Rugby, piccoli campioni crescono: ''Nel giro di pochi anni anche l'Italia tra le Grandi''
di MASSIMO CALANDRI
Le nazionali U18 e U17 hanno battuto le più blasonate Inghilterra e Irlanda, c'è un movimento che cresce nonostante i risultati non esaltanti della nazionale maggiore. Parla il dt Ascione: ''Dobbiamo ancora lavorare tanto, ma i segnali sono buoni"
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ROMA - L'Italia del rugby che nel giro di pochi giorni supera Irlanda, Inghilterra e due volte la Francia pare un sogno, invece è tutto vero. Gli azzurrini dell'Under 18 hanno chiuso ieri con netto successo (17-5) sulla Nazionale inglese nell'International Series di Swansea dopo aver piegato anche quella irlandese. La Selezione A dell'Under 17 nel Conwy International Rugby Festival ha messo sotto prima la Francia Ovest e poi i gallesi dei Welsh Academicals, mentre la Selezione B ha ceduto all'ultimo minuto a Wales Rgc (5-10) ma dopo aver messo sotto la Francia Est. "Calma con l'entusiasmo. Non eravamo dei brocchi prima, non siamo dei campioni oggi. Ma nel giro di pochi anni saremo sullo stesso piano delle Grandi: questo è l'obiettivo".
Franco Ascione è il Direttore Tecnico Federale della Federazione. L'uomo da cui dipende il rugby italiano del futuro.
"Abbiamo intrapreso da due anni e mezzo un nuovo percorso, perché evidentemente prima nella formazione dei nostri atleti c'era qualcosa che non andava. Ora funziona tutto alla perfezione? No. Ci vuole ancora un po' di pazienza, e dobbiamo lavorare tanto. Però i segnali sono buoni: l'U20 si è difesa con onore nell'ultimo Sei Nazioni, ed era una squadra giovanissima, praticamente una U19. Sono sicuro che molti di questi ragazzi - almeno 7 di loro - li rivedremo presto nella Nazionale maggiore". Dicono che investendo nei Centri di Formazione e nelle Accademie si tolgano i ragazzi ai loro club, dove invece dovrebbero crescere. E così si trascura la base.
"Il nostro obiettivo è quello di essere al servizio dei club, non contro. Nessuna concorrenza. I nostri tecnici hanno l'ordine di andare verso le società, interagire al massimo. In alcune zone e con alcune persone succede meglio che altrove, ma continuiamo a progredire. Gli obiettivi della Fir e dei club sono gli stessi". Sì ma i risultati, almeno fino all'altro ieri...
"I risultati che interessano noi sono i 10.000 ragazzini in più rispetto allo scorso anno. E 2.000 di loro sono nella fascia che va dai 14 ai18 anni. Il rugby continua ad essere un successo, e noi dobbiamo essere all'altezza di questa domanda".
Le speranze del rugby azzurro
Però poi valgono i parametri dello sciagurato "progetto statura": quello che privilegia il fisico a scapito del talento. Dicono sia la sua Orribile Creatura.
"Sfatiamo la leggenda. Il Progetto Statura non è mai esistito, e io non c'entro nulla. C'era un'idea, non mia, che tendeva a privilegiare i ragazzi che potenzialmente sarebbero cresciuti molto fisicamente. Ma questo non vuole dire che scartiamo i piccoletti bravi: Masato, Minozzi, Violi, Bruno sono alcuni degli esempi. Però è vero che cerchiamo delle seconde linee, e in questo momento abbiamo solo 4-5 ragazzi proiettati verso i 2 metri. Ed è altrettanto vero che se ho un tre-quarti tecnicamente forte ed in grado di debordare, ma che è pure grande e grosso, sono più felice". Adesso la Fir insieme al nuovo ct O'Shea ha ingaggiato l'irlandese Stephen Aboud, che si occuperà di Accademia e formazione.
"Da giugno comincerà a lavorare anche sugli allenatori. E Daniele Pecini, l'uomo che alla Capitolina di Roma ha portato avanti un magnifico lavoro coi ragazzi, sarà quello che terrà i rapporti a livello regionale. Per crescere tutti insieme". E quando proveremo a vincerlo, il Sei Nazioni Under 20?
"Presto. Ogni cosa a suo tempo". Due, tre anni?
"A settembre avremo le idee ancora più chiare. Il progetto è quello di affiancare altre due Accademie alle franchigie di Treviso e Parma. Di far crescere i ragazzi durante la settimana ma poi di rimandarli ai club per il week end. E ci sarà qualche sorpresa in più. Abbiamo bisogno delle società, piccole e grandi, in tutta Italia. E di un campionato d'Eccellenza che sia una palestra importante per far crescere tutti: giovani giocatori ed allenatori. Il rugby italiano sta crescendo, parola".