ROMA - Una franchigia, un superclub, un'accademia del rugby: un grande progetto coltivato in quello che è il paradiso ovale - e dintorni - d'Italia, partendo dal basso ed rievocando suo malgrado un nome storico che mette i brividi a tutti i tifosi di questo sport, quello dei Dogi. Un gruppo di appassionati di rugby, ex giocatori, tecnici e professionisti di aree diverse, sta lavorando da mesi con l'obiettivo di mettere in movimento il movimento rugbistico dell'area del Triveneto. Ed esce ora allo scoperto. "Siamo completamente estranei alle logiche politiche e di campanile", dice l'ex Nazionale Manrico Marchetto, a cui si deve l'idea iniziale nata dalle conversazioni con un gruppo di amici di lunga data, tutti inguaribilmente contagiati dal virus del rubgy. "Il nostro è un progetto che parte dal basso e punta al massimo coinvolgimento degli appassionati, delle realtà locali, degli imprenditori, delle istituzioni sportive e non: di chiunque voglia impegnarsi con noi, insomma, senza escludere nessuno".
La filosofia dell'iniziativa si muove - spiega Marchetto - "nella logica della più leale collaborazione con gli organismi di governo del movimento rugbistico e della cooperazione con le società sportive del nostro territorio". E proprio dalle società sportive, quelle piccole e quelle grandi, parte il tour che Marchetto e gli altri - fra loro, il referente amministrativo Walter Bernardi, trevigiano, e il referente tecnico Marco Rangone, veronese, allenatore al Rugby Club Valpolicella - stanno cominciando in queste ore. "Sta partendo una serie di incontri", prosegue Marchetto, "per proporre alle società la nostra visione e ascoltare da loro quali sono le loro necessità e le loro idee per contribuire a creare dal basso un progetto che vogliamo riporti la nostra tradizione rugbistica ai livelli più alti della storia gloriosa del territorio triveneto". L'esperienza e i contatti con le società, d'altra parte, non mancano: "Ho cominciato con l'Under 9 al Cus Verona Rugby quando per i giovanissimi al Cus non c'era nulla", racconta Rangone. "Ho allenato via via le giovanili fino all'Under 16, e mi sono impegnato con l'Under 15 e Under 11 della gloriosa società irlandese del Garryowen, nel Munster. Penso di saper comprendere con facilità i bisogni, le aspettative e i sogni dei club".
E un sogno ce l'ha anche Bernardi: "Vogliamo riunire, tutto insieme, quello che a me piace chiamare "il popolo del rugby", coinvolgerlo fin dapprincipio, ascoltarlo, dargli voce diventando forti e vincenti insieme a tutta quella gente che in queste nostre tre regioni ha fatto grande il nostro sport". "Ci piacerebbe che il nostro entusiasmo contagiasse anche gli scettici", conclude Marchetto, "perché un progetto pensato per il bene comune non può che portare vantaggi, per sua stessa natura e per il modo in cui nasce, a tutte le parti del movimento".
La filosofia dell'iniziativa si muove - spiega Marchetto - "nella logica della più leale collaborazione con gli organismi di governo del movimento rugbistico e della cooperazione con le società sportive del nostro territorio". E proprio dalle società sportive, quelle piccole e quelle grandi, parte il tour che Marchetto e gli altri - fra loro, il referente amministrativo Walter Bernardi, trevigiano, e il referente tecnico Marco Rangone, veronese, allenatore al Rugby Club Valpolicella - stanno cominciando in queste ore. "Sta partendo una serie di incontri", prosegue Marchetto, "per proporre alle società la nostra visione e ascoltare da loro quali sono le loro necessità e le loro idee per contribuire a creare dal basso un progetto che vogliamo riporti la nostra tradizione rugbistica ai livelli più alti della storia gloriosa del territorio triveneto". L'esperienza e i contatti con le società, d'altra parte, non mancano: "Ho cominciato con l'Under 9 al Cus Verona Rugby quando per i giovanissimi al Cus non c'era nulla", racconta Rangone. "Ho allenato via via le giovanili fino all'Under 16, e mi sono impegnato con l'Under 15 e Under 11 della gloriosa società irlandese del Garryowen, nel Munster. Penso di saper comprendere con facilità i bisogni, le aspettative e i sogni dei club".
E un sogno ce l'ha anche Bernardi: "Vogliamo riunire, tutto insieme, quello che a me piace chiamare "il popolo del rugby", coinvolgerlo fin dapprincipio, ascoltarlo, dargli voce diventando forti e vincenti insieme a tutta quella gente che in queste nostre tre regioni ha fatto grande il nostro sport". "Ci piacerebbe che il nostro entusiasmo contagiasse anche gli scettici", conclude Marchetto, "perché un progetto pensato per il bene comune non può che portare vantaggi, per sua stessa natura e per il modo in cui nasce, a tutte le parti del movimento".