CARDIFF - Piove. E allora mettono il coperchio al calderone, trasformando il Tempio in un Inferno. Domani (ore 15:30, diretta repubblica.it) Si giocherà al coperto, il tetto al Millenium Stadium che amplifica le voci degli ottantamila vestiti di rosso, quello struggente inno gaelico - Hyan Wlad Fy Nhadau, in inglese The land of my fathers, la terra dei miei avi - che quando lo ascolti tremi tutto per l'emozione. La giovane Italia di Jacques Brunel, con tre ventenni nei trequarti e uno è addirittura all'esordio, avrà bisogno di un cuore grosso così, prima ancora che di gambe e di braccia d'acciaio. Sarà un bolgia, perché il rugby è l'orgoglio di tutta questa nazione, la sola occasione per battere gli odiati inglesi e per farsi rispettare dal mondo intero. Sid Going, pastore mormone e mediano di mischia All Blacks lo ha spiegato bene: "In Galles non puoi battere i gallesi. Mai. Al massimo, puoi fare più punti di loro". E domani i Dragoni non vogliono solo vincere. Vogliono dimostrare di essere una delle squadre più forti della storia. Vogliono conquistare la terza edizione consecutiva del Sei Nazioni. Vogliono partire subito fortissimo, non come l'anno scorso che nella partita inaugurale giocarono un orribile primo tempo, ma poi recuperarono con gli interessi.
Parisse: "Respirare rugby" - "Giovedì sera ho parlato ai più giovani. Gli ho detto che devono pensare solo a dare tutto. Ci devono mettere entusiasmo, gioia. Desiderio di essere lì, di giocare, di vivere un'occasione straordinaria. Di respirare rugby. Noi saremo al loro fianco, hanno tutta la nostra fiducia. E se qualcuno sbaglia, non importa. Sbaglieremo tutti insieme". Sergio Parisse carica gli azzurri da vero capitano. "Ci sarà una pressione enorme, fin dall'inizio. Ma noi non abbiamo paura. Abbiamo detto di sì alla proposta di coprire lo stadio". La pioggia e il fango avrebbero forse favorito chi gioca in difesa. "Ma noi abbiamo l'ambizione di costruire, di attaccare. Di fare rugby", taglia corto.
"Come a Londra un anno fa" - "Ci vuole una partita come quella dello scorso anno a Twickenham, quando l'Inghilterra non marcò neppure una meta". E l'Italia sfiorò l'impresa. "Dobbiamo essere aggressivi in difesa, metterli sotto pressione, costringerli all'errore". Ma nelle ultime partite gli azzurri hanno placcato poco e male. "Ci sono stati tanti errori individuali, dobbiamo ritrovare compattezza, quella solidarietà che è il nostro punto di forza. Fiducia, organizzazione: vietato perdere l'uno contro uno".
"Credete in noi" - Ma il pericolo viene proprio dagli scontri diretti. Angelo Esposito, ventenne all'esordio assoluto, se la vedrà con una montagna di muscoli e velocità: George North, come un Jonah Lomu bianco. E poi c'è un altro ventenne, Tommaso Allan, all'apertura. E un altro ancora, Michele Campagnaro, secondo centro: dovrà placcare anche i fili d'erba. "I trequarti gallesi possono fare la differenza, è vero. Ma noi abbiamo lavorato bene, per i ragazzi è una sfida straordinaria. In mischia faremo di tutto per dare una mano alle linee arretrate. C'è fiducia. Credete in noi, non vi deluderemo".
La festa di una nazione - Il Galles si prepara all'evento, 130.000 persone sono attese nel centro città: i 50.000 senza biglietto si chiuderanno nei pub davanti ai televisori. Una giornata che per tutti inizia nello stesso modo: colazione abbondante (ascoltando Tom Jones e Shireley Bassey) perché poi c'è da mettere in pancia una media di cinque pinte di birra a testa, quindi in marcia verso il Millenium. E quell'inno da brividi. Comincia la festa, gli azzurri non si tireranno indietro.
Parisse: "Respirare rugby" - "Giovedì sera ho parlato ai più giovani. Gli ho detto che devono pensare solo a dare tutto. Ci devono mettere entusiasmo, gioia. Desiderio di essere lì, di giocare, di vivere un'occasione straordinaria. Di respirare rugby. Noi saremo al loro fianco, hanno tutta la nostra fiducia. E se qualcuno sbaglia, non importa. Sbaglieremo tutti insieme". Sergio Parisse carica gli azzurri da vero capitano. "Ci sarà una pressione enorme, fin dall'inizio. Ma noi non abbiamo paura. Abbiamo detto di sì alla proposta di coprire lo stadio". La pioggia e il fango avrebbero forse favorito chi gioca in difesa. "Ma noi abbiamo l'ambizione di costruire, di attaccare. Di fare rugby", taglia corto.
"Come a Londra un anno fa" - "Ci vuole una partita come quella dello scorso anno a Twickenham, quando l'Inghilterra non marcò neppure una meta". E l'Italia sfiorò l'impresa. "Dobbiamo essere aggressivi in difesa, metterli sotto pressione, costringerli all'errore". Ma nelle ultime partite gli azzurri hanno placcato poco e male. "Ci sono stati tanti errori individuali, dobbiamo ritrovare compattezza, quella solidarietà che è il nostro punto di forza. Fiducia, organizzazione: vietato perdere l'uno contro uno".
"Credete in noi" - Ma il pericolo viene proprio dagli scontri diretti. Angelo Esposito, ventenne all'esordio assoluto, se la vedrà con una montagna di muscoli e velocità: George North, come un Jonah Lomu bianco. E poi c'è un altro ventenne, Tommaso Allan, all'apertura. E un altro ancora, Michele Campagnaro, secondo centro: dovrà placcare anche i fili d'erba. "I trequarti gallesi possono fare la differenza, è vero. Ma noi abbiamo lavorato bene, per i ragazzi è una sfida straordinaria. In mischia faremo di tutto per dare una mano alle linee arretrate. C'è fiducia. Credete in noi, non vi deluderemo".
La festa di una nazione - Il Galles si prepara all'evento, 130.000 persone sono attese nel centro città: i 50.000 senza biglietto si chiuderanno nei pub davanti ai televisori. Una giornata che per tutti inizia nello stesso modo: colazione abbondante (ascoltando Tom Jones e Shireley Bassey) perché poi c'è da mettere in pancia una media di cinque pinte di birra a testa, quindi in marcia verso il Millenium. E quell'inno da brividi. Comincia la festa, gli azzurri non si tireranno indietro.