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Rugby, la Fir vara la 'rivoluzione' giovanile

Nonostante i successi nel Sei Nazioni e l'interesse crescente, il movimento ovale italiano non è riuscito a costruire una solida base di praticanti. Ora la Federazione corre ai ripari: saranno create otto accademie federali under 18 e 32 centri di formazione under 16
di MASSIMO CALANDRI

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ROMA - La prima vittoria nel Sei Nazioni è di tredici anni fa. Ma da allora, nonostante le straordinarie disponibilità economiche - è la seconda Federazione per bilancio, dopo il calcio - e la passione degli sportivi italiani, che vinte le diffidenze hanno cominciato a portare i loro bambini sui campi da rugby, il movimento ovale italiano non è riuscito a costruire una solida base di praticanti. Resta un ibrido, un iceberg bizzarro: emerge la punta lucente (la Nazionale), ma sott'acqua non c'è nulla o quasi. Tanto per dirne una: la nuova apertura della squadra azzurra è un atleta nato in Argentina 32 anni fa, Alberto Di Bernardo. E la nostra Under 20, il meglio delle ricche Accademie, in questi giorni si batte con Cile, Portogallo, Namibia: nella seconda fascia mondiale. Per cercare di venire a capo di questo mezzo disastro, il consiglio federale della Fir ha ufficializzato la nuova struttura di formazione giovanile d'alto livello del movimento italiano. Una rivoluzione con un punto interrogativo finale.

Le nuove Accademie. Nuove Accademie federali U18 e i Centri di formazione U16 presso i club. L'Accademia U19 "Ivan Francescato che si trasferisce da Tirrenia a Parma. Otto accademie federali U18 che avranno sede a Torino, Milano, Remedello (Bs), Mogliano Veneto (Tv), Prato, Roma, Catania ("rimane da definire la logistica della struttura per la Regione Campania", precisa la Fir) e di un progetto sperimentale di Accademia giornaliera a Rovigo. Trentadue Centri di Formazione U16 dalla prossima stagione sportiva, 23 presso club identificati dopo un attento processo di selezione e 9 aggregati alle Accademie U18. "Crediamo fortemente che questa nuova struttura - dice il presidente Alfredo Gavazzi - capace di coinvolgere attivamente le società di tutto il territorio italiano nello sviluppo dell'alto livello giovanile, possa rappresentare un ideale percorso formativo che sia funzionale all'innalzamento della qualità degli atleti per la Nazionale, il RaboDirect Pro12 ed i campionati, con ricadute positive per l'intero movimento".

Rugby e scuola. Il progetto parte dalla formazione ogni anno di mille ragazzi con meno di 16 anni nei Centri (frequentati dai ragazzi del club di riferimento e delle società vicine): al secondo anno, 130-140 di loro saranno invitati ad entrare nelle nuove 9 Accademie U18, dove potranno restare per due stagioni seguiti direttamente dalla Fir. "A questi giovani e ai genitori che ce li affidano garantiremo che il percorso scolastico sarà simile, in tutto e per tutto, a quello che vivrebbero rimanendo in famiglia: tutti i ragazzi frequenteranno scuole statali, sia per le Accademie U18 che per la struttura nazionale di Parma", spiega Gavazzi.

"Un lungo percorso". Le Accademie U18 saranno impegnate, nel corso della stagione, in uno speciale torneo a loro riservato e che rappresenterà un fondamentale momento di verifica del lavoro svolto. Gli atleti coinvolti continueranno regolarmente a partecipare con le rispettive società di appartenenza al campionato Under 18. Il percorso verso l'alto livello - dicono alla Fir - proseguirà con l'identificazione, tra gli atleti al secondo anno delle Accademie U18, dei giocatori da inserire nell'Accademia Nazionale di Parma per la loro ultima stagione di sviluppo: "A Parma si finalizzerà la prima parte della formazione del giocatore d'élite dal punto di vista tecnico e fisico e dell'uomo, dal punto di vista scolastico, con il conseguimento del diploma superiore. Sarà la conclusione di un percorso umano e sportivo sviluppato da Fir con il coinvolgimento della base, e l'inizio di una carriera sportiva di alto livello che avrà nell'approdo nel Campionato d'Eccellenza e nel possibile coinvolgimento con l'Italia Emergenti il naturale proseguimento del processo formativo". Nessuna parola sui 'professori' di rugby, che visti i risultati rappresentano il punto dolente degli ultimi anni: chi insegnerà agli insegnanti?
 
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