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Coppa del mondo di rugby 2015: Italia, serve l'impresa

Il XV di Brunel (al passo d'addio come i senatori dopo la Coppa del mondo) arriva in Inghilterra in crisi di gioco e di risultati. Sabato sera l'esordio con la Francia: obbligatorio vincere se si vuole passare il turno. Poi i match con Canada, Irlanda e Romania. Ma è finito il tempo delle onorevoli sconfitte

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LONDRA - Confusa. Stanca. Involuta. "Sconvolgente", per usare le parole del suo allenatore. Regolarmente sconfitta nei test-match estivi, reduce da un deludente Sei Nazioni, precipitata al quattordicesimo posto del ranking (davanti c'è pure il Giappone). E dopo 15 anni vissuti spensieratamente nella lounge ovale, la Fir è andata per la prima volta in rosso anche con i conti. E' un'Italrugby sull'orlo di una crisi di nervi, quella che affronta i Mondiali inglesi. Con passo incerto, quasi disperato, s'avvia verso un cammino che tra meno di un mese la porterà all'ultima delle quattro partite in programma, con la Romania. Consapevole che dopo sarà il tempo dei bilanci, dei giudizi. Senza appello. Che questa volta non ci sarà più spazio per la retorica delle 'onorevoli sconfitte', per quella simpatica comprensione che riempie l'Olimpico di famiglie sorridenti nonostante le figuracce. Due prevedibili vittorie - con i modesti canadesi e i cugini poveri di Bucarest  -  non basteranno per tenere a galla una barca piena di buchi. Insomma, serve l'impresa: ma davvero Francia o Irlanda, entrambe candidate al successo finale, si faranno sorprendere da questi malinconici azzurri? A chi scuote la testa, servendo imbarazzanti algoritmi rugbistici  -  per qualità, quantità di gioco e giocatori siamo sotto di due categorie almeno, rispetto ai nostri avversari  -  vale la pena di ricordare che questo è ancora uno sport di combattimento. Di carattere. E allora chissà. Certo che alla vigilia dell'esordio con i Galletti (Twickenham, sabato ore 21 italiane) s'accendo nuove polemiche, e ripicche. Sui limiti tecnici e morali di un gruppo che soffre terribilmente la temporanea (?) assenza per infortunio del suo unico fuoriclasse, Sergio Parisse.

IL CALENDARIO - La prima partita è già quella decisiva: bisogna vincere, altrimenti addio quarti di finale. "Abbiamo battuto la Francia nel Sei Nazioni", ricorda il ct Jacques Brunel. Ma è passato qualche anno, e quelli hanno imparato dai loro errori. I transalpini non hanno mai digerito l'allenatore dall'inquietante acronimo (Psa, che sta per Philippe Saint-André) però qualche settimana fa  -  così, tanto per dire  -  hanno messo sotto la fortissima Inghilterra. E poi mancherà Parisse, appunto. Il secondo incontro è in programma nello Yorkshire, a Leeds, il sabato seguente (26 settembre): ci aspetta il Canada, squadra solida in mischia ma diciottesima nella classifica mondiale. Dicono che Parisse questa partita la giocherà solo se in precedenza avremo battuto i francesi (ci serviranno mete), quindi mettiamoci già una croce sopra. Di nuovo a Londra, però all'Olimpico, la sfida con l'Irlanda del 4 ottobre. E la memoria va a 4 anni fa, quando ancora ci ritrovammo ad affrontare i Verdi per un ipotetico passaggio del turno: a Dunedin ci fecero a pezzi, travolgendo letteralmente le due malcapitate aperture (prima Orquera, poi Bocchino). L'ultimo appuntamento in Cornovaglia, ad Exeter, l'11 ottobre: è la sfida con la Romania, rimanda ad antiche battaglie ovali (spesso perdute) però dopo il passaggio al professionismo gli azzurri dovrebbero essere di un altro pianeta. Attenzione: perché i romeni  -  diciassettesimi nel ranking  -  muoiono dalla voglia di sgambettarci.

LA SQUADRA - I senatori rappresentano metà della squadra titolare (Aguero, Castrogiovanni, Geldenhuys, Mauro Bergamasco, Parisse, Zanni, Garcia, Masi) e come il ct Brunel si congederanno dalla Nazionale al termine della manifestazione. Speriamo in loro prevalga l'orgoglio di lasciare un buon ricordo. Sperimentata pure troppo, la mischia è progredita nelle rimesse laterali: se la prima linea entra in sintonia con l'arbitro di turno, nei raggruppamenti ordinati possiamo ancora dire la nostra. Meno brillanti invece nei punti di incontro, fase di gioco su cui Ciccio De Carli (allenatore degli avanti) si è molto concentrato durante il raduno: benino in difesa, maluccio in attacco con la palla in mano. La mediana non è così collaudata, però Gori e Allan con la loro freschezza e determinazione potrebbero essere la nota positiva di questi Mondiali. Nel resto della linea arretrata, perduto per infortunio Morisi e ancora a mezzo servizio Benvenuti, si punta sulla solidità al placcaggio di Garcia e le gambe di Campagnaro nei contrattacchi. Venditti deve sopperire coi muscoli alle evidenti lacune tecniche, Sarto ha grandi qualità ma troppa ambizione, Masi può essere una buona alternativa come primo centro ed estremo, McLean è sempre sulla sufficienza.

L'APPELLO - Strana evoluzione, quella del rugby azzurro. Che all'inizio del raduno è stato protagonista  -  in negativo  -  dello 'sciopero' di Villabassa, quando i giocatori se ne sono andati per questioni di palanche lasciando a bocca aperta quelli che ancora credevano nell'atavico dilettantismo dello sport. "Non siamo mercenari", aveva scritto Parisse su facebook, attaccando il presidente Gavazzi. Adesso quelli della Nazionale chiedono di lasciar perdere, di non rievocare quei giorni tristi, di "fare gruppo" anche a livello di media. E Parisse continua a comunicare coi social, perché va di moda così: "La verità è che non vedo l'ora di raggiungere il gruppo in Inghilterra", spiega il capitano. Letterale. "Ma ora, più che mai, è fondamentale che tutti insieme tifiamo e sosteniamo i ragazzi!! Perché chi è davvero italiano non può pensare di fare diversamente: chi critica tanto per criticare, chi gufa contro o semplicemente chi è negativo, beh.. per me non è un italiano e sopratutto non ha niente a che fare con il nostro sport". "Il nostro movimento, noi giocatori, lo staff ed il mondo del rugby in Italia , deve migliorare e tanto! ma ad oggi, alla vigilia di una coppa del mondo, non serve a niente discutere del movimento, degli allenatori, dei giocatori e dirigenti o proporre soluzioni per migliorare il sistema... in questo momento l'unica cosa che dobbiamo e possiamo fare tutti insieme è tifare ITALIA e questa SQUADRA senza malizia!! ... ma con un semplice sentimento di AMORE per il nostro sport ed il nostro paese! Sabato prossimo non potrò essere a Londra con i ragazzi, voglio continuare le terapie senza perdere tempo... sarò davanti la mia TV a soffrire per 80min.. ma soprattutto a tifare la mia ITALIA !! E ai miei compagni dico: anche se distante.. vi sono vicino con il CUORE.. ho tanta fiducia in voi!!".
 Proviamo ad avere fiducia anche noi, e forza azzurri.
 
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