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E ora Infantino rischia di rivincere

(reuters)
La rubrica Spycalcio
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Un assist importante per Gianni Infantino, 56 anni, che ora punta ad essere rieletto il prossimo anno alla guida della Fifa, 211 Paesi, più dell'Onu. Lo sceicco Salman bin Ebrahim Al Khalifa, presidente della Confederazione calcistica asiatica (AFC), ha appoggiato infatti la candidatura di Infantino, ricucendo un'alleanza un tempo incrinata. Giovedì lo sceicco Salman aveva infatti accuratamente evitato di schierarsi nella corsa alla presidenza della Fifa, dichiarando ai rappresentanti asiatici: "Non siamo contro nessuno e non siamo a favore di nessuno". Eppure venerdì quella neutralità aveva lasciato il posto ad un'approvazione inequivocabile. Con Infantino presente al congresso di Tokyo, il presidente dell'AFC ha dichiarato: "Ribadiamo il nostro pieno impegno a sostenere lei e la sua leadership nella ricerca di un nuovo mandato (il quarto, ndr) come presidente della Fifa. Come famiglia asiatica, siamo pronti ad andare avanti, uniti nel nostro sostegno a te, Gianni...", ha dichiarato l'amministratore del Bahrein.

Il presidente della Fifa si era scusato di recente con il consiglio mondiale, composto da 37 membri e da lui presieduto, per gli "errori" commessi nello sviluppo della proposta per i diritti commerciali della Coppa del Mondo, del valore di 4,2 miliardi di dollari, il progetto FIFA Forward Enterprise ampiamente criticato. Tuttavia, l'appoggio del presidente dell'Afc non si traduce automaticamente in 46 voti (le Isole Marianne Settentrionali non votano). Il presidente della Federazione calcistica giapponese, Tsuneyasu Miyamoto, ha avvertito che il Giappone non ha ancora deciso la propria posizione. La Giordania è contro Infantino. Anche la Uefa e la Concacaf sono apertamente contro il dirigente italo-svizzero. Ma l'Africa è compatta al suo fianco, e pesa più dell'Europa. Ceferin si ricandida per la Uefa. Non si sa ancora che ci sarà alla Fifa ( le candidature si chiudono il 18 novembre) contro Infantino: forse Wenger, Vega, Montagliani . Pesi leggeri. Secondo i bookmakers l'attuale n.1 della Fifa ha l'80 per cento di possibilità di essere riconfermato alle elezioni di marzo del prossimo anno a Rabat. Circa 100 Paesi sarebbero già con lui. E' stato eletto la prima volta il 6 febbraio 2016, la sua è una dittatura (sportiva), si è fatto largo dando soldi a tutti, soprattutto alle Federazioni minori. Ora prevede un programma di investimenti da 6,35 miliardi di dollari per lo sviluppo del calcio tra il 2027 e il 2030. Sono 25 milioni dollari per Federazione in un quadrienno, si comincia a pagare, guarda caso, proprio dal 2027 a ridosso delle elezioni. In più Infantino ora ha l'appoggio di molti Paesi arabi, dollari garantiti dagli sceicchi per la campagna elettorale…

Infantino è sicuro di poter contare sul sostegno della "stragrande maggioranza". "Non è semplice far convergere punti di vista differenti sotto lo stesso tetto e non c'è nulla di male nel non essere d'accordo. Accade ogni giorno in tantissimi Paesi del mondo ed è lecito avere opinioni diverse, ma poi bisogna essere in grado di andare avanti".Infantino sottolinea che lui e la Fifa "stanno facendo del loro meglio, poi ci sta che alcune cose possano essere state fatte in maniera forse meno positiva". Nessuna intenzione quindi di fare un passo indietro.

Abodi: “Le sfide olimpiche vanno lanciate nel momento giusto”

"Io penso che le sfide olimpiche e paralimpiche vadano lanciate nel momento giusto, avendo chiarito i ruoli e anche le risorse che devono essere messe a disposizione. Per il 2036 la scelta verrà fatta nel 2029 e tra poche settimane (31 ottobre, ndr) si deve chiudere necessariamente un dossier. Io penso che prima di parlarne sia opportuno incontrarci e vedere come poter costruire una candidatura vincente". Lo ha spiegato il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, parlando a margine della seconda e ultima giornata di 'Le Sfide', appuntamento organizzato nella sede di Acen a Napoli da Spin Factor. "Non siamo nella condizione, per come ci siamo abituati negli ultimi anni, di candidarci senza avere una buona percentuale di successo – dice Abodi -. Dopodiché i dossier olimpici e paralimpici sono anche dossier di trasformazione delle città, quindi sono cose che si fanno insieme con il Coni, il governo nazionale e il governo dei territori. Quando sarà giusto parlarne? È sempre il momento buono - spiega il ministro - Dobbiamo mettere all'ordine del giorno la questione, è un tema serio al quale bisogna dare certamente risposte affidabili". Per il 2036 ci sono sette Paesi candidati, Roma dovrà pensare al futuro. Mercoledì prossimo Abodi vedrà Malagò che poi andrà alle Olimpiadi giovanili di Dakar 2026.

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