Finalmente non piove, eppure la terra rossa del Centrale del Foro si bagna dei pianti di gioia di Simone Bolelli, di Andrea Vavassori detto “Wave”, di suo papà Davide, degli altri del team di questa coppia di bravi ragazzi. Tre ore più tardi, Jannik Sinner no, non piange: se lo facesse ogni volta che vince, non avrebbe più lacrime. In questa domenica trionfale, i record crollano come i birilli in uno strike, ma due fanno davvero la storia: dopo 82 edizioni, Bolelli-Vavassori è la prima coppia azzurra maschile ad alzare i grandi piatti d’argento degli Internazionali; Sinner si prende il sesto Masters 1000 di fila, come mai nessuno prima di lui nell’era Open.
Jannik carbura lentamente contro lo specialista del clay Casper Ruud, 27 anni, già numero 2 ATP e da domani di nuovo tra i Top 20. Il dominatore della primavera del circuito è, forse, al 90 per cento della condizione, il norvegese appare appena sotto il 100 per cento. Ma, adeguando il proprio gioco a quello quadrato dell’avversario, l’allievo di Darren Cahill e Simone Vagnozzi ne rintuzza l’immediato tentativo di fuga: tiene il centro del campo, smista palle a destra e sinistra, attende paziente l’errore dell’altro. Nonostante i rari vincenti, capitalizza l’efficienza del servizio e la predisposizione a trovare soluzioni che Ruud può solo immaginare nottetempo. Nel nono game del primo set arriva il break a favore, che difende senza rischi (6-4). Il secondo set vede il più titolato tennista del regno di Norvegia inseguire dopo che ha ceduto il turno di servizio d’apertura. Impresa improba, perché Jannik non fa concessioni. L’esito è il medesimo: 6-4, il colpo definitivo è un incrociato da destra a sinistra, micidiale, incontrollabile. Il resto è solo festa, con il presidente Sergio Mattarella (“il signor Mattarella”, lo ringrazia Jannik) e Adriano Panatta che consegnano il virtuale scettro di re tennistico di Roma, da cinque decenni in mani straniere.
Persino più equilibrata è, nel pomeriggio, la finale del doppio maschile, finita 7-6 6-7 10-3. Partenza complicata del torinese e del bolognese, subito sotto di un break e costretti ad annullare quattro palle break. Poi rientrano, salvano un set point e portano il primo parziale al tie-break, dove cancellano altri tre set point e chiudono 10-8 con uno scambio a rete da vedere e rivedere. Secondo set ancora più combattuto. Lo spagnolo Marcel Granollers e l’argentino Horacio Zeballos confermano una straordinaria resilienza da quarantenni. Bolelli e Vavassori annullano due set point nel dodicesimo gioco, ma stavolta cedono il tie-break (7-3). Tutto rinviato al super tie-break, che non ha storia: la coppia azzurra strappa il servizio tre volte, vola sul 6-1 e chiude 10-3, convertendo il primo match point. Wave si stende a terra, mani sul volto, Simone, visibilmente commosso, dedica il titolo alla mamma, con il pensiero al papà Daniele, morto poche settimane fa.
Torniamo a Jannik e al suo futuro immediato. Sette, forse otto giorni lo separano dal primo match nello stadio Philippe-Chatrier del Roland Garros. Parigi - lo ha ripetuto fin dai primi mesi della stagione - è il suo obiettivo del 2026: ora, vinti almeno una volta tutti i nove Masters 1000, vuole il titolo che gli sfuggì per un nonnulla l’anno scorso al termine della finale più discussa di sempre contro Carlos Alcaraz. Stavolta mancherà proprio lui, lo stimatissimo arcinemico murciano, fermato da un infortunio al polso. Il sudtirolese diventa così il favorito assoluto, tutto il pubblico lo aspetta al varco, ogni avversario giocherà la partita della vita contro di lui, ogni turno diventerà un piccolo referendum sulla sua tenuta.
I quesiti riguardano le riserve fisiche e mentali delle quali Jannik dispone. Nelle ultime 48 ore, Daniil Medvedev è stato avversario serissimo per due dei tre set e Casper Ruud s’è confermato uno di quei giocatori che, anche se perdenti, fanno spendere energie a iosa. Gli effetti secondari della cavalcata che ha riportato Sinner in cima al mondo sono la fatica, lo stress, l’assenza di soste. Dalla vittoria in finale a Indian Wells di metà marzo, recuperata dallo 0-4 nel tie-break del secondo set contro Medvedev, non ha più sbagliato un colpo: Miami, Montecarlo (dove ha sconfitto Alcaraz in finale), Madrid, ora Roma, trentaquattro vittorie consecutive nei Masters 1000, una serie che, nella storia più recente del circuito, nessuno ha realizzato. Due mesi e mezzo di tennis ad altissima intensità su superfici e condizioni diversissime, dal deserto californiano alle sponde Atlantico, dalla Cista Azzurra all’altura madrilena, dal cemento alla terra battuta: è la stagione più piena di soddisfazioni e, insieme, quella in cui i muscoli e la testa hanno lavorato di più.
Da domani, Sinner dovrà esercitarsi in calcoli complessi, quasi algoritmici: quante ore in campo, quante in palestra, quanti chilometri, quanto recupero, quanto sonno, quanto silenzio, quante distrazioni anti-stress. Otto giorni non sono pochi per un atleta organizzato come lui, ma nemmeno tanti. La parte difficile, da qui in poi, si decide al margine e al chiuso: nella sala massaggi, in palestra, sul tavolo del nutrizionista, nei meeting con il suo staff, con gli amici fedeli. È il tennis che meno si vede, quello che finirà per fare la differenza nella stagione del numero 1.