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Rugby, Mondiali: Inghilterra avanti, l'Argentina torna a casa

George Ford (Inghilterra) festeggia una meta (ap)
Complice un rosso che lascia i Pumas in inferiorità numerica per un tempo e mezzo, la nazionale britannica si impone 39-10 assicurandosi la qualificazione ai quarti
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TOKYO - Sessantatré minuti in superiorità numerica, 15 contro 14. Per l'Inghilterra la partita più importante della fase di qualificazione, quella che valeva l'andare avanti o il prendere l'aereo, si è messa subito bene. Finisce 39-10 per gli inglesi (5 mete: May, Daly, Young, Nowan e Cowan-Dickie), l'Argentina torna a casa con due sconfitte (a meno di una clamorosa debacle francese con Tonga) e passano ai quarti l'Inghilterra e la Francia rendendo inutile, quasi un allenamento, la loro sfida del 12 ottobre.

La partita che ha visto convergere sul Tokyo Stadium almeno 20mila inglesi, e duemila argentini, la partita che si attendeva come lo scontro fra la geometria anglosassone e la sfrontatezza latina, di fatto, complice quel rosso iniziale, è stata in fondo brutta, lenta, noiosa. A dieci dalla fine il pubblico, per dire, ha iniziato ad andarsene, un po' per non restare intasato nella metro, un po' perché tutto era …
TOKYO - Sessantatré minuti in superiorità numerica, 15 contro 14. Per l'Inghilterra la partita più importante della fase di qualificazione, quella che valeva l'andare avanti o il prendere l'aereo, si è messa subito bene. Finisce 39-10 per gli inglesi (5 mete: May, Daly, Young, Nowan e Cowan-Dickie), l'Argentina torna a casa con due sconfitte (a meno di una clamorosa debacle francese con Tonga) e passano ai quarti l'Inghilterra e la Francia rendendo inutile, quasi un allenamento, la loro sfida del 12 ottobre.

La partita che ha visto convergere sul Tokyo Stadium almeno 20mila inglesi, e duemila argentini, la partita che si attendeva come lo scontro fra la geometria anglosassone e la sfrontatezza latina, di fatto, complice quel rosso iniziale, è stata in fondo brutta, lenta, noiosa. A dieci dalla fine il pubblico, per dire, ha iniziato ad andarsene, un po' per non restare intasato nella metro, un po' perché tutto era deciso, scritto, ma con un inchiostro grigio, una calligrafia uniforme.

Chissà se Mario Ledesma ha pensato a Italia-Sudafrica quando ha visto Nigel Owens estrarre il cartellino rosso per un placcaggio alto di Lavanini su Farrell. Se si è sentito vicino a Conor O'Shea, anche lui concentrato sulla partita della vita e poi, di fatto costretto a giocarla con un altro copione. Visto dalla tribuna, e anche al rallentatore sul grande schermo, il giallo ci stava, il rosso è apparso un po' eccessivo. "No, decisione corretta - dice Mario Ledesma - che poi abbia condizionato la partita è chiaro". D'altra parte era dall'inizio della partita che Owens invitava i capitani a calmare gli animi, è vero che cinque minuti prima c'era stato un rissone per placcaggio in ritardo di Matera su Youngs. Ma pochi minuti dopo il rosso,  un fallo di Tuilagi su Boffelli in volo alla caccia del pallone non viene considerato da giallo. "L'arbitro ha pensato che non fosse pericoloso".

Con un uomo in meno nel pack per gli argentini è stata una partita di sacrificio assoluto. Un sacrificio che ha permesso ai Pumas di resistere sul 5-3 fino al 35'. Poi due fiammate inglesi e fine del primo tempo sul 15-3. Nella ripresa le cose si sono subito complicate per gli argentini che hanno subìto la pressione fisica degli inglesi che dopo ripetuti tentativi di sfondamento del muro biancoceleste, vanno in meta con un'improvvisa apertura su Ford. Da lì strada in discesa. I Pumas si ricordano dell'orgoglio e al 72' vanno in meta con una bella azione alla mano conclusa da Moroni. Poi è l'Inghilterra a ripartire e nel giro di due minuti, sul gong finale, segna due mete di forza. "Non è stato facile giocare contro i quattordici argentini", è l'onore delle armi offerto da Eddie Jones, coach inglese. Nel primo match di giornata vittoria dell'Australia sull'Uruguay per 45-10.