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Rugby, Tebaldi a Londra per inseguire l'azzurro: ''Il Mondiale mio primo obiettivo''

Il mediano di mischia agli Harlequins, uno dei club più prestigiosi del mondo: ''Voglio continuare il mio sogno, se riesco a ritagliarmi il mio spazio posso ancora puntare alla maglia della nazionale''
di MASSIMO CALANDRI

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ROMA - Dalla nebbia gallese al fumo di Londra, inseguendo la primavera azzurra. Tito Tebaldi, mediano di mischia, comincia una nuova e straordinaria avventura in uno dei club più prestigiosi del rugby mondiale: gli Harlequins, 148 anni di storia ed una maglia che è un passaporto per il paradiso ovale. "La prima che mi regalarono da bambino, quando ho iniziato a giocare", dice oggi a 27 anni, testimone che i sogni bisogna inseguirli perché alla fine si avverano. Sempre.
Via dall'Italia ingrata nel 2013, una stagione memorabile a Swansea con gli Ospreys e il ritorno in Nazionale. Poi di nuovo il buio.
"Dopo l'estate gli Ospreys mi hanno detto che non servivo più. Mi rendo conto: a parità di rendimento, si punta su di un atleta locale. E' stata durissima, ma non mi sono arreso. Ho continuato ad allenarmi con loro e a giocare in un campionato minore. Poi tramite il mio agente irlandese nei giorni scorsi è arrivata questa occasione. Fantastico. Un contratto sino a fine stagione, l'opportunità di crescere".
Sì, però negli 'arlecchini' il titolare è Danny Care, regista dell'Inghilterra.
"E poi c'è Karl Dixon, atleta di grandissima esperienza. Meglio. Più stimoli, opportunità di migliorare. Un anno fa ho lasciato le Zebre e in Galles ho trovato un altro pianeta dal punto di vista rugbistico. Ho imparato tanto. All'inizio della settimana sono arrivato qui, e ho scoperto che esiste un altro pianeta, più in alto ancora. Una professionalità incredibile, un'attenzione ai particolari che non riesco nemmeno a spiegare. Sarà bellissimo".
Venerdì gli Harlequins giocano a Bath.
"Sono stato inserito tra i 25 convocati, vedrò il match dalla tribuna. E comincerò ad imparare".
Per arrivare dove?
"A continuare nel mio sogno, che è quello di giocare a rugby. Guadagnarmi una maglia. Ci sono il campionato, la Heineken Cup. So che dovrò lavorare tanto, ma il lavoro non mi spaventa. Non vedo l'ora di debuttare. E poi, la maglia azzurra: se riesco a ritagliarmi il mio spazio, così come era successo a Swansea, posso puntare ancora ai mondiali del prossimo anno. Ho perso quelli in Nuova Zelanda, e quando - a febbraio - sono rientrato nel gruppo azzurro, quello è diventato il mio primo obiettivo".
Mondiali che si disputano in Inghilterra. Più o meno in casa.
"Gli Harlequins sono di Londra, giocano al Twickenham Stoop - che meraviglia! - ma si allenano a Guilford, Surrey. Ho preso casa qui, sto cercando di ambientarmi alla svelta ma è successo tutto così in fretta. I compagni sono in gamba. Solo che mi prendono un po' in giro, perché parlo con l'accento e i modi di dire gallesi. In fondo, niente male. C'è una bella tradizione, di mediani di mischia 'gallesi'. O no?".
Qualcuno chiedeva: perché non torna in Italia? Alle Zebre, ad esempio.
"Non ci sono mai stati contatti, giuro. E ti credo: alle Zebre sono già a posto, con un fuoriclasse come Leonard e Palazzani, che è un mio avversario per la maglia azzurra. No, meglio restare qui. Dove il rugby è nato. E dove io voglio continuare a crescere, a giocare. Ad inseguire il mio sogno".
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