ROMA - Il rugby piace agli scommettitori di tutto il mondo. La Rugby World Cup terminata lo scorso 31 ottobre ha mosso qualcosa come 200 milioni di euro, 20 solo per la finale Nuova Zelanda-Australia. Un interesse previsto e che ha spinto la Rugby Union a tenere, durante il mondiale, degli stage con i giocatori delle varie nazionali per scongiurare il "match fixing", pratica fraudolenta volta a modificare il risultato delle partite agendo su chi partecipa alla gara. Venti milioni di euro giocati sulla finale ovvero il volume delle scommesse sul campionato di Eccellenza lo scorso anno. Una massa di soldi che non è passata inosservata alla Federazione Rugby. Alfredo Gavazzi, presidente Federugby la paura l'ha presa un giorno nel bar sotto casa. "Si giocava Calvisano-Petrarca, big match del campionato Eccellenza - racconta - e il barista mi fa 'Danno il Calvisano 2-1, vuole scommettere?'. E' stato lì che mi sono reso conto di quanto le scommesse fossero arrivate anche da noi, e che era tempo di monitorare la cosa".
Così la Fir ha contattato Sportradar, società leader mondiale nel monitoraggio delle scommesse e nella ricerca delle possibili frodi. Quartier generale in Svizzera, uffici in 30 paesi con sedi operative da Dubai a New York, da Sidney a Hong Kong, a Singapore, a Mosca, Sportradar lavora a fianco di decine di federazioni sportive, è partner dell'Uefa, della federazione rugby inglese, della neozelandese. Non solo, ha implementato il Fraud detection system "un sofisticato sistema in grado, analizzando migliaia di dati ogni giorno, di monitorare l'intero panorama mondiale delle scommesse sportive, in tutto oltre 65mila eventi di undici discipline diverse ogni anno", dice Marcello Presilla, responsabile di Sportradar in Italia. Quando le scommesse o i soldi superano certi parametri statistici scatta l'allarme. "Ma non sempre vuol dire che dietro ci sia un'attività illecita", aggiunge Presilla. "Certo qualcosa come 150mila euro a partita in Eccellenza è molto, 450mila sulla finale di campionato, è moltissimo", dice Stefano Di Salvatore, presidente della Associazione italiana rugbysti (Air).
Problema: fra gli scommettitori ci sono anche dei rugbysti? E, soprattutto, rugbysti che giocano in Eccellenza? Un'indagine dell'Air ha svelato che sì, i rugbysti giocano, e giocano anche su campionati di cui dovrebbero disinteressarsi. Perché l'articolo 23 del Regolamento di giustizia della Federazione Rugby lo proibisce in modo chiaro: "E' fatto divieto ai tesserati di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso soggetti autorizzati a riceverle, che abbiano quale oggetto i risultati relativi agli incontri organizzati nell'ambito dell'attività federale ai quali partecipano personalmente o partecipa la società per la quale sono tesserati". "Quindi un giocatore di Eccellenza non può scommettere su quel campionato - chiarisce Gavazzi - né un ragazzo delle giovanili di una società di Eccellenza". Lo sanno i giocatori? Lo sanno le società? Nel dubbio la Fir ha deciso, prima federazione al mondo, di avviare il "Fir Integrity tour" un progetto di formazione nelle società contro il "match fixing". "Perché se è vero che il nostro sport ha sempre maggiore appeal è vero che un caso di frode per noi sarebbe devastante", dice Gavazzi.
"Le scommesse in sé non sono il male - dice ancora Presilla - ma occorre che gli atleti se ne tengano fuori". "Il fine di questo programma - spiega Gavazzi - è diffondere e rafforzare la conoscenza dei rischi e dei pericoli connessi al match fixing, attività criminale che mina la credibilità dello sport sfruttando le nuove tecnologie. L'integrità del nostro sport è alla base dei nostri valori istituzionali e l'Eccellenza è il massimo campionato nazionale". Il programma di sensibilizzazione durerà fino alla stagione 2017-2018. La prima squadra coinvolta è stata quella della Polizia, le Fiamme Oro.
Così la Fir ha contattato Sportradar, società leader mondiale nel monitoraggio delle scommesse e nella ricerca delle possibili frodi. Quartier generale in Svizzera, uffici in 30 paesi con sedi operative da Dubai a New York, da Sidney a Hong Kong, a Singapore, a Mosca, Sportradar lavora a fianco di decine di federazioni sportive, è partner dell'Uefa, della federazione rugby inglese, della neozelandese. Non solo, ha implementato il Fraud detection system "un sofisticato sistema in grado, analizzando migliaia di dati ogni giorno, di monitorare l'intero panorama mondiale delle scommesse sportive, in tutto oltre 65mila eventi di undici discipline diverse ogni anno", dice Marcello Presilla, responsabile di Sportradar in Italia. Quando le scommesse o i soldi superano certi parametri statistici scatta l'allarme. "Ma non sempre vuol dire che dietro ci sia un'attività illecita", aggiunge Presilla. "Certo qualcosa come 150mila euro a partita in Eccellenza è molto, 450mila sulla finale di campionato, è moltissimo", dice Stefano Di Salvatore, presidente della Associazione italiana rugbysti (Air).
Problema: fra gli scommettitori ci sono anche dei rugbysti? E, soprattutto, rugbysti che giocano in Eccellenza? Un'indagine dell'Air ha svelato che sì, i rugbysti giocano, e giocano anche su campionati di cui dovrebbero disinteressarsi. Perché l'articolo 23 del Regolamento di giustizia della Federazione Rugby lo proibisce in modo chiaro: "E' fatto divieto ai tesserati di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso soggetti autorizzati a riceverle, che abbiano quale oggetto i risultati relativi agli incontri organizzati nell'ambito dell'attività federale ai quali partecipano personalmente o partecipa la società per la quale sono tesserati". "Quindi un giocatore di Eccellenza non può scommettere su quel campionato - chiarisce Gavazzi - né un ragazzo delle giovanili di una società di Eccellenza". Lo sanno i giocatori? Lo sanno le società? Nel dubbio la Fir ha deciso, prima federazione al mondo, di avviare il "Fir Integrity tour" un progetto di formazione nelle società contro il "match fixing". "Perché se è vero che il nostro sport ha sempre maggiore appeal è vero che un caso di frode per noi sarebbe devastante", dice Gavazzi.
"Le scommesse in sé non sono il male - dice ancora Presilla - ma occorre che gli atleti se ne tengano fuori". "Il fine di questo programma - spiega Gavazzi - è diffondere e rafforzare la conoscenza dei rischi e dei pericoli connessi al match fixing, attività criminale che mina la credibilità dello sport sfruttando le nuove tecnologie. L'integrità del nostro sport è alla base dei nostri valori istituzionali e l'Eccellenza è il massimo campionato nazionale". Il programma di sensibilizzazione durerà fino alla stagione 2017-2018. La prima squadra coinvolta è stata quella della Polizia, le Fiamme Oro.