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Darderi eliminato. Ma grazie comunque, Luciano

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La rubrica Monday’s Net. Nonostante la sconfitta, l’italoargentino si conferma una certezza del tennis italiano
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Se Alternative für Deutschland e Fronte Nazionale avessero conquistato la guida dei rispettivi paesi qualche decennio fa, Alexander Zverev - pur nato ad Amburgo - non sarebbe cittadino tedesco mentre Luciano Darderi - originario di Villa Gesell in Argentina - sarebbe addirittura un arci-italiano. Sono i paradossi dei nazionalismi sovranisti. In forza dello ius sanguinis caro sia a Ulrich Siegmund, che domenica ha trionfato in Sassonia-Anhalt, sia a Roberto Vannacci, gli immigrati e i loro figli incontrerebbero analoghi infiniti ostacoli per ottenere la cittadinanza tedesca e italiana, potrebbero solo chiederla da adulti, per naturalizzazione, una volta in grado di dimostrare di avere i requisiti richiesti (FN propone almeno vent’anni di dimora regolare, lingua italiana scritta e parlata di livello C1, nessuna condanna penale patita, aver sottoscritto una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana etc...).

Se Alternative für Deutschland e Fronte Nazionale avessero conquistato la guida dei rispettivi paesi qualche decennio fa, Alexander Zverev - pur nato ad Amburgo - non sarebbe cittadino tedesco mentre Luciano Darderi - originario di Villa Gesell in Argentina - sarebbe addirittura un arci-italiano. Sono i paradossi dei nazionalismi sovranisti. In forza dello ius sanguinis caro sia a Ulrich Siegmund, che domenica ha trionfato in Sassonia-Anhalt, sia a Roberto Vannacci, gli immigrati e i loro figli incontrerebbero analoghi infiniti ostacoli per ottenere la cittadinanza tedesca e italiana, potrebbero solo chiederla da adulti, per naturalizzazione, una volta in grado di dimostrare di avere i requisiti richiesti (FN propone almeno vent’anni di dimora regolare, lingua italiana scritta e parlata di livello C1, nessuna condanna penale patita, aver sottoscritto una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana etc...).

Il figlio della coppia dei due buoni tennisti russi arrivati in Germania oltre trent’anni fa sarebbe dunque ancora, probabilmente, straniero in patria. La logica esasperata del sangue avrebbe invece premiato Darderi: i vannacciani vogliono rafforzare la norma che consente già ora ai discendenti di emigrati italiani in Venezuela, Brasile, Argentina e altrove di ottenere subito la cittadinanza anche se nati e cresciuti all’estero. Gli altri, no: stranieri sono, stranieri restino. A vita, se possibile.

Faccio questi ragionamenti distopici (o forse no) mentre attendo che cominci il confronto tra il numero 2 e il numero 22 al mondo sul centrale dell’USTA Billie Jean King National Tennis Center. È una di quelle giornate nelle quali mi viene di pensare che sbaglio a dilettarmi con il tennis mentre al mondo succedono fatti tanto drammatici. Perdonatemi.

Eccoli, i due avversari, il tedesco e l’italiano approdati fino al quarto turno degli Us Open. Sono le nove e un quarto di sera a New York. Per imperscrutabili ragioni, il campione tedesco viene messo in campo sempre dagli organizzatori a quest’ora, più o meno. L’adrenalina fa il suo, mi godo la partita e mi diverto con un esperimento: prendo in diretta appunti vocali che poi farò elaborare dall’intelligenza artificiale generativa. Alla fine, aggiungerò il mio editing (un tempo avrei scritto: passerò il pezzo). Vediamo cosa ne esce.

L’impatto di Luciano Darderi con la notte dell’Arthur Ashe è diverso da quello che si augurava. Lui ricordava lo Zverev battuto a Roma in maggio, ma il giocatore che si trova davanti è un altro: di mezzo c’è stato il Roland Garros e Sascha, 29 anni, è entrato nella seconda fase della carriera, quella che lo vede finalmente titolare di un successo in uno slam. Non è la prima volta di Darderi su questo campo: l’esordio risale al terzo turno dell’Us Open 2025 contro l’allora numero 2 del mondo Carlos Alcaraz, sconfitta per 6-2 6-4 6-0 e applausi all’uscita.

Zverev è subito implacabile, lucidissimo, consapevole fino in fondo di una forza che lo rende il candidato più autorevole alla vittoria finale a Flushing Meadows. Poco alla volta Luciano, 24 anni, entra in partita e nell’ottavo game ha perfino la chance di recuperare uno dei servizi ceduti in avvio. È solo un assaggio di quello che il match potrebbe essere e finora non è. Incassato il 6-2 d’avvio, il copione non cambia nel secondo set. Il linguaggio del corpo di Sascha parla chiaro, controlla gli scambi con relativa sicurezza. Darderi, di nuovo sotto 4-0, appare frustrato: cercando di imprimere più efficacia ai propri colpi, finisce spesso fuori misura. Il pubblico dell’Arthur Ashe vorrebbe vedere una partita non a senso unico e sostiene il ragazzo di Villa Gesell con grande partecipazione. Lui lo accontenta a tratti, come nel quinto game, tre prodezze, la prima sottorete e poi due ace. Ma il risultato è un altro 6-2.

Bisogna dare atto a Luciano di non demoralizzarsi nonostante la serata di Zverev in grande spolvero: è meno spumeggiante di qualche anno fa, ma di una regolarità impressionante.

(afp)

Nel terzo set Darderi migliora il rendimento al servizio e, non avendo più nulla da perdere, gioca senza tensione. Dal suo angolo il padre e coach Gino gli trasmette l’idea che la partita non sia segnata. Accanto a lui la fidanzata Catalina: “Una ragazza splendida, dolce e tranquilla, che mi trasmette tanta serenità”, ha raccontato Luciano di recente. Il suo set diventa appassionante: se, avanti 5-4 alla risposta non punge come vorrebbe, sul 5 pari è bravissimo e spettacolare ad annullare quattro palle break che manderebbero Zverev a servire per il match. Nel tie-break, un diritto in rete al termine di uno scambio durissimo lo condanna: il tedesco chiude i conti con un ace (7-3).

Per un lungo tratto non sembrava esserci partita, poi Luciano l’ha fatta diventare tale: ci ha messo il cuore, ora se ne va da New York sereno e persino soddisfatto, con tre vittorie importanti e un terzo set giocato oggi alla pari con l’atleta più continuo della stagione, l’unico con Jannik Sinner ad avere già il posto assicurato alle Finals torinesi.

Il pubblico saluta Luciano in piedi. È ormai una certezza del tennis italiano, e il suo desiderio dichiarato di giocare la Coppa Davis è un dato di cui il capitano Filippo Volandri deve tenere conto. Restano sei giorni di slam senza azzurri in tabellone: non ci eravamo più abituati, l’assenza di Jannik si fa sentire davvero, adesso.

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