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Maglie, caps, libri e cravatte: il museo del rugby che il mondo ci invidia

Si trova a Colleferro, a pochi chilometri da Roma. Un'esposizione straordinaria diventata meta di pellegrinaggio degli appassionati provenienti da tutti i continenti

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ROMA - Centoquarantamila sterline - al cambio attuale fa 161.000 euro - per una autentica maglia degli "Originals", la mitica nazionale neozelandese di rugby protagonista di un leggendario tour in Europa e America tra il 1905 e il 1906: la cifra è stata pagata l'estate scorsa da un collezionista inglese. Che qualche mese dopo ha scoperto di essere stato truffato, perché l'esemplare era una copia: rammendata e scolorita alla perfezione, ma una copia. Per smascherare l'inganno ci è voluto un esperto di eccezione, uno che dei memorabilia ovali ha fatto una ragione di vita. Un italiano che negli ultimi anni è riuscito ad allestire un museo all'altezza di quello dei maestri All Blacks a Palmerston North, presieduto da Sir Brian Lochore. Sì, un italiano a modo suo ai vertici del rugby mondiale. Corrado Mattoccia è il fondatore e presidente del 'Museo del Rugby Fango e Sudore' di Colleferro, in provincia di Roma.

"Il vero collezionista deve essere un po' pazzo"

Un'esposizione straordinaria di 1.800 maglie di club e nazionali da ogni angolo della Terra, una collezione di francobolli dedicati, un'altra di caps (i cappellini consegnati ai giocatori alla vigilia di ogni test-match), insieme ad una biblioteca da fare impazzire gli appassionati ovali di tutto il mondo: 5.000 il libri e altrettante cravatte, il doppio di match-program. E infatti in museo, aperto nel 2008 al civico numero 144 di via Carpinetana Sud - ingresso gratuito -, è diventato meta di pellegrinaggio di rugbisti provenienti da tutti i continenti. "Due mesi fa è venuto a trovarci uno dei massimi esperti in circolazione, un australiano: ed è rimasto a bocca aperta, scoprendo che le introvabili casacche 'sbagliate' del tour australiano del 1976 - per la partita con l'Italia, a Milano, i Canguri giocarono con delle strisce verdi (e non gialle) sulle spalle - le avevamo quasi tutte noi a Colleferro", racconta Mattoccia. Che al museo invita anche le scuole "e allora facciamo anche delle lezioni ovali di storia, geografia e scienze: raccontando dell'Irlanda che solo a rugby gioca tutta unita, senza separarsi dal Nord del paese; o dell'importanza non solo simbolica di questo sport nella fine dell'apartheid in Sudafrica".

I pezzi migliori? "Tutti. Perché sono stati donati da grandi amici, da giocatori veri e non importa se campioni o no: appassionati come noi". Come il Bouclier de Brennus, lo scudo che Mauro Bergamasco si è guadagnato sul campo vincendo il campionato francese. O una torcia olimpica portata da un rugbista. L'atto di nascita dei Dogi, la selezione veneta: lo ha donato Marina, la moglie di Mirko Petternella. Maglie di fuoriclasse come Lomu, Pienaar, Wilkinson, Campese. E tutti gli azzurri. Qualche oggetto viene comprato all'asta con i soldi raccolti da Mattoccia organizzando delle pantagrueliche cene a Colleferro, "ma la verità è che quando noi partecipiamo i collezionisti si fanno da parte, perché riconoscono la genuinità - la passione - del nostro progetto: qualche tempo fa a Londra, ad esempio, ci siamo aggiudicati per 1.800 sterline una maglia che ne valeva 40.000".

Racconta che nell'attivissimo mercato mondiale i pezzi più pregiati restano quelli con il marchio All Blacks. "Poi quelli sudafricani ed australiani". Mattoccia, instancabile, è continuamente a 'caccia'. E a furia di accumulare memorabilia, finisce che i collezionisti si mettono in contatto con lui: "Purtroppo in giro circolano tanti pezzi falsificati: così mi chiamano per sapere le esatte caratteristiche di questa o quella maglia, per evitare di essere truffati". Il Museo è spesso itinerante, in Italia o all'estero: "Nell'estate scorsa abbiamo accettato l'invito della Nuova Zelanda, a Wellington". Sabato pomeriggio Mattoccia e il suo Museo saranno presenti con uno stand all'esterno dello Stadio Olimpico in occasione di Italia-Francia, terzo turno del Sei Nazioni.
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