Sport

Rugby donne, l'Italia che va in meta

Le azzurre prima hanno battuto la Scozia, come i maschi,  poi si sono ripetute con la Francia e sabato sera con il Galles (22-5) a Padova, davanti a 3.500 spettatori entusiasti. Tre vittorie che significano un'ipoteca sulla partecipazione mondiali del 2016, legata ai risultati nel torneo europeo

2 minuti di lettura
C'è anche un'Italia del rugby che vince. Che non ha mai preso il 'cucchiaio di legno'. Che non schiera oriundi o equiparati, però ha un'ala che segna col pallottoliere e un mediano di apertura che riesce a calciare la palla in mezzo ai pali. La Nazionale femminile è l'altro spicchio ovale, quello buono. Quindici ragazze che non tradiscono mai. Prima hanno battuto la Scozia, come i maschi, ma poi  -  loro  -  si sono ripetute con la Francia e sabato sera con il Galles (22-5) a Padova, davanti a 3.500 spettatori entusiasti. Mete di Severin, Barattin e Zangirolami, calci di Veronica Schiavon. Hanno chiuso il Sei Nazioni al terzo posto (vittoria finale per l'Irlanda, poi la Francia), miglior risultato di sempre, davanti anche all'Inghilterra campione del mondo in carica. Tre vittorie significano un'ipoteca sulla partecipazione mondiali del 2016, legata ai risultati nel torneo europeo. Attenzione, al rugby rosa: lo giocano 1.770.000 ragazze nel mondo ed è lo sport femminile più in crescita, solo lo scorso anno ci sono stati 270.000 tesseramenti in più.

Maria Magatti, 23 anni, occhi azzurri e 5 mete. Figlia di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti, sociologi e docenti alla Cattolica, inventori di quella 'teoria della generatività' (la capacità di dare vita a cose nuove senza poi pretendere di averne il controllo) che a pensarci bene sembra disegnata per questa storia. "Ma quando da adolescente ho detto che volevo giocare a rugby, la mamma è sbiancata: 'La danza classica no, eh?'. Temeva fosse uno sport poco 'femminile'. Invece adesso è la mia prima tifosa, e come si vanta: 'Hai giocato benissimo', mi ha detto dopo la meta alle francesi. Che ridere". Maria corre col numero 14 sulle spalle e non la prende nessuno, capelli lunghi e neri raccolti in una coda. Ha vinto uno scudetto con la sua squadra, il Monza. Sogna le Olimpiadi di Rio con la squadra a 7, a giugno con le azzurre proverà a qualificarsi.

Maria Cristina Tonna, che è stata una bandiera della Nazionale e oggi ne è il manager, conserva un vecchio articolo di Repubblica: 'Rugby, rimmel e fango. Le ragazze che fanno meta'. Lo scrisse Corrado Sannucci. "Il primo che ci ha dedicato un po' di attenzione, quando tutti ci guardavano come della matte". Adesso non più. Il rugby femminile italiano è in crescita esponenziale: oltre settemila tesserate (6.764 lo scorso giugno), 19 club iscritti alla serie A e 93 alla Coppa Italia. I piccoli stadi dove si ospita il Sei Nazioni fanno l'esaurito, l'altra settimana a Badia gli spettatori erano duemila e trentamila le visualizzazioni internet per la partita (oggi in streaming dalle 18.30 sul sito della Federazione). "Le bambine del club, le Birbe, aspettavano le azzurre per applaudirle e chiedere l'autografo".
 
Andrea Di Giandomenico da sei anni è l'allenatore. "Abbiamo quasi sempre vinto due partite per ogni edizione. Stiamo continuando a crescere. Non è il rugby dei maschi, non facciamo paragoni. Ma è comunque un rugby vero: da dilettanti, di sacrificio e passione. Le ragazze durante la settimana lavorano in palestra, ai raduni si fa molta tattica. Il livello tecnico è buono, chi non ci ha mai visto resta stupito: merito del gran lavoro che si fa in tutta Italia a livello giovanile". Silvia Gaudino, capitano e numero 8: come Sergio Parisse. Flavia 'Fly' Severin è anche vice campionessa europea di pugilato, e lanciatrice del peso, e sollevatrice di pesi. Manuela Furlan, estremo, è magra e gentile ma placca che pare un camallo. Marta Ferrari e altre 4 sono emigrate in Francia, a Rennes, un po' per studio e lavoro, molto per amicizia e avventura: il rugby è anche questo.

Chissà dove potrebbero arrivare, se qualche sponsor si interessasse a loro. Maria Cristina Tonna lo sa, la strada è ancora lunga. "Capisco l'appeal delle pallavoliste, ma anche noi siamo delle belle ragazze. Perché si può essere belle in tanti modi. E femmine. Forti, coraggiose, anche dure. Senza perdere il nostro fascino, anzi". Certo, se si vincesse il Sei Nazioni.. Maria Magatti sgrana gli occhioni: "Sarà difficile, ma dal prossimo anno ci riproviamo. Grinta, aggressività. Lo so, fa un po' effetto. Ma questo è uno sport di combattimento. E noi donne siamo nate per combattere".
 
I commenti dei lettori