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Rugby, presentato il Sei Nazioni: "Basta sconfitte, è ora di vincere"

(ansa)
Il presidente del Coni Malagò e quello della Fir, Gavazzi, placcano tutti con il loro ottimismo. Prima gara degli azzurri il 4 febbraio contro la formidabile Inghilterra. Capitan Parisse: "Questo gruppo è pronto"
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ROMA - Sono trascorsi 136 anni dal 16 dicembre 1882 a Swansea, Galles, quando l'Inghilterra batté 10-0 i padroni di casa sul prato del St. Helen's Rugby and Cricket Ground. Il primo incontro del torneo più antico del mondo, a quei tempi la meta valeva un punto e due il drop. Home Championship. Molto tempo dopo si sarebbe chiamato Cinque Nazioni. Sei, da quel pomeriggio del Duemila quando al Flaminio l'Italia all'esordio superò i campioni in carica della Scozia. Sabato 3 febbraio si ricomincia con Galles-Scozia e poi Francia-Irlanda, domenica 4 all'Olimpico di Roma (ore 16) è in programma Italia-Inghilterra. Sarà la prima giornata della diciannovesima edizione del Sei Nazioni di rugby, gli azzurri non se lo sono mai preso e difficilmente ci riusciranno adesso. Ma presentando la manifestazione e il prossimo match nella capitale, Giovanni Malagò e Alfredo Gavazzi placcano tutti: "Ora bisogna vincere, basta con le onorevoli sconfitte", dicono il presidente del Coni e quello della Fir. Un ottimismo che sorprende, anche perché negli ultimi tempi i risultati della Nazionale ovale non sono stati troppo entusiasmanti (10 sconfitte e una sola vittoria nel 2017, 14° posto nel ranking mondiale) e l'Inghilterra è una della squadre più forti del momento.
 
"Con l'Inghilterra in un Olimpico esaurito" - Dicono che tra meno di 2 settimane all'Olimpico ci saranno almeno 60.000 spettatori, mentre sarà più difficile riempire lo stadio per il secondo ed ultimo incontro casalingo, con la Scozia il 17 marzo. Malagò pensa positivo, con una premessa: "Vincere è il grido di tutti, il torneo è all'apice di tutte le manifestazioni sportive". E dunque: "Il 4 febbraio contro l'Inghilterra campione in carica sarà durissima, perché non l'abbiamo mai battuta nella storia del Sei Nazioni. Ci sarà il tutto esaurito all'Olimpico, bisogna che cominciamo a fare risultati il prima possibile perché non si vive solo di immagine, di prestigio e di valori, ma anche di risultati sul campo". Il numero uno dello sport italiano confessa di essere "incuriosito" dalla rosa azzurra, "un mix di atleti giovani ed esperti". Gavazzi lo rincuora: "Oggi ci sono tanti giovani accompagnati da qualche senatore, ci stiamo rinnovando in prospettiva degli anni futuri". Anche lui è decisamente ottimista. "Lo sport si fa per vincere, partecipare tanto per partecipare non mi è mai piaciuto. Vincere è lo scopo di tutte le nazioni, e lo è anche per noi".

Parisse: "Questo gruppo è pronto" -  L'Italia affronterà 3 trasferte molto difficili. Per la prima volta se la vedrà con la Francia non a Parigi ma a Marsiglia, la sera di venerdì 23 febbraio. Prima ancora sarà a Dublino, avversario l'Irlanda (sabato 10 febbraio), poi a Cardiff ospite del Galles (domenica 11 marzo). Tutti gli incontri saranno trasmessi in diretta da DMax. L'eterno capitano Sergio Parisse alza la testa: "Vogliamo toglierci delle soddisfazioni ma anche vincere le partite, non ci accontentiamo di essere competitivi". Qualcuno gli suggerisce di accontentarci di un successo su 5 partite, in fondo non sarebbe male. "Non firmerei per chiudere il torneo con una sola vittoria ma per 5 partite che all'ultimo minuto siamo ancora lì a giocarcela: perché vincerne una e poi prendere 50 punti di scarto in quella dopo non va bene. L'obiettivo è la continuità, che è sempre stato il nostro punto debole, non ci possiamo più permettere alti e bassi". Parisse, che a 34 anni ammette di avere "un po' di esperienza", giura: "Siamo pronti, questo gruppo sta crescendo davvero tanto. Ora mi piacerebbe concretizzare questa crescita con i risultati positivi".
 
La "prudenza" di O'Shea - Positivo ma un po' più prudente il ct Conor O'Shea: "Vogliamo vincere tutte le partite, ma la cosa più importante per noi sarà la prestazione. Il nostro obiettivo in tutte le partite è essere sicuri che giochiamo al nostro migliore livello. Non sono stupido, so che vengo giudicato sui risultati ma non è un problema. Noi giudicheremo noi stessi in base alla prestazione".
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