Dicono che i piloni, quelli grandi e grossi che a rugby giocano in prima linea, vadano tutti dritti in paradiso. Perché all'inferno ci sono già stati sul campo, costretti a fare a cornate con gli avversari in ogni mischia, condannati a sacrificarsi in tutte le zuffe per poi passare l'ovale a quelli belli e immacolati, che di solito vanno elegantemente in meta. Però Dan Palmer all'inferno c'è stato due volte. Il numero 3 australiano, 1.80 di altezza per 115 chili di muscoli, 32 anni, una carriera internazionale nel mondo di sotto (Melbourne Rebels, Warathas, Brumbies) e in quello di sopra (una stagione in Francia, a Grenoble) prima di ritirarsi nel 2015, ha celato per troppo tempo un segreto che purtroppo è sempre difficile rivelare. Figuriamoci nell'ambiente sportivo e in una disciplina come la sua. Ieri lo ha scritto sulle colonne del Sidney Morning Herald. "La mia morte sarebbe stata meglio per tutti, piuttosto che scoprire che ero gay", il titolo di un intervento coraggioso e commovente. Un coming out che ha ricevuto il sostegno dei suoi vecchi compagni nei Wallabies, leggende come David Pocock e l'attuale capitano dei Canguri, Michael Hooper. Palmer è il secondo grande rugbista a rivelare la propria omosessualità - il gallese Gareth Thomas lo fece nel 2009, quando ancora giocava -, così come il più famoso arbitro ovale del mondo, Nigel Owens, pure lui originario del Galles.
"Ho sognato di scomparire per sempre"
"Ero intrappolato in una storia falsa e non vedevo via d'uscita. Molte notti piangevo fino a quando non mi addormentavo e prendevo regolarmente un cocktail pesante di oppioidi", ha raccontato il pilone. "Ho sognato di scomparire, di cambiare nome e ricominciare da capo la mia vita". Che tormento, che dolore. "Non è esagerato dire che ad un certo punto morire sarebbe stato meglio che lasciar trapelare la mia omosessualità. La battaglia è stata prima di tutto contro me stesso".
Folau, l'intollerante che fa eccezione
"Non sono stato forzato a farlo, non cercavo nessun tipo di pubblicità". Esordisce Palmer nel suo articolo. "Mi ha messo molta apprensione, scrivere questo articolo. Mi sono sentito come se stessi raccontando un'altra persona, ma una persona che ha contribuito ad essere quel che sono oggi, in meglio o in peggio. Non penso che descrivere le mie esperienza sia qualcosa che dovevo fare. Ma spero possa aiutare qualcuno che si troverà nelle mie stesse condizioni". Vale la pena di ricordare che con la stessa maglia dei Wallabies ha giocato Israel Folau, un fuoriclasse di origini tongane, fervente cristiano evangelico noto per le sue violente posizioni anti-gay che gli sono costate il posto in squadra alla vigilia dei mondiali dello scorso anno: "Ubriachi, omosessuali, adulteri, bugiardi, fornicatori, ladri, atei, idolatri: l'inferno vi aspetta. Pentitevi! Solo Gesù può salvarvi", aveva scritto qualche tempo fa su Twitter. Dan e Israel non si sono mai incrociati nello stesso club, tantomeno in nazionale.
I complimenti dei compagni: "Dan, un grande"
"Non avrei mai volute rispondere alle sue parole, ma questa storia si è trascinata per così tanto tempo che alla fine ho sentito la responsabilità di dover dire qualcosa", ha spiegato Palmer. "Non pensavo a me, ma al grande impatto che le sue parole possono avere su tanti ragazzi che guardano a lui come un esempio e intanto combattono ogni giorno per comprendere la loro sessualità". "Se Israel potesse vedere le conseguenze dei suoi interventi, dubito li farebbe ancora. E comunque, per fortuna uno come lui nel rugby rappresenta l'eccezione, non la regola". Come hanno dimostrato le reazioni dei suoi vecchi compagni, dopo aver letto l'articolo: "Lo sport credo dia il meglio di sé quando sfida la società ad essere più inclusiva. Questo intervento ci dimostra quanto ancora ci sia da fare", ha commentato Pocock, aggiungendo: "Dan è uno dei migliori uomini con cui ho avuto la fortuna di giocare. Uno che ha sempre lavorato duro e - attualmente - un vero genio". Per Hooper, "Dan è un gran ragazzo e un grande Wallaby: ha parlato chiaro, sono molto felice per lui". Sì, c'è ancora molto tempo: ma un giorno quel pilone andrà dritto in paradiso, potete scommetterci.