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Rugby, gli All Blacks vincono in Australia, Sudafrica ok con i Pumas

(reuters)
Nel Quattro Nazioni inizio travolgente dei neozelandesi. Gli Springboks hanno la meglio sulla forte difesa dell'Argentina
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ROMA - Siamo alle solite: gli All Blacks, su di un altro pianeta, travolgono a Sidney i padroni di casa australiani (54-34) con un parziale di 8 mete a 0 dopo neppure un'ora di gioco, inaugurando la sesta edizione del Rugby Championship, il Quattro Nazioni del mondo di sotto. Nel secondo incontro, giocato al Nelson Mandela Stadium di Port Elizabeth, il Sudafrica ha superato l'Argentina per 37-15, imponendosi coi muscoli nella seconda parte del match.
 
Le corse di McKenzie - Quaranta a 6 per gli ospiti: mai nella storia i Canguri (a segno solo su punizione con Foley) erano stati messi sotto in questo modo nei primi 40 minuti di un test-match. Il punteggio era l'inevitabile conseguenza di una partita a senso unico, dominata dai neozelandesi grazie ad una prova erculea di Brodie Retallick, alle prove di forza e di tecnica della gigantesca terza linea Liam Squire, alla gestione elettrica e sempre puntuale di Aaron Smith, agli ispiratissimi attacchi di Damian McKenzie, finalmente schierato titolare con il numero 15. Alle mete di Rieko Ioane e Ryan Crotty (doppietta per entrambi), Squire e Sonny Bill Williams, nella ripresa si aggiungevano le marcature di McKenzie e Ben Smith. Sette trasformazioni su 8 di Beauden Barrett e nessuna punizione, non ce ne è stato bisogno. Mostruosi ma non privi di compassione, i Tutti Neri concedevano all'Australia di rimediare almeno in piccola parte alla figuraccia. Nel finale i Wallabies segnavano 4 mete (Rona, Kuridrani, Beale, Folau) che non cambiavano la sostanza ma rendevano un po' meno amaro il bilancio. Con quel che si è visto, è quasi banale pronosticare un altro successo nel torneo per i Blacks, campioni del mondo in carica: sarebbe il 5° in 6 edizioni del Championship, il 15° in 21 campionati compreso il Tri Nations.

Pumas, la difesa non basta -  Difesa aggressiva e sofisticata, l'abilità di concretizzare i pochi palloni a disposizione: l'Argentina ha tenuto testa a lungo agli Springboks, chiudendo il primo tempo sotto solo di 8 lunghezze (5-13) e con una meta per parte: Landajo per i Pumas, Skosen per i sudafricani. Ma nella ripresa i cambi dei padroni di casa,  solidissimi nelle fasi ordinate, hanno fatto la differenza: Sanchez ha illuso accorciando le distanze su punizione, poi sono arrivate le marcature di Rhule, Kolisi e Du Toit (in mezzo anche una di Boffelli per gli ospiti), con Jantjies sempre a trasformare. Quattro a mete a due ma niente bonus i Boks, apparsi fisicamente in gran forma. Argentini orgogliosi ma con una panchina non all'altezza.
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