✕

Rugby, Castrogiovanni: ''Sogni e lacrime, così si va lontano''

Il pilone azzurro del Tolone si racconta, tra presente e futuro. Sabato tornerà in Inghilterra per affrontare il Leicester dove ha giocato per sette anni: "E non potrò fare a meno di emozionarmi". E lancia un messaggio alle nuove generazioni: ''I ragazzi devono avere una grande ambizione. Ed essere disposti a tutto, per realizzarla''di MASSIMO CALANDRI
2 minuti di lettura
ROMA - Un frullato di banana, proteine, broccoli e mirtilli. "La mia pozione magica", confessa Martin Castrogiovanni. Che inghiotte con una smorfia di disgusto. "Fa schifo. Però fa bene. Giulia è una salutista: avrei dovuto ascoltare i suoi consigli già da qualche anno". Giulia Candiago, campionessa di sci e fidanzata del barbuto campione di rugby, sorride divertita. Anche 'Castro' ha la faccia di uno felice. Ma sabato pomeriggio piangerà, giura.

Ma come? Un gigante in lacrime.
"Con la mia squadra, il Tolone, andiamo in Inghilterra per la Champions ovale. A Leicester. Dove ho giocato 7 anni bellissimi, irripetibili. Dove sono diventato grande, famoso. Dove mi hanno amato, e mi amano ancora. Entrando in campo mi scapperà da piangere. Sono fatto così. Però, che vergogna! Speriamo che le telecamere non mi riprendano".
La partita più difficile di sempre.
"Laggiù ho lasciato il mio cuore. I tifosi…
ROMA - Un frullato di banana, proteine, broccoli e mirtilli. "La mia pozione magica", confessa Martin Castrogiovanni. Che inghiotte con una smorfia di disgusto. "Fa schifo. Però fa bene. Giulia è una salutista: avrei dovuto ascoltare i suoi consigli già da qualche anno". Giulia Candiago, campionessa di sci e fidanzata del barbuto campione di rugby, sorride divertita. Anche 'Castro' ha la faccia di uno felice. Ma sabato pomeriggio piangerà, giura.

Ma come? Un gigante in lacrime.
"Con la mia squadra, il Tolone, andiamo in Inghilterra per la Champions ovale. A Leicester. Dove ho giocato 7 anni bellissimi, irripetibili. Dove sono diventato grande, famoso. Dove mi hanno amato, e mi amano ancora. Entrando in campo mi scapperà da piangere. Sono fatto così. Però, che vergogna! Speriamo che le telecamere non mi riprendano".
La partita più difficile di sempre.
"Laggiù ho lasciato il mio cuore. I tifosi inglesi non mi hanno dimenticato, in questi giorni ho ricevuto tantissimi messaggi di gente che non vede l'ora di riabbracciarmi. E mi ricordo che la prima volta che stavo per andarmene erano venuti a protestare indossando tutti capelli e barbone finti".
Il più amato di tutti. La maglia azzurra numero 3, messa all'asta per l'alluvione di Genova, è stata battuta al doppio di quella di capitan Parisse.
"Forse la gente capisce che sono uno così. Semplice. Generoso. Solare".
Dopo i test-match di novembre la stampa straniera ha scritto che 'Castro' è il miglior pilone destro del mondo. I sudafricani, poi, dicono che se un giorno arriveranno i marziani, sarà titolare nella squadra che dovrà affrontarli.
"Ho giocato bene, è vero. Mi manca ancora tutta una partita nelle gambe, sono reduce da un'operazione per eliminare la pubalgia. Dovevo farlo prima. Roba che per due anni ho sofferto in silenzio, da morire. E qualche giornalista criticava, senza sapere. Ma non importa, adesso non importa più".
I prossimi mesi con Tolone, poi il Sei Nazioni. E a settembre i Mondiali.
"In estate io e Giulia volevamo sposarci, vuol dire che rimanderemo le nozze. Con l'Italia ho intenzione di fare bene, anzi: benissimo. A novembre abbiamo ritrovato l'unità del gruppo, e la voglia di divertirci".
Ma nel 2016, addio alla maglia azzurra.
"Non lo so, vedremo. Però certe critiche in passato mi hanno ferito. Devo tutto alla Nazionale, ma a volte ho l'impressione che all'estero mi stimino di più. Di sicuro voglio continuare a giocare a rugby, e sono pronto a sacrificarmi ancora. Ho 33 anni, ma quando ci sei con la testa l'età anagrafica non conta".
L'unico rugbista al mondo che non beve birra perché è celiaco. Campionissimo di solidarietà e di simpatia. Un fuoriclasse della vita.
"Nella vita ci vuole disciplina. Rispetto per sé e per gli altri. Un po' di talento. E fortuna. Io ne ho avuto davvero tanta".
Un esempio per i giovani rugbisti italiani. Che ancora stentano ad imporsi.
"Ma la colpa è di tutti. Intanto, di una non-cultura sportiva: vincere subito, senza programmare. Prendete invece l'esempio degli argentini: loro non lavorano per i mondiali del prossimo anno, ma per quelli del 2019. Lavorano per imparare, per crescere, per far parte tutti insieme di un progetto comune. Così dovremmo fare anche in Italia, invece di pensare solo al quotidiano, alla vittoria di oggi. E poi, servono i sogni".
I sogni?
"I ragazzi devono avere una grande ambizione. Ed essere disposti a tutto, per realizzarla. Sacrificarsi ogni giorno, rispettando ed imparando dai più anziani. Cercando sempre di aiutare chi sta al nostro fianco, perché è solo così che aiutiamo noi stessi. Quando poi crediamo di essere arrivati, è proprio allora che dobbiamo ricominciare a sognare. Con un sorriso, senza prendersi troppo sul serio. E concedendoci una lacrima, una volta ogni tanto".