Nazionale, c’è un problema. Per vincere le partite bisogna dribblare, fare gol, difendere come si deve. Ma questo lo possono fare solo i giocatori. Identità, appartenenza, amore per la maglia, prendere questo o quell’allenatore: sono tutte cose fantastiche, ma per vincere bisogna fare più gol degli altri. La squadra italiana è composta da ragazzi volonterosi, bravissimi, ma un po’ meno bravi di quelli delle nazionali avversarie che, va detto, non erano Brasile, Argentina, Francia o Spagna.
Svezia, Romania. Irlanda del Nord: tradizione non inferiore alla Norvegia
E questo è molto preoccupante, perché il rischio di non andare ai Mondiali è concreto. La Norvegia è una buona squadra, per amor del cielo, ma attenzione: la tradizione di Svezia, Romania e Irla…
Nazionale, c’è un problema. Per vincere le partite bisogna dribblare, fare gol, difendere come si deve. Ma questo lo possono fare solo i giocatori. Identità, appartenenza, amore per la maglia, prendere questo o quell’allenatore: sono tutte cose fantastiche, ma per vincere bisogna fare più gol degli altri. La squadra italiana è composta da ragazzi volonterosi, bravissimi, ma un po’ meno bravi di quelli delle nazionali avversarie che, va detto, non erano Brasile, Argentina, Francia o Spagna.
Svezia, Romania. Irlanda del Nord: tradizione non inferiore alla Norvegia
E questo è molto preoccupante, perché il rischio di non andare ai Mondiali è concreto. La Norvegia è una buona squadra, per amor del cielo, ma attenzione: la tradizione di Svezia, Romania e Irlanda del Nord (tanto per citare le tre sicure che ci capiteranno nella semifinale play-off, in attesa di Galles-Macedonia del Nord) non è da meno di quella dei norvegesi. Altra cosa. Ho sentito dire che l’attacco è il punto di forza della Nazionale. Vero, ma potenzialmente. Poi però devo constatare che Retegui gioca in un campionato discutibile come quello dell’Arabia, che non può arricchirlo dell’esperienza necessaria per arrivare tra primi centravanti al mondo. Pio Esposito è un ragazzo di 20 anni che deve maturare, anche se poi il sono il primo a dire che deve giocare. Poi c’è Kean, che è ultimo con la Fiorentina e un incursore come Frattesi che all’Inter fa panchina.
Correre in fretta ai ripari
Cosa bisogna fare. Frasi del tipo “non di dimetto, non è colpa mia” ecc. lasciano il tempo che trovano. Ci vuole un progetto che da qui a dieci anni faccia tornare i giovani forti come 20 anni fa. Nel 2006 in Germania avevamo un sacco di campioni e infatti abbiamo vinco il mondiale. E andando ancora indietro nel tempo, se Bettega e Graziani avessero perso in quel mondo con la Norvegia, si sarebbe evocato il fantasma della Corea. Ora io non voglio affossare la Norvegia, anzi il loro livello si è alzato notevolmente negli anni mentre il nostro si è abbassato. Bisogna capire insieme alle società cosa fare per far tornare i giovani italiani in campo, anche perché se non giocano non capiremo mai quanto sono forti. Prendiamo ad esempio squadre come Verona, Cremonese, Sassuolo: una volta le grandi tradizionali mandavano lì i loro giovani talenti per poi riprenderseli dopo un adeguato periodo di esperienza. Adesso invece in queste squadre ci sono solo stranieri.
La Nazionale è un orgoglio per tutti
Serve che Figc e Lega di Serie A affrontino il problema in maniera seria. Ma non è semplice. I presidenti dei club non fanno altro che lamentarsi se un giocatore va in nazionale e torna acciaccato. Ma devono capire che i mondiali sono un vanto per tutto il movimento, che non è possibile solo pensare ai soldi. Se continuiamo così però i giocatori forti non arriveranno. E magari continueremo a comprarli in Francia, dove ne hanno tanti di buon livello, per farli giocare nel nostro campionato. Insomma, bisogna cambiare registro. Servirà tempo per risollevare la situazione, ma bisogna muoversi subito.