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Rugby, Bergamasco: "Papa Francesco poche cianfrusaglie, tanta sostanza: è un rugbista"

L'azzurro festeggia i 15 anni in nazionale. Venerdì udienza in Vaticano prima della sfida all'Olimpico di Roma contro l'Argentina: "Non vedo l'ora e anche se non ha mai giocato è uno di noi''
di MASSIMO CALANDRI

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ROMA - Huddersfield, West Yorkshire, il cuore dell'Inghilterra ovale: Mauro Bergamasco ci ha debuttato in azzurro segnando due mete all'Olanda nelle qualificazioni mondiali, sono giusto 15 anni e l'anniversario di oggi fa della terza linea padovana il giocatore più longevo dell'Italrugby.
 
Per festeggiare, un arcobaleno di lividi.
"La partita di sabato a Cremona con le Fiji è stata durissima. Sono un po' più grossi della media e molto veloci, difficile giocarci contro: li avevamo studiati per bene, ma quando sei in campo è diverso. Però siamo stati presenti, fisicamente. Abbiamo pagato caro alcuni errori".

Brunel sta sperimentando una nuova difesa, tutta basata sull'anticipo.
"Non è uno stravolgimento del nostro modo di giocare: è una evoluzione, dobbiamo abituarci. Ci piace. Si tratta di rubare lo spazio all'avversario per metterlo in difficoltà: ma più cerchi di essere efficace nel dettaglio, maggiori sono le possibilità di sbagliare. E gli altri non ti perdonano".

Due anni fa il disastroso match di Dunedin con l'Irlanda: fuori dai Mondiali. E addio all'azzurro per Bergamauro, si diceva.
"Doveva essere la mia ultima partita. Tornando in Italia, le prospettive erano poche. Qualcuno mi dava già in un club di dilettanti. Invece no. Ho sempre voluto giocare ad alto livello, se continuo lo faccio al 100%: è arrivata l'opportunità giusta, e poi Brunel in Nazionale. Mi sono fatto trovare pronto".

Mirco, il fratello minore, gioca in Eccellenza con Rovigo. Niente più Nazionale, almeno per ora. Lui sabato era in tv a 'Ballando con le stelle', Mauro sotto la doccia dopo un test-match.
"Ha fatto bene, nel fine settimana non giocava e allora perché no? Ho visto il filmato il giorno dopo: che bravo. Siamo personaggi pubblici, possiamo dare una bella immagine del nostro sport. Ma quando ci invitano, io lo preciso subito: siamo degli atleti ancora in attività, prima viene il rugby".

Uno sport che in questi 15 anni è cambiato.

"Sono quasi due discipline diverse. Sono cambiate la tecnica, le regole, la preparazione atletica, persino la morfologia dei giocatori: ora è tutto più veloce, più difficile. Ma l'Italia ha continuato a crescere, se qualcuno storce il naso è perché non capisce che anche le altre squadre hanno fatto da gigante. Troppo facile, limitarsi a guardare i risultati: adesso però ce la giochiamo alla pari con tutti. Oggi abbiamo dei giovani italiani molto bravi: a Cremona hanno giocato Campagnaro, Iannone, il povero Morisi che spero recuperi presto dall'infortunio".

E Tommaso Allan, l'apertura del futuro.
"Ho avuto la fortuna di giocare con suo padre, a Padova. Certo, a raccontarlo fa sorridere: ma non dite che sono vecchio, prego. Ho 34 anni, ma me ne sento molti di meno".

Sabato la sfida all'Olimpico con i Pumas argentini.
"Strana partita, quella con i 'cugini'. Ci conosciamo alla perfezione. Vengono da una sconfitta pesante con il Galles, vorranno vincere. Ma anche noi. Siamo responsabili della crescita e del successo del nostro movimento".

Venerdì l'udienza col Papa, le due squadre insieme davanti a Bergoglio. Che dicono abbia giocato a rugby, da ragazzo.
"Sono credente e non vedo l'ora di incontrarlo. Ci darà una carica incredibile. Non ho idea se il Papa abbia giocato, ma da quando lo conosco so che ha messo da parte le cianfrusaglie e si è dedicato solo alla sostanza: per me è un rugbista, e basta".
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