ROMA - "La parola sconfitta mi innervosisce... non amo perdere neanche a carte". C'è tutta la filosofia del capitano della nazionale di rugby, Sergio Parisse, nella frase rilasciata a SPQR SPORT, la rivista ufficiale diretta da Fabio Argentini di Roma Capitale, Assessorato Scuola, Sport, Politiche Giovanili e Partecipazione (Assessore Paolo Masini). Parisse ripercorre la sua vicenda umana e sportiva, da quando inizia a giocare a rugby a 6 anni alla prima convocazione con la nazionale giovanile.
"I miei ricordi in Argentina (dove è nato da genitori abruzzesi) sono legati al periodo della scuola, agli amici del club dove ho iniziato a giocare all'età di 6 anni. A 17 anni mi sono trasferito in Italia per giocare a livello professionale nella squadra del Treviso". Ora il suo presente è nel campionato francese: "Abbastanza. La Francia culturalmente ha una storia più ricca della nostra per quanto riguarda il rugby, noi abbiamo solo da imparare da loro".
Il rugby è uno sport duro: "Sei talmente abituato fin da piccolo a prendere botte... e poi ti aiuta l'adrenalina. Quando, dopo la partita, comincia ad andare giù e si sente la stanchezza si sentono anche i dolori". La vittoria e la sconfitta: "La parola sconfitta mi innervosisce... non amo perdere neanche a carte. Con gli anni ho imparato a gestire le emozioni. Da capitano poi sento maggiormente il peso di essere di esempio per i miei compagni e quindi i miei stati d'animo li tengo per me. Ovviamente quando vinco è tutto più facile, si è felici e si fa festa". Ora la grande sfida con la Francia: "La vivo in modo particolare proprio perché gioco in Francia da anni, ma spero di vincere anche quest'anno".
Nel numero, tra gli altri servizi, anche un dossier sulla Maratona di Roma che si correrà il 22 marzo, l'apertura di un nuovo centro di baseball intitolato a Giulio Glorioso ed una curiosità: il figlio di Garibaldi ha fondato uno dei più antichi circoli romani.
"I miei ricordi in Argentina (dove è nato da genitori abruzzesi) sono legati al periodo della scuola, agli amici del club dove ho iniziato a giocare all'età di 6 anni. A 17 anni mi sono trasferito in Italia per giocare a livello professionale nella squadra del Treviso". Ora il suo presente è nel campionato francese: "Abbastanza. La Francia culturalmente ha una storia più ricca della nostra per quanto riguarda il rugby, noi abbiamo solo da imparare da loro".
Il rugby è uno sport duro: "Sei talmente abituato fin da piccolo a prendere botte... e poi ti aiuta l'adrenalina. Quando, dopo la partita, comincia ad andare giù e si sente la stanchezza si sentono anche i dolori". La vittoria e la sconfitta: "La parola sconfitta mi innervosisce... non amo perdere neanche a carte. Con gli anni ho imparato a gestire le emozioni. Da capitano poi sento maggiormente il peso di essere di esempio per i miei compagni e quindi i miei stati d'animo li tengo per me. Ovviamente quando vinco è tutto più facile, si è felici e si fa festa". Ora la grande sfida con la Francia: "La vivo in modo particolare proprio perché gioco in Francia da anni, ma spero di vincere anche quest'anno".
Nel numero, tra gli altri servizi, anche un dossier sulla Maratona di Roma che si correrà il 22 marzo, l'apertura di un nuovo centro di baseball intitolato a Giulio Glorioso ed una curiosità: il figlio di Garibaldi ha fondato uno dei più antichi circoli romani.