ROMA - "Io sono un medico. Il paziente è molto malato. Ma prima di trovare la cura ho bisogno di fare una diagnosi precisa. Lasciatemi leggere tutte le carte, al di là dei bilanci pubblica: in questi giorni voglio conoscere la realtà amministrativa della Fir". Marzio Innocenti, che medico lo è per davvero, si è già messo al lavoro. E stamani il nuovo presidente della Federazione ha incontrato on-line i giornalisti, un'ora di colloquio per chiarire alcuni passaggi-chiave di quella che sarà la sua gestione. Obiettivo? "Tirarci fuori dal pantano dove siamo finiti. Ritrovare i valori del nostro sport, che abbiamo dimenticato: inaridendoci". Con una premessa: "Non sono l'uomo con la bacchetta magica. I problemi dobbiamo risolverli insieme: a partire da quel signore che ogni giorno apre il cancello del suo piccolo club in provincia. Se riusciamo a capire che in meta ci si va con la spinta di tutti, possiamo ancora farcela".
I milioni del Sei Nazioni, e come spenderli
"Quando dico che un contratto (quello che ci lega al torneo) non ci salverà, intendo che faremo di tutto per restare nel Sei Nazioni: ma non dobbiamo aggrapparci a quel salvagente e basta. E' importante capire che abbiamo una nostra identità e dobbiamo meritarcelo, quel posto". "Arriveranno 60 milioni nelle nostre casse? Sappiate che non ce li regaleranno: ogni stagione il fondo Cvc si prenderà una percentuale di quel che avremmo altrimenti incassato. Una cosa è certa: quei soldi non li spenderò per tappare i buchi della tante gestioni". Niente mance a pioggia. "Voglio investire in progetti che facciano crescere il nostro rugby, e ho bisogno di prendere una decisione con tutti club italiani. Ad esempio potremmo decidere di metterli per nuove strutture, che mancano soprattutto nel Sud. Oppure, potremmo prendere 40-50 formatori dall'estero e mandarli in nelle società italiane a formare gli allenatori e quelli che diventeranno i nostri formatori del futuro. Sono scelte che faremo insieme".
Il futuro delle due franchigie
"Da una prima occhiata ai bilanci, ancora da approfondire, ci siamo resi conto che si spende troppo per le franchigie. Servono invece risorse da mettere sul territorio". Ballano diversi milioni di euro. "Treviso mi sembra che tutto sommato si regga da sola, le Zebre non mi paiono altrettanto autonome: ma dovranno trovare loro, il sostegno che manca". Altrimenti la franchigia si sposterà a Padova? "Alessandro Banzato, presidente del Petrarca, mi ha scritto che sarebbe disponibile a rilevare una franchigia. Ma ho ricevuto la stessa proposta da altri interlocutori, pure dall'estero. Dobbiamo vedere i progetti: noi non facciamo impresa, facciamo rugby. Se sono compatibili coi nostri obiettivi di crescita, bene: altrimenti, lasciamo perdere. Però adesso ci vuole attenzione, e calma".
La Superlega entro un paio d'anni
"Il campionato domestico deve tornare ad essere importante: attrarre il pubblico, i media, gli sponsor. Non so quanto ci vorrà, forse un paio d'anni. Vorrei una Superlega sul modello della Nba americana, con un commissioner e una certa autonomia: si partecipa in base a criteri economico-finanziari, tecnico-sportivi e di strutture". Non una cosa circoscritta a Veneto e dintorni. "Al contrario, faccio una ipotesi: se la Sicilia si mette d'accordo con 3 suoi club e poi trova un forte finanziamento - che so, grazie alla Regione -, può schierare una sua squadra". L'intenzione è polarizzarsi nelle città: all'inizio 6 compagini, niente retrocessioni. E porte aperte per chi ha le caratteristiche richieste. "Franchigie, Superlega e poi campionati non professionistici, con ragazzi che giocano ma al tempo stesso studiano o lavorano. I Comitati regionali protagonisti, la Federazione pronta supportarli".
Il segretario e il ritorno al gioco
"In Federazione voglio un segretario (o direttore, fa lo stesso) generale che abbia le chiavi del nostro rugby: per mettere in pratica quel che presidente e consiglio decidono, e fare da collegamento con tutto. E' una figura che dobbiamo individuare". A parte i professionisti e il Top10, il rugby italiano è fermo da un anno. "Una delle nostre priorità è tornare presto al rugby vero, quello giocato. C'è una commissione scientifica che conosce bene la situazione e ci dirà come muoverci: ma la volontà è ricominciare al più presto, in particolare con le Under 16 e Under 18".
Una squadra professionista femminile?
Dopo la gaffe di Giovanni Malagò, presidente Coni che ha detto: "Ho due figlie femmine, mi sarebbe piaciuto un maschio per farlo giocare a rugby", tutto il mondo ovale - soprattutto quello in rosa - è insorto. "La mia idea è di strutturare un campionato femminile di prima e seconda divisione, anche se soffriamo ancora un gap nel numero di praticanti. Recentemente ho avuto delle proposte per un torneo europeo a livello di club: si potrebbe pensare di far partecipare una squadra professionistica italiana".
"Una meta da segnare insieme"
Un ultimo pensiero alla Nazionale: "Ieri, quei 40 punti di scarto dal Galles me li prendo io: è colpa mia, perché rappresento il movimento. Farò tutto il possibile perché non accada più. Però ricordatevi che ognuno di noi ha una sua piccola parte di responsabilità: il rugby italiano ha una sua dignità, dobbiamo tornare presto a fare delle buone cose. Spingiamo insieme in meta".