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Rugby: Champions ai Saracens, festa inglese dopo nove anni

La premiazione dei Saracens campioni d'Europa (afp)
La squadra di Londra supera in una finale bruttissima e senza mete i parigini del Racing per 21-9. Interrotto un digiuno che durava dal 2007: da quell'anno solo vittorie francesi e irlandesi
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ROMA - Al termine di una partita bruttissima e senza mete i Saracens di Londra si prendono la Champions del rugby battendo in finale a Lione per 21 a 9 i parigini del Racing 92, la squadra che ha messo fuori rosa Castrogiovanni - sorpreso a Las Vegas con Ibrahimovic dopo aver giurato che doveva andare in Argentina al capezzale di un parente -  ma oggi ne avrebbe avuto terribilmente bisogno. Erano 9 anni che una squadra inglese non saliva sul trono ovale d'Europa: nel 2007 era toccato agli Wasps che avevano piegato il Leicester, che il quella stagione schierava proprio Castro. Da allora, solo vittorie francesi (3 del Tolone, una di Tolosa) o irlandesi (Munster, e 3 del Leinster).

FRANCESI SENZA TESTA, ITOJE MONUMENTALE - Dieci punizioni, 7 per gli inglesi con Farrell e 3 per i francesi con il sudafricano Goosen, ma che noia. Ai Saracens è bastata una difesa aggressiva e una grande solidità nelle fasi ordinate - dove ha brillato la giovane seconda linea di origine nigeriana Maro Itoje, eletto man of the match - per avere la meglio sui transalpini, che hanno subito perso il mediano di mischia Macheneaud e affidato il resto della regìa ad un opacissimo Daniel Carter, non a posto fisicamente e sostituito nella ripresa dal modesto Talès. Privo di testa il Racing, che ha sempre inseguito, chiudendo il primo tempo sotto per 3 a 9, s'è fatto inevitabilmente intrappolare dall'organizzazione e dal cinismo inglese.

CONOR O'SHEA, CHE BATOSTA - Ventiquattr'ore prima, sullo stesso campo, i francesi del Montpellier avevano superato (26-19) gli Harlequins di Londra nella finale della Challenge Cup. Alla guida degli "arlecchini", che nell'ultima giornata di Premiership erano stati sconfitti con 40 punti di scarto, c'era Conor O'Shea: un congedo amaro per il nuovo ct dell'Italia, che si presenterà tra una decina di giorni.
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