ROMA - Grigia di lividi e inquietudini, l'Italrugby affronta la quindicesima edizione del Sei Nazioni. La più difficile di sempre. Dopo l'elettrica edizione passata - vittorie all'Olimpico su Francia e Irlanda, la bella prova di Twickenham - sarà quasi impossibile fare meglio, con l'infermeria affollata e reduci dalle desolanti prove negli ultimi test-match. Ma il ct Jacques Brunel giura che no, l'obiettivo sono tre successi. E Alfredo Gavazzi, presidente Fir, si augura un Grande Slam - cinque trionfi su cinque! - con entusiasmo un po' troppo naif. Gli azzurri in realtà scommettono tutto sull'impegno romano con la Scozia del 22 febbraio: il solo realisticamente alla loro portata. Poi fantasticano innocenti il primo scalpo inglese nell'altro appuntamento casalingo, 15 marzo. Cosa riserveranno loro le trasferte di Cardiff, Parigi e Dublino? Tre sconfitte, con ogni probabilità. Però attenzione: perché la Banda Brunel ci ha già piacevolmente sorpreso.
Il ritorno di Minto. Da più di due anni l'Italia ha imparato ad "osare" grazie all'Omino coi Baffi e muovendo da una difesa aggressiva, in anticipo, protagonisti Minto e Favaro. Persi quei due per infortunio, i ragazzi di Brunel si sono smarriti. Il quasi miracoloso rientro di Francesco Minto - giocherà almeno un tempo nell'esordio gallese - può essere letto come un segno del destino? Non è il caso di illudersi. Oggi la coperta è cortissima nella linea arretrata - orfana di Masi, Venditti, Canale, Morisi - tanto che è stato ripescato Mirco Bergamasco, il più giovane dei due fratelli, altrimenti destinato ad un onorevole tramonto a Rovigo. In mischia ha detto addio il "Barone" Lo Cicero. Le nuove regole sull'ingaggio hanno penalizzato i giocatori italiani, che solo nelle ultime partite di lega celtica pare abbiano ripreso fiducia: se non ritrova i suoi avanti, soprattutto nelle fasi ordinate, l'Italrugby è perduta.
La novità Allan. La mediana è l'eterno tallone d'Achille azzurro. Manca un mediano di mischia di livello internazionale: Gori non matura, Botes ha perso smalto. Tebaldi agli Ospreys ha riacquistato sostanza, ma si è fatto male e non ci sarà. La vera novità potrebbe arrivare dal numero 10: ci sono buone ragioni per credere che Orquera - bravo in attacco, leggero in difesa - possa lasciare la maglia di titolare al ventenne italo-scozzese Allan. Sarà una buona idea affidarsi ad un ragazzino che non trova spazio nella sua squadra di club, il Perpignan? Con l'infortunio di Masi, forse disponibile dal terzo turno, McLean è lieto di tornare al ruolo che preferisce. All'ala è tempo che Sarto faccia vedere di che pasta è fatto. Un altro ventenne (Campagnaro) sarà chiamato a dare il suo contributo. Trequarti giovani ed entusiasti. Certo che a leggere il curriculum degli avversari diretti, viene la depressione.
Un calendario carogna. Il calendario è carogna: si comincia sabato 1 febbraio con i campioni in carica del Galles, poi una settimana dopo a Parigi, dove la Francia vuole vendicarsi della lezione subita all'Olimpico e culminata nella storica meta di Castrogiovanni. Due rovesci potrebbero appesantire ulteriormente il morale azzurro. Un sabato di sosta, quindi la sfida decisiva a Roma con la Scozia che in estate ha vinto l'ultimo scontro diretto. Se a marzo a Dublino affrontano la stessa Irlanda che due mesi fa stava per battere gli All Blacks, per gli azzurri sono dolori. Quindi l'ultimo turno all'Olimpico, avversaria l'Inghilterra: l'occasione d'una apoteosi sportiva o di una resa ovale senza condizioni?
Il torneo in chiaro. Il Sei Nazioni torna visibile in chiaro grazie a DMax, che ha preso i migliori telecronisti in circolazione (Antonio Raimondi, Vittorio Munari, Daniele Piervincenzi) e con lo chef Rubio - una terza linea passata ai fornelli - sta cercando di guadagnare pubblico prima del calcio d'inizio, ma chissà se quella è la formula giusta. Sky ha preferito passare la mano. Mediaset copre le partite celtiche, ma lo share è risibile: le nostre franchigie non fanno audience e tra poco finisce che ci mettono alla porta dalle competizioni internazionali per club, non basteranno i derby italiani per crescere. Allora non resta che aggrapparsi ancora una volta all'Italrugby. E sperare in un'altra, sporca, ultima meta.
Il ritorno di Minto. Da più di due anni l'Italia ha imparato ad "osare" grazie all'Omino coi Baffi e muovendo da una difesa aggressiva, in anticipo, protagonisti Minto e Favaro. Persi quei due per infortunio, i ragazzi di Brunel si sono smarriti. Il quasi miracoloso rientro di Francesco Minto - giocherà almeno un tempo nell'esordio gallese - può essere letto come un segno del destino? Non è il caso di illudersi. Oggi la coperta è cortissima nella linea arretrata - orfana di Masi, Venditti, Canale, Morisi - tanto che è stato ripescato Mirco Bergamasco, il più giovane dei due fratelli, altrimenti destinato ad un onorevole tramonto a Rovigo. In mischia ha detto addio il "Barone" Lo Cicero. Le nuove regole sull'ingaggio hanno penalizzato i giocatori italiani, che solo nelle ultime partite di lega celtica pare abbiano ripreso fiducia: se non ritrova i suoi avanti, soprattutto nelle fasi ordinate, l'Italrugby è perduta.
La novità Allan. La mediana è l'eterno tallone d'Achille azzurro. Manca un mediano di mischia di livello internazionale: Gori non matura, Botes ha perso smalto. Tebaldi agli Ospreys ha riacquistato sostanza, ma si è fatto male e non ci sarà. La vera novità potrebbe arrivare dal numero 10: ci sono buone ragioni per credere che Orquera - bravo in attacco, leggero in difesa - possa lasciare la maglia di titolare al ventenne italo-scozzese Allan. Sarà una buona idea affidarsi ad un ragazzino che non trova spazio nella sua squadra di club, il Perpignan? Con l'infortunio di Masi, forse disponibile dal terzo turno, McLean è lieto di tornare al ruolo che preferisce. All'ala è tempo che Sarto faccia vedere di che pasta è fatto. Un altro ventenne (Campagnaro) sarà chiamato a dare il suo contributo. Trequarti giovani ed entusiasti. Certo che a leggere il curriculum degli avversari diretti, viene la depressione.
Un calendario carogna. Il calendario è carogna: si comincia sabato 1 febbraio con i campioni in carica del Galles, poi una settimana dopo a Parigi, dove la Francia vuole vendicarsi della lezione subita all'Olimpico e culminata nella storica meta di Castrogiovanni. Due rovesci potrebbero appesantire ulteriormente il morale azzurro. Un sabato di sosta, quindi la sfida decisiva a Roma con la Scozia che in estate ha vinto l'ultimo scontro diretto. Se a marzo a Dublino affrontano la stessa Irlanda che due mesi fa stava per battere gli All Blacks, per gli azzurri sono dolori. Quindi l'ultimo turno all'Olimpico, avversaria l'Inghilterra: l'occasione d'una apoteosi sportiva o di una resa ovale senza condizioni?
Il torneo in chiaro. Il Sei Nazioni torna visibile in chiaro grazie a DMax, che ha preso i migliori telecronisti in circolazione (Antonio Raimondi, Vittorio Munari, Daniele Piervincenzi) e con lo chef Rubio - una terza linea passata ai fornelli - sta cercando di guadagnare pubblico prima del calcio d'inizio, ma chissà se quella è la formula giusta. Sky ha preferito passare la mano. Mediaset copre le partite celtiche, ma lo share è risibile: le nostre franchigie non fanno audience e tra poco finisce che ci mettono alla porta dalle competizioni internazionali per club, non basteranno i derby italiani per crescere. Allora non resta che aggrapparsi ancora una volta all'Italrugby. E sperare in un'altra, sporca, ultima meta.