Rugby, Mondiali: Nuova Zelanda sul velluto, ma la Namibia strappa applausi
di ALESSANDRO CECIONIGli All Blacks vincono 71-9 una gara in equilibrio per 30', africani senza paura
TOKYO - Due considerazioni su questo All Blacks-Namibia finito 71-9 per i campioni del mondo in carica (mete di Reece, Lienert Brown, man of the match, Ta'Avao, Smith, Moody, Lienert Brown, Reece, Retallick, Smith, Barrett, Perenara). La prima è che la Namibia interpreta nel migliore dei modi lo spirito del rugby e della Coppa del mondo. Solo quattro giocatori sono professionisti, il resto dilettanti, eppure al 30' del primo tempo erano indietro di un solo punto, 10-9. "E' stata una grande sfida e una grande opportunità per noi giocare contro la Nuova Zelanda", dice Phil Davies ct della Namibia che quando giocava per il Galles aveva Steve Hansen, ora coach degli All Blacks, come allenatore. E alla fine della conferenza stampa prende l'applauso dei giornalisti per quello che la sua squadra ha messo in mostra. Una squadra che gioca senza patemi quella africana, che prova soluzioni, che non ha paura a sfidare gli avversari. Lo avevamo visto anche c…
TOKYO - Due considerazioni su questo All Blacks-Namibia finito 71-9 per i campioni del mondo in carica (mete di Reece, Lienert Brown, man of the match, Ta'Avao, Smith, Moody, Lienert Brown, Reece, Retallick, Smith, Barrett, Perenara). La prima è che la Namibia interpreta nel migliore dei modi lo spirito del rugby e della Coppa del mondo. Solo quattro giocatori sono professionisti, il resto dilettanti, eppure al 30' del primo tempo erano indietro di un solo punto, 10-9. "E' stata una grande sfida e una grande opportunità per noi giocare contro la Nuova Zelanda", dice Phil Davies ct della Namibia che quando giocava per il Galles aveva Steve Hansen, ora coach degli All Blacks, come allenatore. E alla fine della conferenza stampa prende l'applauso dei giornalisti per quello che la sua squadra ha messo in mostra. Una squadra che gioca senza patemi quella africana, che prova soluzioni, che non ha paura a sfidare gli avversari. Lo avevamo visto anche contro l'Italia. E guardando la Namibia contro gli All Blacks viene da pensare che la differenza fra Italia e le altre squadre sia un po' questo prendersi troppo sul serio degli italiani, mentre forse certe "libertà" di gioco potrebbero essere la chiave verso una nuova visione e una nuova strada.
Alla fine dell'incontro questo è stato anche più palese. Sembrava una gita fra amici, dopo essersi inchinati insieme verso le tribune namibiani e neozelandesi sono restati in mezzo al campo a parlarsi, a scambiarsi le maglie. Rugby di un tempo lontano eppure così vicino, così necessario.
Seconda considerazione. 10-9 al 30' poi gli All Blacks si ricordano chi sono e, in 14 contro 15 per il giallo a Laulala, in dieci minuti segnano tre mete. La squadra messa in campo da Steve Hansen era per certi versi sperimentale. Alla apertura è andato il Barrett più giovane, Jordie, è stato fatto rientare in squadra Retallick dopo l'infortunio alla spalla (ma è uscito dopo poco, forse per un riacutizzarsi del dolore). Non tutto ha funzionato, la manovra non è stata fluida, c'era più individualità che collettivo, ma alla ripresa del gioco la musica è cambiata. In pochi minuti i neozelandesi avevano collezionato 20 ricicli contro i tre dei namibiani e quando la palla corre da un lato all'altro del campo è difficile tamponare gli attacchi. Le mete hanno iniziato a susseguirsi e Jordie Barrett (alla fine suoi 21 punti) a centrare i pali sulle trasformazioni. Accanto a lui come portatore della piazzola per posizionare il pallone c'era sempre il fratello Bauden. Come una piccola riunione di famiglia sul prato di casa.
Mete su mete fino al capolavoro finale, all'azione che vale il biglietto (con All Blacks ancora in 14 per giallo a Tuungafasi). Fra gli esperimenti viene messo TJ Perenara apertura, con Barrett spostato centro. Parte un contrattacco in verticale, la palla va a Perenara, placcato mentre cade la passa a Ioane, che la dà a Ben Smith, placcato l'estremo fa un sottomano verso l'ala e chi c'è a prenderlo? TJ Perenara che corre a dieci centimetri dalla linea e quando è il momento giusto si tuffa, placcato e in volo appoggia la palla sulla linea di meta e rotola fuori. Ci vuole il Tmo per capire la qualità funambolesca del gesto atletico, per fare esplodere l'applauso di tutto lo stadio. Un capolavoro. Sabato prossimo (diretta Rai2 alle 6,45) ci sarà All Blacks-Italia. La Namibia ha mostrato una via possibile per uscire fra gli applausi dalla sfida impossibile.
Alla fine dell'incontro questo è stato anche più palese. Sembrava una gita fra amici, dopo essersi inchinati insieme verso le tribune namibiani e neozelandesi sono restati in mezzo al campo a parlarsi, a scambiarsi le maglie. Rugby di un tempo lontano eppure così vicino, così necessario.
Seconda considerazione. 10-9 al 30' poi gli All Blacks si ricordano chi sono e, in 14 contro 15 per il giallo a Laulala, in dieci minuti segnano tre mete. La squadra messa in campo da Steve Hansen era per certi versi sperimentale. Alla apertura è andato il Barrett più giovane, Jordie, è stato fatto rientare in squadra Retallick dopo l'infortunio alla spalla (ma è uscito dopo poco, forse per un riacutizzarsi del dolore). Non tutto ha funzionato, la manovra non è stata fluida, c'era più individualità che collettivo, ma alla ripresa del gioco la musica è cambiata. In pochi minuti i neozelandesi avevano collezionato 20 ricicli contro i tre dei namibiani e quando la palla corre da un lato all'altro del campo è difficile tamponare gli attacchi. Le mete hanno iniziato a susseguirsi e Jordie Barrett (alla fine suoi 21 punti) a centrare i pali sulle trasformazioni. Accanto a lui come portatore della piazzola per posizionare il pallone c'era sempre il fratello Bauden. Come una piccola riunione di famiglia sul prato di casa.
Mete su mete fino al capolavoro finale, all'azione che vale il biglietto (con All Blacks ancora in 14 per giallo a Tuungafasi). Fra gli esperimenti viene messo TJ Perenara apertura, con Barrett spostato centro. Parte un contrattacco in verticale, la palla va a Perenara, placcato mentre cade la passa a Ioane, che la dà a Ben Smith, placcato l'estremo fa un sottomano verso l'ala e chi c'è a prenderlo? TJ Perenara che corre a dieci centimetri dalla linea e quando è il momento giusto si tuffa, placcato e in volo appoggia la palla sulla linea di meta e rotola fuori. Ci vuole il Tmo per capire la qualità funambolesca del gesto atletico, per fare esplodere l'applauso di tutto lo stadio. Un capolavoro. Sabato prossimo (diretta Rai2 alle 6,45) ci sarà All Blacks-Italia. La Namibia ha mostrato una via possibile per uscire fra gli applausi dalla sfida impossibile.