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Rugby, Mixed Ability: quando la palla ovale annulla le differenze

Grande risultato per l'Italia, eliminata dagli inglesi per soli due punti in semifinale, nella World Cup per ragazzi con disabilità mentali e fisiche
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BRADFORD - E' il mondiale più bello nella storia del rugby italiano. Persa di soli due punticini la semifinale con i padroni di casa dell'Inghilterra, gli azzurri si giocheranno il terzo posto con i francesi. E comunque vada sarà una vittoria. Dello sport, degli uomini, dello spirito. Quattrocento atleti, dodici squadre, incontri equilibrati ed emozionanti, pubblico entusiasta, il sostegno dei Barbarians  -  la mitica squadra ad inviti che nacque proprio a Bradford, il 9 aprile del 1890  -  e di alcuni tra i protagonisti della prossima rassegna iridata di settembre, i complimenti su facebook di Parisse e su twitter di Castrogiovanni: la prima edizione della Mixed Ability World Rugby Cup è stata un grande successo e non poteva essere altrimenti. Perché questo progetto, quello di mischiare ragazzi con disabilità mentali e fisiche ad alcuni "facilitatori" e dare vita a partite nel pieno rispetto delle regole internazionali  -  con mischie ordinate e rimesse laterali, placcaggi e percussioni, finte e cambi di passo, partenze delle terze linee ed incroci fra i trequarti a tutta velocità: senza categorie, classificazioni o barriere, rugby e basta -, è il modo migliore per comunicare, accogliere, conoscersi meglio e crescere insieme. Per fare sport, insomma.

E cambiando al tempo stesso la percezione della disabilità. Veicolando diritti, uguaglianza e inclusione sociale: su di un prato verde, tra fango e paradenti, tacchetti e maglie di cotone robusto a strisce larghe. Tutti i risultati. Gli italiani sono presenti con una selezione formata dai piemontesi del Chivasso insieme al Settimo Rugby Torinese (con la partecipazione di alcuni ragazzi del Cremona, Rivoli e Villorba), e per loro è stata palla
ovale vera fin dal fischio d'inizio del primo match: pareggiato l'incontro d'esordio (12-12) con i favoritissimi gallesi del Llanelli Warriors, i nostri hanno poi superato i francesi del Pas de Calais (24-7) vincendo il proprio girone eliminatorio e incrociando in semifinale i padroni di casa dei Bumble Bees: partita di grande intensità, punteggio altalenante e alla fine hanno avuto la meglio gli inglesi (14-12) grazie ad una trasformazione in più. Finalissima Inghilterra-Irlanda (Bumble Bees-Sundays Well Rebels) e per il bronzo italiani e francesi dell'Auvergne.

"Un punto di partenza". Martino Corazza, torinese che vive in Inghilterra ed è tra gli organizzatori delle manifestazione, ci ha scritto due righe alla vigilia dell'ultima sfida. Forse volevano essere personali, ma è impossibile non farle leggere a tutti: "I ragazzi sono al settimo cielo, la cosa principale è che si confrontano per la prima volta con le controparti del resto del mondo e scoprono di essere assolutamente all'altezza! (...) La cosa più bella è stato vedere il rugby giocato. Cinque infortuni seri, due ambulanze, ma nessuno che abbia voluto mollare. Gli italiani che accoglievano argentini nelle loro fila, i francesi che mettevano da parte il campanilismo, spagnoli baschi prestare giocatori a Castelford perché era a corto di atleti... insomma, tutto giocato nello spirito del Rugby, ma senza nulla concedere ad alcun adattamento. Enrico, e i ragazzi del Chivasso sono estatici, Sergio Parisse li ha complimentati su FB, così come Castro su Twitter. E' molto bello, ma sarebbe bello se la Federazione si accorgesse di quello che sta nascendo e quanto questo contribuisca a diffondere i veri valori del rugby, dell'inclusione sociale e a quanta autonomia, autostima e consapevolezza di sé questo dà ai ragazzi. Sarebbe bello se anche in Italia si promuovesse l'inclusione con lo sport inclusivo per eccellenza che è il Rugby! Perché questo fa onore al rugby di base, alla rete che i club sanno costruire con le scuole, con i servizi territoriali, con le famiglie, gli enti educativi e i volontari! Vedere i ragazzi raccogliere questo successo dopo 5 anni di lavoro fuori e dentro il campo è incredibile. Sperando che non sia, come succede spesso in Italia, un punto di arrivo, ma di partenza".
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