LEICESTER - A Leicester c'è un italiano che la Premiership l'ha già vinta 4 volte. Ha capelli lunghi e barbone nero, spalle larghe e sguardo dolce, più punti (di sutura) sul corpo che un tailleur. Martin Castrogiovanni e il campionato inglese ovale. Che da quelle parti vale quanto il football: forse di più, almeno considerata l'importanza del torneo rispetto all'universo del rugby. Quattro titoli dall'esordio nel 2006, anno in cui venne anche premiato come miglior giocatore - evento rarissimo per un pilone, ruolo di grande sacrificio e raro palcoscenico -, al 2013, la stagione in cui lasciò il club per andarsene a Tolone, ma non avrebbe mai voluto. Castro: l'unico italiano - of course - inserito nella Hall of Fame dei Maestri di questo sport.
"Speriamo che anche per Ranieri sia il primo scudetto di una lunga serie. Io tifo per lui".
Ma come: non era un ultrà dell'Inter?
"E infatti Claudio l'ho conosciuto proprio quando era allenatore dei nerazzurri. Ci siamo scambiati i numeri di telefono, e quando è andato al Leicester mi ha chiamato. Per un consiglio importante".
Questioni sportive.
"Macché. Cose più importanti. Lo sapete come siamo noi italiani, no? Voleva gli dicessi dove si poteva mangiare bene. Naturalmente gli ho consigliato il mio ristorante, Timo. E' diventato un cliente abituale".
A Leicester i tifosi del rugby portano ancora allo stadio i pupazzi di lana con la faccia di Castrogiovanni.
"Mi vogliono bene. E domenica con la mia nuova squadra, il Racing '92 di Parigi, giochiamo lì: al City Ground di Nottingham. Semifinale secca di Championship".
Partita difficile.
"Per me, due volte. Ma darò tutto per il Racing. Oltre la Manica lo sanno, e credo mi rispettino anche perché conoscono la mia serietà. A Parigi ho appeso sul muro di casa mia la maglia del Leicester: è il club cui devo tutto, che mi ha fatto diventare la persona che sono oggi. Però quella di domenica è una grande sfida, e io sono dall'altra parte. Sport. Gli inglesi ne conoscono i valori più di tutti gli altri".
Dopo Castrogiovanni, un altro idolo italiano: Ranieri. Vogliono pure dedicargli una strada.
"Se la merita, è un grande. E Leicester è una città meravigliosa. Forse perché da qualche anno è anche un po' italiana".
"Speriamo che anche per Ranieri sia il primo scudetto di una lunga serie. Io tifo per lui".
Ma come: non era un ultrà dell'Inter?
"E infatti Claudio l'ho conosciuto proprio quando era allenatore dei nerazzurri. Ci siamo scambiati i numeri di telefono, e quando è andato al Leicester mi ha chiamato. Per un consiglio importante".
Questioni sportive.
"Macché. Cose più importanti. Lo sapete come siamo noi italiani, no? Voleva gli dicessi dove si poteva mangiare bene. Naturalmente gli ho consigliato il mio ristorante, Timo. E' diventato un cliente abituale".
A Leicester i tifosi del rugby portano ancora allo stadio i pupazzi di lana con la faccia di Castrogiovanni.
"Mi vogliono bene. E domenica con la mia nuova squadra, il Racing '92 di Parigi, giochiamo lì: al City Ground di Nottingham. Semifinale secca di Championship".
Partita difficile.
"Per me, due volte. Ma darò tutto per il Racing. Oltre la Manica lo sanno, e credo mi rispettino anche perché conoscono la mia serietà. A Parigi ho appeso sul muro di casa mia la maglia del Leicester: è il club cui devo tutto, che mi ha fatto diventare la persona che sono oggi. Però quella di domenica è una grande sfida, e io sono dall'altra parte. Sport. Gli inglesi ne conoscono i valori più di tutti gli altri".
Dopo Castrogiovanni, un altro idolo italiano: Ranieri. Vogliono pure dedicargli una strada.
"Se la merita, è un grande. E Leicester è una città meravigliosa. Forse perché da qualche anno è anche un po' italiana".