Italia nel paradiso del rugby a fianco degli All Blacks, ma grazie ad un museo romano
di MASSIMO CALANDRIA Toyota è stata inaugurata una esposizione che vede protagonisti il "Museo del Rugby, Fango e Sudore" di Artena e il New Zealand Rugby Museum
TOYOTA - Nonostante tutto, c'è qualcosa che l'universo ovale ci invidia. Un capolavoro di "coraggio" - parole dei neozelandesi, gente che di rugby un pochino se ne intende - che ci mette sullo stesso piano degli All Blacks. In Giappone, ai Mondiali. A Toyota è stata inaugurata una esposizione che vede protagonisti il "Museo del Rugby, Fango e Sudore" di Artena e il New Zealand Rugby Museum. Gli "azzurri" espongono 50 maglie storiche, che di solito potete trovare nel superbo museo permanente allestito nel borgo medievale della cittadina in provincia di Roma. A loro volta, i "kiwis" contribuiscono con molte memorabilia prestate dalla loro esposizione di Palmerston North.
I giapponesi - e migliaia di tifosi accorsi da tutto il mondo per la rassegna iridata - possono così ammirare una casacca di Jonny Wilkinson, l'uomo che in Australia regalò ai suoi la Coppa con uno storico drop nei tempi supplementari; o la…
I giapponesi - e migliaia di tifosi accorsi da tutto il mondo per la rassegna iridata - possono così ammirare una casacca di Jonny Wilkinson, l'uomo che in Australia regalò ai suoi la Coppa con uno storico drop nei tempi supplementari; o la…
TOYOTA - Nonostante tutto, c'è qualcosa che l'universo ovale ci invidia. Un capolavoro di "coraggio" - parole dei neozelandesi, gente che di rugby un pochino se ne intende - che ci mette sullo stesso piano degli All Blacks. In Giappone, ai Mondiali. A Toyota è stata inaugurata una esposizione che vede protagonisti il "Museo del Rugby, Fango e Sudore" di Artena e il New Zealand Rugby Museum. Gli "azzurri" espongono 50 maglie storiche, che di solito potete trovare nel superbo museo permanente allestito nel borgo medievale della cittadina in provincia di Roma. A loro volta, i "kiwis" contribuiscono con molte memorabilia prestate dalla loro esposizione di Palmerston North.
I giapponesi - e migliaia di tifosi accorsi da tutto il mondo per la rassegna iridata - possono così ammirare una casacca di Jonny Wilkinson, l'uomo che in Australia regalò ai suoi la Coppa con uno storico drop nei tempi supplementari; o la maglia con cui il mitico mediano di mischia gallese Gareth Edward vinse il Grande Slam nel 1976; quella di François Pienaar, il sudafricano che consegnò il trofeo a Nelson Mandela nel 1995; dei francesi Walter Spanghero e Rafael Ibanez, di alcuni totem del rugby australiano come Davis Campese, Mark Ella o Nick Farr-Jones; del figiano Waisale Serevi, il Maestro del rugby a 7; dell'argentino Agustin Pichot, delle leggende All Blacks - Buck Shelford, Zinzan Brooke, Kevin Mealamu -, di campioni georgiani, uruguagi, canadesi, dei protagonisti della Nazionale come Diego Dominguez. Insomma, un paradiso ovale.
Protagonista dell'operazione è il presidente e curatore del "Museo del Rugby, Fango e Sudore", Corrado Mattoccia, che ha presenziato al taglio del nastro insieme al sindaco di Toyota, Toshihiko Ota, a quello di Artena, Felicetto Angelini, e al direttore del New Zealand Rugby Museum, Stephen Berg.
Toyota, nella prefettura di Aichi, ospiterà 4 incontri della fase di qualificazione: e i giocatori del Galles - che oggi all'esordio hanno sconfitto la Georgia per 43-14 - sono stati tra i primi ospiti. Naturalmente si sono fatti fotografare accanto alla maglia di Edwards. "Il rugby è uno sport di coraggio", spiega Catherine Heir, in rappresentanza del New Zealand Rugby Museum. "Gli atleti si mettono in gioco sapendo di scontrarsi fisicamente con i propri avversari. La mostra che si inaugura oggi ha le stesse caratteristiche. Il coraggio ci ha permesso di far incontrare a metà strada queste due collezioni, agli antipodi l'una dall'altra. E come nel terzo tempo i giocatori incontrano e salutano i propri avversari, tre paesi - Italia, Nuova Zelanda, Giappone - si sono uniti nello stesso spirito di amicizia e rispetto reciproco". L'esposizione è allestita presso il Matsuzakaya Center. Sarà possibile visitarla, con ingresso libero, fino al 12 ottobre.
I giapponesi - e migliaia di tifosi accorsi da tutto il mondo per la rassegna iridata - possono così ammirare una casacca di Jonny Wilkinson, l'uomo che in Australia regalò ai suoi la Coppa con uno storico drop nei tempi supplementari; o la maglia con cui il mitico mediano di mischia gallese Gareth Edward vinse il Grande Slam nel 1976; quella di François Pienaar, il sudafricano che consegnò il trofeo a Nelson Mandela nel 1995; dei francesi Walter Spanghero e Rafael Ibanez, di alcuni totem del rugby australiano come Davis Campese, Mark Ella o Nick Farr-Jones; del figiano Waisale Serevi, il Maestro del rugby a 7; dell'argentino Agustin Pichot, delle leggende All Blacks - Buck Shelford, Zinzan Brooke, Kevin Mealamu -, di campioni georgiani, uruguagi, canadesi, dei protagonisti della Nazionale come Diego Dominguez. Insomma, un paradiso ovale.
Protagonista dell'operazione è il presidente e curatore del "Museo del Rugby, Fango e Sudore", Corrado Mattoccia, che ha presenziato al taglio del nastro insieme al sindaco di Toyota, Toshihiko Ota, a quello di Artena, Felicetto Angelini, e al direttore del New Zealand Rugby Museum, Stephen Berg.
Toyota, nella prefettura di Aichi, ospiterà 4 incontri della fase di qualificazione: e i giocatori del Galles - che oggi all'esordio hanno sconfitto la Georgia per 43-14 - sono stati tra i primi ospiti. Naturalmente si sono fatti fotografare accanto alla maglia di Edwards. "Il rugby è uno sport di coraggio", spiega Catherine Heir, in rappresentanza del New Zealand Rugby Museum. "Gli atleti si mettono in gioco sapendo di scontrarsi fisicamente con i propri avversari. La mostra che si inaugura oggi ha le stesse caratteristiche. Il coraggio ci ha permesso di far incontrare a metà strada queste due collezioni, agli antipodi l'una dall'altra. E come nel terzo tempo i giocatori incontrano e salutano i propri avversari, tre paesi - Italia, Nuova Zelanda, Giappone - si sono uniti nello stesso spirito di amicizia e rispetto reciproco". L'esposizione è allestita presso il Matsuzakaya Center. Sarà possibile visitarla, con ingresso libero, fino al 12 ottobre.