersi se l’ultimo del lotto batte il numero 3 o 4, o addirittura l’1 o il 2?
Non accade spesso, ma è nel novero delle possibilità. Quel che di sicuro a Torino non può succedere è che un qualsiasi Valentin Vacherot, sconosciuto monegasco classe 1998, mai annoverato tra i Top 100 e reduce da sei infruttuosi Challenger dopo essere uscito di scena nelle qualificazioni di Wimbledon in luglio, per una somma di fortuità entri nel tabellone del 1000 Shangai in ottobre e sbaragli il campo, compreso Novak Djokovic, fino ad alzare la coppa.
Date le premesse, chi paga il biglietto delle Finals pretende grande spettacolo e lotte epiche, ma di solito qualcosa del genere si concretizza nelle ultime due giornate, quando si affrontano i quattro che riescono a dare ancora il meglio di sé a fine stagione. Che non necessariamente sono quanti guidano la classifica Race, che tiene conto dei risultati da Capodanno in poi. Dal 2005 ad adesso i più vincenti sono stati Novak Djokovic (sette titoli), Roger Federer (quattro), Alexander Zverev (due), ma altri eccellenti giocatori hanno trovato il loro momento di massima gloria nell’evento della stagione ATP, da David Nalbandian a Nikolay Davidenko, da Grigor Dimitrov a Stefanos Tsitsipas, che non sono noti per essere stati o essere dei mattatori.
Qui all’Inalpi Arena Jannik Sinner s’è imposto di forza lo scorso anno battendo in finale Taylor Fritz dopo avere perso la precedente, nel 2023, contro Djokovic. Il sudtirolese e il californiano sono stati i protagonisti anche oggi. In serata l’allievo di Cahill e Vagnozzi ha regolato Felix Auger Aliassime in due set (7-5 6-1 in 96 minuti), nel pomeriggio l’erede della famiglia proprietaria dei May Department Stores aveva fatto lo stesso con Lorenzo Musetti (6-3 6-4 in 103 minuti ).
Per quasi un’ora per Sinner non è stata una passeggiata di salute, come usava scrivere Émile Zola. E lo spettacolo non è mancato. Il canadese classe 2000 ha proposto il suo tennis assai sinneriano, velocissimo, con triangolazioni potenti da fondo e rare discese a rete, potenziato da un servizio sulla carta più efficiente. Il numero 7 ATP è stato all’altezza dell’avversario finchè, via via, è andato in crescente difficoltà nei suoi turni di risposta. Crollato quando il tie break incombeva - forse anche a causa di un leggero infortunio al polpaccio sinistro -, ha poi lasciato che Sinner dilagasse nel secondo set. Parlando con i giornalisti nel post-match, il numero 2 della classifica mondiale ufficiale è stato ecumenico come suo solito: “Felix è forte, oggi ha cambiato due o tre cose rispetto alla finale di Parigi dieci giorni fa, poi l’infortunio ha cambiato tutto. Oggi volevo iniziare bene perché lo conosco, e ha funzionato”.
Quel che conta del match pomeridiano di Musetti l’ha raccontato l’interessato in conferenza stampa: “Non ho mai avuto la sensazione di avere il comando degli scambi, Taylor ha giocato ad altissimo livello, mettendomi spesso in difficoltà da fondo campo. Però non ho niente da rimproverarmi, ho sempre cercato di inventarmi qualcosa per non uscire dal match. In fondo, ho ceduto soltanto un game in ciascun set”. Torino ha sostenuto il carrarino con enorme passione: “Sì, ho sentito l’entusiasmo del pubblico, che mi accolto come poche volte m’era successo o altrove”. Niente turno di riposo per lui e il suo team: domani sera sarà di nuovo in campo nel match già decisivo contro Alex de Minaur: lo sconfitto sarà escluso dalle semifinali.