ROMA - All Blacks sconfitti è come ghiaccio bollente o silenzio assordante. Un ossimoro ovale. Eppure a Sydney i campioni del mondo in carica si sono arresi ad una luccicante Australia (27-19), che ad un mese dai mondiali inglesi spariglia tutti i pronostici della rassegna iridata. I neozelandesi avevano perso solo 2 dei 45 incontri giocati dopo la finale - naturalmente vinta - della World Cup 2011: 3 anni fa erano stati sconfitti a Twickenham dall'Inghilterra, la stagione passata in Sudafrica. Poi solo successi e due pareggi. Una squadra leggendaria, una perfetta macchina da guerra che pare essersi improvvisamente inceppata.
Il record di Carter - Nel terzo e decisivo turno del Rugby Championship (che dall'ingresso dell'Argentina era stato monopolizzato da McCaw & C., invece adesso va ai
canguri) i Tutti Neri hanno mostrato impreviste crepe in difesa, e poi Carter per la prima volta ha deluso. L'apertura è comunque entrata nella storia, superando il muro del 1500 punti segnati, però quanti errori!
La scossa di White - I Wallabies hanno avuto meritatamente la meglio al termine di un match di straordinaria intensità, ruvido e asciutto nel primo tempo (chiuso con gli ospiti in vantaggio per 6 a 3), avventuroso e spettacolare nella ripresa (5 mete complessive), segnata dall'ingresso del mediano di mischia White nella regìa australiana. Si sono imposti grazie ad una difesa asfissiante ed una grande efficacia sui punti di incontro, facendo enormi progressi con la mischia e reggendo il confronto con i trequarti.
Hooper, una roccia - Tre cartellini gialli sono tanti, e pensare che 2 sono stati rifilati ai padroni di casa: ma il primo, che nelle battute iniziali ha mandato in panchina per 10 minuti Kepu, non è stato sfruttato a dovere dai Blacks. Ed è parso il segnale di una serata diversa dal solito. Due punizioni di Carter e una di Giteau hanno chiuso la prima fase, con Hooper che allo scadere ha miracolosamente negato una meta a Savea.
Canguri in volo - Poi nel secondo tempo è stata quasi sempre Australia, subito a segno con Kepu passato troppo facilmente attraverso la trincea neozelandese. Carter ha tenuto a galla i suoi con un altro calcio e l'esordiente Milner-Skudder ha addirittura portato avanti gli ospiti, cinici come al solito nell'approfittare di un disgraziato 'giallò al deludente Phipps. Ma dopo un'ora di gioco una emozionante carica dei canguri ha portato in meta dopo 13 (!) fasi l'inossidabile Ashley-Cooper. Pareva la svolta, neanche per sogno: Milner-Skudder raddoppiava (ma chissà se davvero l'ovale ha toccato l'erba in area di meta) e la Nuova Zelanda tornava davanti. Ci pensava il neo-entrato White, con una punizione da 50 metri, a ribaltare ancora il risultato. Ad 8 minuti dal termine il mediano australiano s'infilava ancora nella difesa Blacks e l'Australia prendeva il volo.
I fantasmi dei Neri - Perso il Rugby Championship, gli All Blacks proveranno a difendere la Bledisloe Cup - il trofeo che si assegna al termine di una doppia sfida tra Nuova Zelanda e Australia, e che detengono dal 2003 - nel match in programma la prossima settimana all'Eden Park di Auckland. Ma insieme ai canguri dovranno battere le loro nuove, sconosciute, paure.
Il graffio dei Pumas - Ma la sorpresa più grande è arrivata da Durban, dove l’Argentina ha battuto il Sudafrica (37-25) al termine di un match dominato con la mischia ordinata e il cervello. Gli Springbok, ripetutamente penalizzati in prima linea, hanno perso la testa e il filo del gioco, mentre i Pumas – guidati in regìa da Cubelli e il Mago Hernandez – non hanno sbagliato nulla: primo tempo con gli ospiti in netto vantaggio (27-13) grazie a 2 mete di Imhoff più una di Bosch, contro quella di De Jager; nella ripresa terza meta di Imhoff, inutile la risposta dei locali con Le Roux e Habana. Il Sudafrica chiude incredibilmente all’ultimo posto del torneo con 2 soli punti: vince l’Australia (13) davanti alla Nuova Zelanda (9), terza un’Argentina (5) sempre più grande.
Ahi, che Irlanda - Brutte notizie per l’Italia: a Cardiff in un test-match l’Irlanda – prossima avversaria degli azzurri nel girone eliminatorio con Francia, Canada e Romania – ha strapazzato il Galles (35-21) che solo nel finale ha ridotto lo scarto dai verdi.
Il record di Carter - Nel terzo e decisivo turno del Rugby Championship (che dall'ingresso dell'Argentina era stato monopolizzato da McCaw & C., invece adesso va ai
canguri) i Tutti Neri hanno mostrato impreviste crepe in difesa, e poi Carter per la prima volta ha deluso. L'apertura è comunque entrata nella storia, superando il muro del 1500 punti segnati, però quanti errori!
La scossa di White - I Wallabies hanno avuto meritatamente la meglio al termine di un match di straordinaria intensità, ruvido e asciutto nel primo tempo (chiuso con gli ospiti in vantaggio per 6 a 3), avventuroso e spettacolare nella ripresa (5 mete complessive), segnata dall'ingresso del mediano di mischia White nella regìa australiana. Si sono imposti grazie ad una difesa asfissiante ed una grande efficacia sui punti di incontro, facendo enormi progressi con la mischia e reggendo il confronto con i trequarti.
Hooper, una roccia - Tre cartellini gialli sono tanti, e pensare che 2 sono stati rifilati ai padroni di casa: ma il primo, che nelle battute iniziali ha mandato in panchina per 10 minuti Kepu, non è stato sfruttato a dovere dai Blacks. Ed è parso il segnale di una serata diversa dal solito. Due punizioni di Carter e una di Giteau hanno chiuso la prima fase, con Hooper che allo scadere ha miracolosamente negato una meta a Savea.
Canguri in volo - Poi nel secondo tempo è stata quasi sempre Australia, subito a segno con Kepu passato troppo facilmente attraverso la trincea neozelandese. Carter ha tenuto a galla i suoi con un altro calcio e l'esordiente Milner-Skudder ha addirittura portato avanti gli ospiti, cinici come al solito nell'approfittare di un disgraziato 'giallò al deludente Phipps. Ma dopo un'ora di gioco una emozionante carica dei canguri ha portato in meta dopo 13 (!) fasi l'inossidabile Ashley-Cooper. Pareva la svolta, neanche per sogno: Milner-Skudder raddoppiava (ma chissà se davvero l'ovale ha toccato l'erba in area di meta) e la Nuova Zelanda tornava davanti. Ci pensava il neo-entrato White, con una punizione da 50 metri, a ribaltare ancora il risultato. Ad 8 minuti dal termine il mediano australiano s'infilava ancora nella difesa Blacks e l'Australia prendeva il volo.
I fantasmi dei Neri - Perso il Rugby Championship, gli All Blacks proveranno a difendere la Bledisloe Cup - il trofeo che si assegna al termine di una doppia sfida tra Nuova Zelanda e Australia, e che detengono dal 2003 - nel match in programma la prossima settimana all'Eden Park di Auckland. Ma insieme ai canguri dovranno battere le loro nuove, sconosciute, paure.
Il graffio dei Pumas - Ma la sorpresa più grande è arrivata da Durban, dove l’Argentina ha battuto il Sudafrica (37-25) al termine di un match dominato con la mischia ordinata e il cervello. Gli Springbok, ripetutamente penalizzati in prima linea, hanno perso la testa e il filo del gioco, mentre i Pumas – guidati in regìa da Cubelli e il Mago Hernandez – non hanno sbagliato nulla: primo tempo con gli ospiti in netto vantaggio (27-13) grazie a 2 mete di Imhoff più una di Bosch, contro quella di De Jager; nella ripresa terza meta di Imhoff, inutile la risposta dei locali con Le Roux e Habana. Il Sudafrica chiude incredibilmente all’ultimo posto del torneo con 2 soli punti: vince l’Australia (13) davanti alla Nuova Zelanda (9), terza un’Argentina (5) sempre più grande.
Ahi, che Irlanda - Brutte notizie per l’Italia: a Cardiff in un test-match l’Irlanda – prossima avversaria degli azzurri nel girone eliminatorio con Francia, Canada e Romania – ha strapazzato il Galles (35-21) che solo nel finale ha ridotto lo scarto dai verdi.