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Rugby, Mondiali; Brunel: "Con l'Irlanda la gara della svolta"

Il ct azzurro crede nella grande prestazione dei suoi, chiamati all'impresa contro i verdi: "Vorrei che finalmente riuscissimo a mostrare di cosa siamo capaci. Contro la Francia e contro il Canada per una ragione o per un’altra non ci siamo riusciti"
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LONDRA - “Torna Parisse, il nostro giocatore migliore, uno dei pochi di questa squadra che sa cosa vuol dire vincere. E questo è un buon punto di partenza. Non sappiamo se ce la farà a giocare gli ottanta minuti e per questo portiamo due terze in panchina, Zanni e Bergamasco”. Jacques Brunel, allenatore degli azzurri, non mostra le sue emozioni in vista di Irlanda-Italia di domenica. Ma dice che sarà “la partita della svolta”.
 
La logica delle scelte, un bilancio a metà strada, rammarichi e strategie per il futuro. Non solo per l’Italia rugbystica se non per il rugby tutto. “Io a fine mondiale scriverò a Joel Jutge,  il capo degli arbitri, e gli chiederò  dove vogliamo andare con il nostro sport. Perché se in touche e in mischia la strategia è quella di far uscire il pallone in fretta e eliminare la battaglia per la conquista io dico che è meglio levare due giocatori dal …
LONDRA - “Torna Parisse, il nostro giocatore migliore, uno dei pochi di questa squadra che sa cosa vuol dire vincere. E questo è un buon punto di partenza. Non sappiamo se ce la farà a giocare gli ottanta minuti e per questo portiamo due terze in panchina, Zanni e Bergamasco”. Jacques Brunel, allenatore degli azzurri, non mostra le sue emozioni in vista di Irlanda-Italia di domenica. Ma dice che sarà “la partita della svolta”.
 
La logica delle scelte, un bilancio a metà strada, rammarichi e strategie per il futuro. Non solo per l’Italia rugbystica se non per il rugby tutto. “Io a fine mondiale scriverò a Joel Jutge,  il capo degli arbitri, e gli chiederò  dove vogliamo andare con il nostro sport. Perché se in touche e in mischia la strategia è quella di far uscire il pallone in fretta e eliminare la battaglia per la conquista io dico che è meglio levare due giocatori dal campo”. Giocare a tredici, come si fa nella Rugby League il grande nemico della Rugby Union del gioco a 15. Brunel provoca e sa di farlo. Poi il rammarico. Come quattro anni fa in Nuova Zelanda è ancora l’Irlanda l’arbitro del destino mondiale dell’Italia. “Sì, ma io speravo di far meglio di Nick Mallett”, dice Brunel.
 
Intanto pensa agli irlandesi di domenica. “E’ la partita della svolta perché vorrei che finalmente riuscissimo a mostrare di cosa siamo capaci. Contro la Francia e contro il Canada per una ragione o per un’altra non ci siamo riusciti. Contro l’Irlanda lo possiamo fare, ma solo se restiamo nella partita. Se ci siamo con la testa, nel punteggio. Io credo che con questa attitudine non siamo secondi a nessuno. Certo se sbagliamo i placcaggi individualmente, come contro il Canada, o se non aggrediamo i nostri avversari e permettiamo loro di metterci sotto pressione con palloni alti, percussioni, potremo solo perdere”.
 
Per questo ha scelto di mettere in terza linea Simone Favaro. “Fisicamente è a posto ed è il giocatore che serve per mettere pressione su di loro e conquistare palloni. E anche Manici è un tallonatore dinamico. Perché la grande caratteristica di questa Irlanda è quella di mettere sotto pressione gli avversari, di fare 15 fasi consecutive senza perdere il pallone. Nelle ultime due partite contro di loro nel Sei Nazioni non abbiamo contrastato il loro gioco e abbiamo dovuto dare 220 placcaggi in una e 190 in un’altra. E le abbiamo perse entrambe”. E allora dentro un cagnaccio come Favaro che vada a contestare i palloni, che dia placcaggi avanzanti. “Con Sergio Parisse accanto si gioca con un altro spirito, dà sicurezza a tutte le terze linee. E giocare in Coppa del mondo dà comunque una carica in più” dice Simone Favaro.
 
Castrogiovanni non va nemmeno in panchina. “Problemi al nervo sciatico” taglia corto il general manager azzurro Gigi Troiani. Quindi dentro Cittadini e Aguero. E in touche come contrasteremo gli irlandesi, quello è un loro punto  di forza? “Fosse solo quello sarebbe facile”, sorride Brunel. Ma torna serio quando gli viene ricordato che quattro anni fa, a Dunedin, Nuova Zelanda, fu sempre l’Irlanda a far fuori l’Italia dal mondiale. Lui era là, sapeva che avrebbe preso il posto di Nick Mallett alla guida degli azzurri. “Ma non andai allo stadio, la vidi in televisione. Se mi immaginavo che mi sarei trovato nella stessa situazione? No, immaginavo che avrei fatto meglio di Mallett”. Rammarico nella voce. Lui però ha il contratto che scade a fine tour estivo 2016, ha tempo per ringiovanire la squadra. Lo farà? “Con quali giocatori? Tutti quelli che abbiamo devono fare ancora esperienza internazionale, potrebbero essere pronti fra tre anni. Canna è entrato in due partite e ha fatto bene, ma non ha ancora giocato una volta con le franchigie. Gli va dato tempo. E ancora, molti dei nostri giocatori non hanno la mentalità vincente, non sanno cosa voglia dire battere gli avversari. Solo chi gioca all’estero lo sa davvero. Parisse è importante per questo, perché sa cos’è la vittoria lui che ha guidato lo Stade Francais alla conquista del titolo di Francia”.