ROMA - Per uno come lui, fuoriclasse della beneficenza, è una condanna tra virgolette: Martin Castrogiovanni, pilone della Nazionale di rugby, dovrà versare diecimila euro ad una charity - un ente caritatevole - di Leicester. La commissione disciplinare europea lo ha dichiarato 'colpevole' dopo la rissa verbale di dieci giorni fa al termine del match di Champions tra il club della città inglese e il Tolone, squadra del campione italiano. Quella non era una partita come un'altra, perché 'Castro' a Leicester ha giocato ben 7 stagioni: diventando grande e facendosi amare dal pubblico locale, per poi essere costretto due anni fa a lasciare l'Inghilterra, destinazione - appunto - la Francia del sud.
La sfida dell'altra settimana aveva per lui un sapore tutto particolare, anche perché il 'director of rugby' del Leicester è lo stesso uomo - Richard Cockerill - che in qualche modo lo aveva costretto ad andarsene. Castro è entrato in campo con tanta emozione, è stato un po' preso di mira dall'arbitro (Nigel Owens), e alla fine i francesi hanno perso di misura. Dopo la doccia stava lasciando lo stadio, quando nella 'mixed zone' ha ascoltato i commenti proprio di Cockerill, che tutto tronfio dava dei 'mercenari' ai giocatori di Tolone. Il gigante barbuto non ce l'ha fatta: davanti ai giornalisti inglesi si è lasciato andare ad una serie di irripetibili insulti. "Ho sbagliato, ho perso la testa. Non volevo offendere nessuno. Mi dispiace", si è poi scusato.
Tutto inutile. La sua storia è diventata un 'caso'. Il club ha preferito impedirgli di giocare il ritorno, sabato scorso. I compagni di squadra lo hanno sostenuto, addirittura hanno cominciato a circolare delle magliette 'celebrative' dello sfogo del pilone italiano. Ecco infine, la sentenza dei giudici: diecimila euro in beneficenza (Castro già si prodiga per una serie infinita di charity: l'Associazione Olivia, dedicata ai bimbi non udenti, con cui è attivo già molti da anni; poi Telethon, la Casa di Andrea, l'ospedale Meyer di Firenze, l'onlus La tartaruga e il progetto Cycle to Zero con la fidanzata, la sciatrice Giulia Candiago) e un mese di sospensione però con la condizionale. Martin potrà continuare a giocare. A patto di non perdere di nuovo la pazienza da qui alla fine del prossimo anno.
La sfida dell'altra settimana aveva per lui un sapore tutto particolare, anche perché il 'director of rugby' del Leicester è lo stesso uomo - Richard Cockerill - che in qualche modo lo aveva costretto ad andarsene. Castro è entrato in campo con tanta emozione, è stato un po' preso di mira dall'arbitro (Nigel Owens), e alla fine i francesi hanno perso di misura. Dopo la doccia stava lasciando lo stadio, quando nella 'mixed zone' ha ascoltato i commenti proprio di Cockerill, che tutto tronfio dava dei 'mercenari' ai giocatori di Tolone. Il gigante barbuto non ce l'ha fatta: davanti ai giornalisti inglesi si è lasciato andare ad una serie di irripetibili insulti. "Ho sbagliato, ho perso la testa. Non volevo offendere nessuno. Mi dispiace", si è poi scusato.
Tutto inutile. La sua storia è diventata un 'caso'. Il club ha preferito impedirgli di giocare il ritorno, sabato scorso. I compagni di squadra lo hanno sostenuto, addirittura hanno cominciato a circolare delle magliette 'celebrative' dello sfogo del pilone italiano. Ecco infine, la sentenza dei giudici: diecimila euro in beneficenza (Castro già si prodiga per una serie infinita di charity: l'Associazione Olivia, dedicata ai bimbi non udenti, con cui è attivo già molti da anni; poi Telethon, la Casa di Andrea, l'ospedale Meyer di Firenze, l'onlus La tartaruga e il progetto Cycle to Zero con la fidanzata, la sciatrice Giulia Candiago) e un mese di sospensione però con la condizionale. Martin potrà continuare a giocare. A patto di non perdere di nuovo la pazienza da qui alla fine del prossimo anno.