LONDRA - Seicentoventi guerrieri, 48 battaglie. Sedici stadi con due milioni e 300.000 spettatori (il 95% dei biglietti già venduto), un miliardo davanti alla televisione. Un giro d'affari da 3 miliardi e mezzo di euro, mezzo milione di turisti provenienti dai 5 continenti, 41.000 nuovi posti di lavoro creati. Un record dietro l'altro per il terzo evento sportivo di sempre, dopo Olimpiadi estive e mondiale di calcio. E' la Coppa del Mondo di rugby, che all'ottava edizione torna nella terra dove tutto è cominciato, un pomeriggio del 1823: quando William Webb Ellis, giovane studente di un college inglese della contea del Warwickshire - Rugby, proprio così -, "con grande disprezzo delle regole del football così com'era giocato a quell'epoca, prese il pallone tra le braccia e corse con quello". Il match d'esordio è in programma a Twickenham alle ore 21 italiane di venerdì: l'Inghilterra sfida gli imprevedibili giganti delle Isole Fiji. Sabato tocca anche all'Italia, ancora nel Tempio ovale, con la Francia. Venti squadre in 4 gironi, le prime due vanno ai quarti, finale a Londra la sera del 31 ottobre.
I FAVORITI - Vestono la maglia nera, perché - si dice - "portano il lutto dei loro avversari": gli All Blacks sono i campioni in carica e mai come oggi una perfetta, gioiosa macchina da guerra. Se il rugby è logica, vinceranno loro: più forti dal punto di vista tecnico, fisico e mentale, organizzati alla perfezione, dopo il successo di 4 anni fa sulla Francia hanno giocato 47 incontri e ne hanno persi solo 3. Ma attenzione: la palla ovale rimbalza sghemba, imprevedibile. In fondo, i Maestri di questo sport hanno vinto "solo" due titoli iridati (come Australia e Sudafrica, uno per l'Inghilterra) e nel 2011 stavano per farselo soffiare sotto il naso dai transalpini. E anche la Nuova Zelanda può restare vittima di - rarissime - amnesie. Il mese scorso, ad esempio: è caduta a sorpresa davanti all'Australia. Però una settimana più tardi si è vendicata di brutto.
I RIVALI - Le alternative al monopolio Blacks? L'Inghilterra gioca in casa, ha investito tutto in questo appuntamento, ha giocatori in grado di reggere l'impatto con i Tutti Neri, un buon equilibrio tra avanti e trequarti. Le manca (per ora) un fuoriclasse come Johnny Wilkinson, che regalò ai Leoni il mondiale del 2003. L'Australia è incredibilmente talentuosa, giovane, imprevedibile: però schizofrenica in regìa, e con una mischia ondivaga. Il Sudafrica è devastante negli impatti singoli, brutale e cinico. Pure troppo muscolare, noioso. L'Irlanda fa paura per compattezza, esperienza, concretezza: però negli ultimi mesi pare aver perduto smalto. La Francia è capace di tutto, nel bene e nel male: ma Philippe Saint-André è un allenatore sfiduciato. L'Argentina continua a progredire, ha battuto gli Springboks e potrebbe essere la grande sorpresa della manifestazione: 8 anni fa aveva chiuso al terzo postp. Molto dipenderà dalle energie bruciate durante la fase preliminare. C'è il solito 'girone della morte' (A, con Inghilterra, Australia, Galles e Fiji, più Uruguay), una seconda poule rognosa (la B: Sudafrica, Scozia e Samoa per due posti) mentre non dovrebbero avere problemi a passare Nuova Zelanda e Argentina nel C, Irlanda e Francia nel D, quello dell'Italia.
SPERANZE - Tra i giocatori c'è naturalmente grande attesa per le stelle Blacks e in particolare Dan Carter, l'apertura neozelandese che perse per infortunio la passata edizione dei Mondiali. E il vecchio capitano Richie McCaw sarà in grado ancora una volta di prendersi sulle spalle i compagni? Curiosità pure per Waisake Naholo, una formidabile ala maori che si era rotto il perone in estate ma sembra aver miracolosamente recuperato grazie alle cure di uno stregone del suo villaggio. Da vedere il numero 10 dell'Inghilterra, George Ford: qualcuno sostiene possa essere l'erede di Wilkinson. Chissà se avrà spazio per esprimersi un altro regista, l'australiano (di origine neozelandese) Quade Cooper, incomparabile genio e sregolatezza. Vi piacciono i film di Bud Spencer? Non perdetevi Mamuka Gorgodze, ruvida terza linea della Georgia, le mani come pale della pizza: "La nostra è una squadra vera, composta da veri georgiani", dice giustamente orgoglioso. Ha ragione: come loro, i Pumas, i Lelos uruguagi e la Romania, più naturalmente gli isolani "poveri" - Samoa, Fiji, Tonga -, che nonostante i sistematici saccheggi di neozelandesi e Canguri riescono comunque a presentare formazioni toste.
E STRANEZZE - Il giocatore più pesante dei Mondiali è un francese che però viene dal Pacifico: Uini Atonio, evidentemente pilone, sulla bilancia fa 145 chilogrammi. Un altro samoano, Vavao Afemi, è il più leggero: 65 chili, meno della metà dell'altro e speriamo non gli tocchi placcarlo. Il più alto? Un gallese che naturalmente di soprannome fa La Giraffa: Luke Charteris misura 2.06. L'australiano Will Skelton è 3 centimetri più basso ma pesa 140 chili: il ruolo del gigante in questa competizione spetta a lui. Il rugbista più tatuato non è un prevedibile isolano ma l'inglese Courtney Lowes, mentre il più giovane è il canadese Taylor Paris, 18 anni. Mauro Bergamasco a 36 stabilisce un significativo record: è alla sua quinta partecipazione ad una World Cup. Come lui solo il samoano Brian Lima. "Non vedo l'ora di scendere in campo", giura. "Questo mondiale sarà il più bello di sempre". Se lo dice lui, con tutta quella esperienza, potete credergli.
I FAVORITI - Vestono la maglia nera, perché - si dice - "portano il lutto dei loro avversari": gli All Blacks sono i campioni in carica e mai come oggi una perfetta, gioiosa macchina da guerra. Se il rugby è logica, vinceranno loro: più forti dal punto di vista tecnico, fisico e mentale, organizzati alla perfezione, dopo il successo di 4 anni fa sulla Francia hanno giocato 47 incontri e ne hanno persi solo 3. Ma attenzione: la palla ovale rimbalza sghemba, imprevedibile. In fondo, i Maestri di questo sport hanno vinto "solo" due titoli iridati (come Australia e Sudafrica, uno per l'Inghilterra) e nel 2011 stavano per farselo soffiare sotto il naso dai transalpini. E anche la Nuova Zelanda può restare vittima di - rarissime - amnesie. Il mese scorso, ad esempio: è caduta a sorpresa davanti all'Australia. Però una settimana più tardi si è vendicata di brutto.
I RIVALI - Le alternative al monopolio Blacks? L'Inghilterra gioca in casa, ha investito tutto in questo appuntamento, ha giocatori in grado di reggere l'impatto con i Tutti Neri, un buon equilibrio tra avanti e trequarti. Le manca (per ora) un fuoriclasse come Johnny Wilkinson, che regalò ai Leoni il mondiale del 2003. L'Australia è incredibilmente talentuosa, giovane, imprevedibile: però schizofrenica in regìa, e con una mischia ondivaga. Il Sudafrica è devastante negli impatti singoli, brutale e cinico. Pure troppo muscolare, noioso. L'Irlanda fa paura per compattezza, esperienza, concretezza: però negli ultimi mesi pare aver perduto smalto. La Francia è capace di tutto, nel bene e nel male: ma Philippe Saint-André è un allenatore sfiduciato. L'Argentina continua a progredire, ha battuto gli Springboks e potrebbe essere la grande sorpresa della manifestazione: 8 anni fa aveva chiuso al terzo postp. Molto dipenderà dalle energie bruciate durante la fase preliminare. C'è il solito 'girone della morte' (A, con Inghilterra, Australia, Galles e Fiji, più Uruguay), una seconda poule rognosa (la B: Sudafrica, Scozia e Samoa per due posti) mentre non dovrebbero avere problemi a passare Nuova Zelanda e Argentina nel C, Irlanda e Francia nel D, quello dell'Italia.
SPERANZE - Tra i giocatori c'è naturalmente grande attesa per le stelle Blacks e in particolare Dan Carter, l'apertura neozelandese che perse per infortunio la passata edizione dei Mondiali. E il vecchio capitano Richie McCaw sarà in grado ancora una volta di prendersi sulle spalle i compagni? Curiosità pure per Waisake Naholo, una formidabile ala maori che si era rotto il perone in estate ma sembra aver miracolosamente recuperato grazie alle cure di uno stregone del suo villaggio. Da vedere il numero 10 dell'Inghilterra, George Ford: qualcuno sostiene possa essere l'erede di Wilkinson. Chissà se avrà spazio per esprimersi un altro regista, l'australiano (di origine neozelandese) Quade Cooper, incomparabile genio e sregolatezza. Vi piacciono i film di Bud Spencer? Non perdetevi Mamuka Gorgodze, ruvida terza linea della Georgia, le mani come pale della pizza: "La nostra è una squadra vera, composta da veri georgiani", dice giustamente orgoglioso. Ha ragione: come loro, i Pumas, i Lelos uruguagi e la Romania, più naturalmente gli isolani "poveri" - Samoa, Fiji, Tonga -, che nonostante i sistematici saccheggi di neozelandesi e Canguri riescono comunque a presentare formazioni toste.
E STRANEZZE - Il giocatore più pesante dei Mondiali è un francese che però viene dal Pacifico: Uini Atonio, evidentemente pilone, sulla bilancia fa 145 chilogrammi. Un altro samoano, Vavao Afemi, è il più leggero: 65 chili, meno della metà dell'altro e speriamo non gli tocchi placcarlo. Il più alto? Un gallese che naturalmente di soprannome fa La Giraffa: Luke Charteris misura 2.06. L'australiano Will Skelton è 3 centimetri più basso ma pesa 140 chili: il ruolo del gigante in questa competizione spetta a lui. Il rugbista più tatuato non è un prevedibile isolano ma l'inglese Courtney Lowes, mentre il più giovane è il canadese Taylor Paris, 18 anni. Mauro Bergamasco a 36 stabilisce un significativo record: è alla sua quinta partecipazione ad una World Cup. Come lui solo il samoano Brian Lima. "Non vedo l'ora di scendere in campo", giura. "Questo mondiale sarà il più bello di sempre". Se lo dice lui, con tutta quella esperienza, potete credergli.