Se cercava conferme, Novak Djokovic ne ha trovate solo di negative nel suo ventesimo UsOpen, durato un solo giorno. La più evidente è che il suo fisico non regge le partite che superano abbondantemente le quattro ore. Il tempo non fa sconti. A fermarlo, oggi, sono lo stomaco e il mal di schiena, ma sarebbe potuto essere un malanno al ginocchio o alla spalla, chissà. Sconfitto in cinque set, 7-6 5-7 4-6 6-2 6-1, dall’argentino Mariano Navone, classe 2001, ATP 49, il serbo lascia barcollando il campo centrale che l’ha visto protagonista decine di volte. Quando entra nel tunnel degli spogliatoi, ha la testa bassa, piegata dai pensieri più che dal dolore.
Da vent’anni l’attuale numero 11 del ranking non usciva dal tabellone al debutto in uno slam: una striscia di 78 successi. Deve rinunciare al sogno di conquistare qui il suo quinto titolo americano ed è costretto a ripensare, a 39 anni e 3 mesi, al più volte ribadito progetto di gareggiare un’altra stagione al massimo livello. In confere…
Se cercava conferme, Novak Djokovic ne ha trovate solo di negative nel suo ventesimo UsOpen, durato un solo giorno. La più evidente è che il suo fisico non regge le partite che superano abbondantemente le quattro ore. Il tempo non fa sconti. A fermarlo, oggi, sono lo stomaco e il mal di schiena, ma sarebbe potuto essere un malanno al ginocchio o alla spalla, chissà. Sconfitto in cinque set, 7-6 5-7 4-6 6-2 6-1, dall’argentino Mariano Navone, classe 2001, ATP 49, il serbo lascia barcollando il campo centrale che l’ha visto protagonista decine di volte. Quando entra nel tunnel degli spogliatoi, ha la testa bassa, piegata dai pensieri più che dal dolore.
Da vent’anni l’attuale numero 11 del ranking non usciva dal tabellone al debutto in uno slam: una striscia di 78 successi. Deve rinunciare al sogno di conquistare qui il suo quinto titolo americano ed è costretto a ripensare, a 39 anni e 3 mesi, al più volte ribadito progetto di gareggiare un’altra stagione al massimo livello. In conferenza stampa - ne sono certo - farà un’analisi approfondita, come sempre, della situazione. Per ora, comunque, non mi attendo clamorosi annunci, anche perché Nole vorrà essere presente, in gennaio, agli Australian Open, il torneo che gli ha dato più soddisfazioni e titoli.
Per il resto, bisogna abituarsi a questo slam senza Jannik Sinner, che dagli Us Open del 2019 non ne saltava uno: 27 consecutivi, considerando che nel 2020 a Wimbledon non si giocò per la pandemia. Sapevamo che prima o poi sarebbe accaduto, ma solo adesso noi suiveurs del tour tennistico ce ne rendiamo conto davvero. Disertare uno slam significa, per qualsiasi giocatore o giocatrice di prima fascia, un’occasione persa di ottenere conferme: del proprio stato di forma o della superiorità rispetto a un certo avversario, della capacità di risolvere situazioni difficili o dell’efficacia delle modifiche introdotte nel proprio gioco. Le conferme e le smentite sono tutto in uno sport di solitudini che s’incrociano in campo: perché “fuori” per fortuna è altra cosa, come ha spiegato ieri Roger Federer (“non mi sono mai sentito solo”) dopo essere stato trionfalmente accolto nella Hall of Fame di Newport.
Vorremmo scrollarci di dosso, in fretta, la sensazione di incompletezza provocata dall’assenza del numero 1. In questo ci dà una mano l’esordio di prima mattina di Jasmine Paolini sul rettangolo del Louis Armstrong Stadium. La lucchese affronta Veronika Erjavec, 26 anni, 106 WTA. La slovena è chiamata a verificare le condizioni di forma della testa di serie numero 19 del torneo: Jas ha problemi fisici (come Jannik: lui a un tendine del ginocchio destro, lei al piede sinistro) che si trascinano da mesi. Emersi durante gli Internazionali d’Italia, gli effetti dell’infortunio l’avevano condizionata al Roland Garros, quando era uscita in lacrime dal campo al secondo turno contro Solana Sierra. Il fastidio l’aveva costretta anche a rinunciare al torneo di doppio da campionessa in carica con Sara Errani. Il suo ultimo match ufficiale era stato il quarto di finale a Wimbledon contro l’ucraina Marta Kostiuk, dunque non giocava da più di un mese e mezzo: per la precisione, 53 giorni. Oggi ha bisogno della conferma di essere tornata competitiva dopo la lunga sosta, e la ottiene.
Erjavec, che non è un’iradiddio, fa il suo: mobile e paziente, si prende il secondo set grazie a un passeggero calo di tensione dell’avversaria. Addirittura, Veronika ci fa temere che sia in grado di ripetersi nel terzo, durante il quale resta costantemente attaccata alla ruota di Jasmine. Alla fine, però, si disunisce e consente all’allieva di Marc Lopez, che da dieci giorni è tornato ad affiancare Sara Errani, di ritrovare fiducia nei propri colpi e, soprattutto, nelle capacità d’imporre la propria strategia di gioco. Finisce 6-3 3-6 6-4. Il sorriso di Jasmine ci rimette di buonumore ed è di evidente buon auspicio.
Infatti, quattro ore più tardi l’altra toscana in missione a New York, la fiorentina Lucrezia Stefanini, 28 anni, 119 WTA, fa un piccolo miracolo sul campo 7. Dopo le tre convincenti prove delle qualificazioni, batte in tre set l’ucraina Dayana Yastremska, classe 2000, numero 112 ma di ben altro pedigree, semifinalista agli Australian Open del 2024 ed ex numero 21 al mondo. Lucrezia conduce il primo set con ordine e lo chiude 6-3, cede il secondo 4-6, poi nel terzo infila sei game consecutivi e archivia la pratica 6-1. Non sfoggia i vincenti dell’avversaria, 8 contro 36, ma contiene gli errori non forzati, 10 contro 51, e vince i punti che pesano: 5 palle break convertite su 9. Al secondo turno, sarà derby proprio con Jasmine. Per entrambe, conferme che varranno il doppio, anche perché la rivalità tra fiorentini e lucchesi data da almeno sette secoli, da Castruccio Castracani e la battaglia di Altopascio del 1325.
Animato da un crescente ottimismo, seguo il match tra il migliore under 20 italiano, Federico Cinà, promosso con pieni voti dai tre turni di qualificazione, e Alex Michelsen, classe 2004 e numero 44 del ranking in tempo reale. In palio c’è la sfida con il vincente tra Brandon Nakashima, testa di serie numero 16, e l’argentino Sebastian Baez. La serata concede però poco: la pioggia ferma tutto sul 6-4 1-1 per l’americano. Il primo set scorre senza che nessun game arrivi ai vantaggi e si decide in volata: Michelsen tiene a 30 il servizio del 5-4, poi sfrutta la prima palla break per chiudere. Nel secondo parziale il palermitano cancella tre palle dello 0-2 e impatta sull’1-1, l’ultimo game prima della sospensione. Si riprenderà sempre sul campo 17, secondo match della seconda giornata dopo Qinwen Zheng contro Kristina Liutova, la sedicenne nata in Russia che è la più giovane del tabellone. Per Pallino, le conferme sono rimandate di un giorno.