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Alcaraz si candida per fare la storia

Carlos Alcaraz con il trofeo della vittoria
Carlos Alcaraz con il trofeo della vittoria (afp)

Il racconto della finale degli Australian Open vinta in 4 set dallo spagnolo su Novak Djokovic

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Avevo deciso in anticipo che “Nessuno come lui” sarebbe stato l’incipit dell’ultimo Monday’s Net degli AusOpen 2026: avrebbe funzionato sia per Novak Djokovic sia per Carlos Alcaraz. Più per il serbo che per lo spagnolo, a dire il vero: con il venticinquesimo titolo in singolare (l’undicesimo in Australia!) Nole oggi avrebbe superato il record di Margaret Court per numero di slam vinti e, a 38 anni, 8 mesi e 10 giorni, sarebbe diventato il più anziano tennista a trionfare in un major dell’era Open, superando Ken Rosewall, che aveva 37 anni, 2 mesi e 1 giorno quando nel 1972 alzò la sua ultima coppa proprio qui a Melbourne. Invece sul campo blu della Rod Laver Arena vince Carlitos, che a 22 anni, 8 mesi e 27 giorni diventa il più giovane a completare il virtuale Career Grand Slam, ossia a imporsi almeno una volta agli AusOpen, al Roland Garros, ai Championships e agli Us Open, facendo meglio di Rafael Nadal che nel 2010 aveva 24 anni, 3 mesi e 10 giorni quando batté in finale a Flushing Meadows proprio Novak (6-4 5-7 6-4 6-2).

Alcaraz il più forte della sua generazione

Dunque: nessuno come lui, come Alcaraz. Il murciano si conferma, con l’indiscutibilità dei risultati ottenuti, il più forte giocatore della sua generazione. L’unico suo vero competitor, Jannik Sinner, ha due anni in più (è del 2001) e tre titoli slam in meno, quattro contro sette. Ovviamente i conti si faranno a fine carriera, come nel caso di Novak, Rafa e Roger Federer, i mattatori dei primi due decenni del millennio. Per ora — dobbiamo ammetterlo — non soltanto la precocità e la continuità dei risultati, ma anche la varietà del tennis espresso vedono Carlitos in vantaggio, seppure risicato, rispetto a Jannik.

La tenace resistenza di Djokovic

Il match di oggi scorre via veloce perché il numero 4 del ranking ATP non vuole sprecare energie e tenta di chiudere in fretta gli scambi, al servizio così come alla risposta. Alcaraz accetta la sfida, Djokovic è più preciso e concentrato e incassa di slancio il primo set. Poi basta un suo minimo calo di rendimento per consentire all’ex allievo di Juan Carlos Ferrero — la cui assenza è risultata influente nel corso del torneo — di prendersi agevolmente i due successivi parziali. Il game più combattuto è quello d’apertura del terzo set, con il campione di Belgrado che annulla sei break point quasi a voler disilludere chi volesse vendersi anzitempo la sua pelliccia ingrigita. Al minuto 167 del match Nole ha addirittura l’occasione di ottenere il break che lo manderebbe a servire per rimettersi in pari con il conto dei set: non la sfrutta e poi, al servizio, non riesce a guadagnarsi il tie break. Finisce 2-6 6-2 6-3 7-5 dopo tre ore di ottimo tennis.

Il sogno del Grande Slam

Mai, in passato, il capofila del ranking ATP per 428 settimane (è seguito da Federer, 310, e Pete Sampras, 286) ha avuto il sostegno del pubblico di Melbourne. Molte volte lo ha avuto contro perché era lui il favorito. Lo ha sottolineato nel breve discorso nella cerimonia di premiazione. Adesso è spesso l’underdog, e ne sta apprezzando i vantaggi. Djokovic continuerà comunque a inseguire lo slam numero 25: ha la freschezza fisica e le motivazioni per provarci. Mentre Alcaraz tenterà quest’anno di ottenere il Grande Slam, il poker di trionfi che il serbo ha fallito in carriera. Gli unici a poterlo fermare sono il suo avversario di oggi e Sinner. Ci divertiremo un sacco.

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