Sport

Rugby, Mondiali; Brunel: "Ma io volevo andare ai quarti..."

Dopo la vittoria sulla Romania nell'ultima partita in Inghilterra il presidente federale Gavazzi è ottimista: "Al nostro torneo do una sufficienza piena". Il ct invece ha tanti rimpianti: "Abbiamo sbagliato solo contro la Francia". E non parla del futuro: "Dobbiamo parlare"

3 minuti di lettura
EXETER - L’ottimismo del presidente federale Alfredo Gavazzi, la rabbia triste del ct Jacques Brunel. Il mondiale dell’Italia si chiude con la vittoria sulla Romania nonostante gli ultimi 20 minuti di corto circuito. “Io al nostro mondiale do una sufficienza ampia, un sei e mezzo. Bicchiere mezzo pieno e non sono gli ultimi minuti della partita a farmi cambiare idea. L’unico vero rammarico che è il match con la Francia, ci siamo trovati 18-3 per loro senza  che i francesi avessero fatto niente”, dice Gavazzi. “Festeggiare? Non c’è niente da festeggiare. Io volevo passare i quarti ed ero convinto di farcela, siamo andati molto vicini, siamo cresciuti, ma alla fine siamo terzi e la prossima settimana non c’è un’altra partita da giocare”, dice Brunel.
 
Il presidente guarda al futuro. “Abbiamo ben lavorato in questi tre anni (la sua presidenza), ora abbiamo tre mediani di mischia di livello, Gori in testa, e quattro-cinque aperture. Avete visto i progressi che ha fatto Allan? I problemi che abbiamo, semmai, sono per un numero 4 e un estremo”.
 
Brunel non sa se c’è un futuro. “Devo parlare con il presidente prima di potervi dire del prossimo Sei Nazioni (in teoria avrebbe il contratto fino a giugno 2016 ndr). Giovani sì ce ne sono, Gori e Allan sono molto cresciuti in questo torneo, e anche Furno e altri. Ma ora non so dirvi che farò. So che torno a Parma, bella città, bella gente, io abito lì,  e che a dicembre imbottigliamo il Minervois dello scorso anno”.
 
Gavazzi pensa che per crescere serva una terza franchigia in Celtic. “Fra tre anni dovremmo averne un’altra, significherebbe arrivare a 100 giocatori di altissimo livello da cui attingere. A Roma? Certo, se si mettono d’accordo, ma non c’è uno stadio. Comunque con la nazionale Emergenti ormai abbiamo altri cinquanta giocatori di livello pronti a essere utilizzati con la nazionale maggiore”.
 
A chi chiede se i cambi abbiano in qualche modo influenzato gli ultimi venti minuti della partita Jacques Brunel risponde testuale: “Non capisco la domanda. Ho cambiato la prima linea al 60’ come previsto sempre, poi ho fatto entrare Vunisa e altri. Quale è il problema?”. Una meta su Palazzani, entrato al posto di McLean, prima, e una su Canna, fatto entrare per spostare Palazzani mediano al posto di Gori. “No i problemi sono venuti perché abbiamo ridato alla Romania il pallone, un calcio, un problema dietro ci può stare, ma se facciamo fare a loro il gioco che vogliono allora le cose si fanno più difficili. Noi siamo così, non riusciamo a mantenere il nostro livello per due partite di seguito e abbiamo black out improvvisi”.
 
Il rompete le righe degli azzurri è bagnato dal titolo di man of the match per Edoardo ‘Ugo’ Gori, che oltre ai complimenti di Brunel e di Gavazzi per il suo ruolo di leader in campo si prende anche quelli del capitano azzurro Geldenhuys. “Sì lui è un leader per il futuro di questa squadra”. Poi parla della decisione di piazzare un calcio sul 29-10 per gli azzurri mentre Allan voleva calciare in touche per provare a fare la meta. “Sono giovani, sono irruenti. Ma piazzando andavamo sopra di 22 punti ovvero triplo break. Il fantasma di Robshaw che non ha piazzato con il Galles condannando l’Inghilterra a uscire aleggia su tutti noi”.
 
Gori ancora il ruolo di leader non se lo sente cucito addosso. “Devo lavorare molto su questo. La meta che non mi ha dato? Ho sbagliato il calcio. C’era Benvenuti che mi chiamava, non l’ho sentito. Ho pensato che i sostegni avrebbero tardato. La meta che ho segnato l’ho voluta con tutto me stesso invece”.
 
Ha fatto meta anche Alessandro Zanni, spostato a numero 8 per l’assenza di Parisse. Il friulano di poche parole si è commosso in diretta tv parlando dell’addio di Mauro Bergamasco. “Per la mia generazione è stato un esempio da imitare, un campione da ammirare. Ha cinque anni più di me, sono cresciuto guardandolo in nazionale e ho avuto il privilegio di giocare con lui. Certo che mi sono commosso. Ho fatto meta? Nevicherà all’Equatore.  E un’altra avrei potuto farla fare ma ho sbagliato. Forse con questo mondiale si chiude un ciclo, qualcuno uscirà dalla nazionale, certo. Ma se mi chiamano io ci sono sempre, perché giocare con la maglia azzurra è la cosa più bella. E Parisse, ve lo metto per scritto, non abbandona la nazionale, vedrete che ci sarà anche nel prossimo Sei Nazioni”.
 
Howells, gallese alla guida della Romania, dice che “nei primi trenta minuti non siamo stati fisici e abbiamo perso la sfida nei punti contatto e questo ha reso difficile la partita. Bisogna avere il controllo dei tuoi punti di forza e quelli rumeni sono fisicità nell’impatto e pressione.
Difficile fare valutazione sul mondiale volevamo vincere con il Canada e lo abbiamo fatto, ma credevo di poter battere una nazione di primo livello come l’Italia e invece non ci siamo riusciti e ora dobbiamo conquistarci l’accesso al mondiale 2019”.
 
I commenti dei lettori