Rugby, allarme doping: "Un tempo questo sport formava uomini, ora macchine"
di MASSIMO CALANDRIRobins Tchale Watchou, presidente del sindacato rugbisti francesi lancia l'allarme: "Troppe sostanze assunte dagli atleti, anche se legali". Poi cita il caso Dan Carter:"Se vengono somministrati corticoidi per far giocare un atleta vuole dire che c'è un problema". La conclusione è drammatica: "Dietro le scene del campionato transalpini anche tentativi di suicidio"
ROMA - "Un tempo il rugby costruiva degli uomini. Oggi costruisce delle macchine". Robins Tchale Watchou, presidente del sindacato dei rugbisti francesi, lancia un drammatico allarme attraverso un'intervista alla Reuters. Lo sport ovale è sotto accusa, altro che paradiso: atleti sottoposti a pressioni psicologiche e fisiche impossibili da sostenere, l'uso indiscriminato di farmaci più o meno legali, l'asticella alzata quotidianamente ben oltre il limite naturale. Le conseguenze? Un impressionante aumento di casi di depressione e tentativi di suicidio tra i giocatori professionisti, carriere distrutte prematuramente o il rischio di disabilità dopo il ritiro. Con la complicità dei club e dei loro medici, ma anche dei giocatori stessi.
GLI STEROIDI DI CARTER - Watchou cita il "caso" del fuoriclasse neozelandese Dan Carter, campione del mondo con gli All Blacks e ora apertura del Racing di Parigi, cui nella primavera scorsa avre…
GLI STEROIDI DI CARTER - Watchou cita il "caso" del fuoriclasse neozelandese Dan Carter, campione del mondo con gli All Blacks e ora apertura del Racing di Parigi, cui nella primavera scorsa avre…
ROMA - "Un tempo il rugby costruiva degli uomini. Oggi costruisce delle macchine". Robins Tchale Watchou, presidente del sindacato dei rugbisti francesi, lancia un drammatico allarme attraverso un'intervista alla Reuters. Lo sport ovale è sotto accusa, altro che paradiso: atleti sottoposti a pressioni psicologiche e fisiche impossibili da sostenere, l'uso indiscriminato di farmaci più o meno legali, l'asticella alzata quotidianamente ben oltre il limite naturale. Le conseguenze? Un impressionante aumento di casi di depressione e tentativi di suicidio tra i giocatori professionisti, carriere distrutte prematuramente o il rischio di disabilità dopo il ritiro. Con la complicità dei club e dei loro medici, ma anche dei giocatori stessi.
GLI STEROIDI DI CARTER - Watchou cita il "caso" del fuoriclasse neozelandese Dan Carter, campione del mondo con gli All Blacks e ora apertura del Racing di Parigi, cui nella primavera scorsa avrebbero iniettato dei corticoidi (steroidi usati per trattare le infiammazioni) per permettergli di partecipare alle semifinali del campionato francese, superando i problemi ad un ginocchio. "Ha preso qualcosa di legale, ma era davvero necessario? Se oggi vengono somministrati dei corticoidi per far giocare un atleta, allora vuol dire che c'è un problema. E rifiutarsi di parlarne sarebbe un clamoroso errore". Giocatori ridotti a "rottami", denuncia la seconda linea di origine camerunese a nome di tutti i colleghi del Top 14. "Il lato umano era al centro dello sport, la chiave di tutto: ma se perdiamo questo presupposto, dove andremo a finire?".
CARRIERE SPEZZATE - Watchou, 33 anni, ne parla spesso con i rugbisti più giovani: "Dico loro che sono certo: non riusciranno mai a giocare sino alla mia età, se continuano così. Quando finirò mi porterò dietro un sacco di lividi, ma loro prima dei 30 anni andranno sotto il chirurgo almeno 3 o 4 volte. Ci sono dei giovani che si affacciano presto alla Nazionale, e poi spariscono: prendete Teddy Thomas del Racing, è uno dotatissimo ma sempre infortunato, sono 2 anni che non lo vediamo in campo. In 10 anni di carriera, sarà fuori per almeno 7. In questo modo lo sport fa solo male alla salute".
LA 'PRESSIONE' DEI DOTTORI - "Il nostro sport deve essere responsabile, e sentirsi colpevole per non aver fatto abbastanza, mancando di coraggio quando serviva". Tutti dovrebbero lavorare per raddrizzare una situazione che sta degenerando. Anche i medici. "Il dottore è in una posizione difficile. E' responsabile della salute degli atleti, ma è sotto pressione perché la sua diagnosi non deve influire sulle prestazioni dell'atleta: e sa che quello vuole giocare a tutti i costi, che il club vuole vincere. Invece dobbiamo fare in modo che i medici siamo indipendenti: dovrebbero essere pagati dalla lega dei rugbisti o dalla federazione".
UN TENTATIVO DI SUICIDIO, 2 SETTIMANE FA - Robins Tchale Watchou racconta che come sindacato dei giocatori hanno sempre più spesso a che fare con casi "delicati". Drammatici. "Ci stiamo occupando di un ragazzo che ha tentato di uccidersi, 2 settimane fa. Non possiamo raccontare apertamente, serve discrezione: ma è anche questo che accade, dietro le scene del campionato di rugby francese".
GLI STEROIDI DI CARTER - Watchou cita il "caso" del fuoriclasse neozelandese Dan Carter, campione del mondo con gli All Blacks e ora apertura del Racing di Parigi, cui nella primavera scorsa avrebbero iniettato dei corticoidi (steroidi usati per trattare le infiammazioni) per permettergli di partecipare alle semifinali del campionato francese, superando i problemi ad un ginocchio. "Ha preso qualcosa di legale, ma era davvero necessario? Se oggi vengono somministrati dei corticoidi per far giocare un atleta, allora vuol dire che c'è un problema. E rifiutarsi di parlarne sarebbe un clamoroso errore". Giocatori ridotti a "rottami", denuncia la seconda linea di origine camerunese a nome di tutti i colleghi del Top 14. "Il lato umano era al centro dello sport, la chiave di tutto: ma se perdiamo questo presupposto, dove andremo a finire?".
CARRIERE SPEZZATE - Watchou, 33 anni, ne parla spesso con i rugbisti più giovani: "Dico loro che sono certo: non riusciranno mai a giocare sino alla mia età, se continuano così. Quando finirò mi porterò dietro un sacco di lividi, ma loro prima dei 30 anni andranno sotto il chirurgo almeno 3 o 4 volte. Ci sono dei giovani che si affacciano presto alla Nazionale, e poi spariscono: prendete Teddy Thomas del Racing, è uno dotatissimo ma sempre infortunato, sono 2 anni che non lo vediamo in campo. In 10 anni di carriera, sarà fuori per almeno 7. In questo modo lo sport fa solo male alla salute".
LA 'PRESSIONE' DEI DOTTORI - "Il nostro sport deve essere responsabile, e sentirsi colpevole per non aver fatto abbastanza, mancando di coraggio quando serviva". Tutti dovrebbero lavorare per raddrizzare una situazione che sta degenerando. Anche i medici. "Il dottore è in una posizione difficile. E' responsabile della salute degli atleti, ma è sotto pressione perché la sua diagnosi non deve influire sulle prestazioni dell'atleta: e sa che quello vuole giocare a tutti i costi, che il club vuole vincere. Invece dobbiamo fare in modo che i medici siamo indipendenti: dovrebbero essere pagati dalla lega dei rugbisti o dalla federazione".
UN TENTATIVO DI SUICIDIO, 2 SETTIMANE FA - Robins Tchale Watchou racconta che come sindacato dei giocatori hanno sempre più spesso a che fare con casi "delicati". Drammatici. "Ci stiamo occupando di un ragazzo che ha tentato di uccidersi, 2 settimane fa. Non possiamo raccontare apertamente, serve discrezione: ma è anche questo che accade, dietro le scene del campionato di rugby francese".