✕

Rugby, stop ai campi in erba sintetica. Ma tanti club non sanno dove giocare

Lettera della federazione alle società: "Chi non sarà in regola non riceverà l'omologazione". Dei 31 campi solo 5 sembra possano passare l'esame di World Rugby. Un terremoto per il settore
2 minuti di lettura

Il rugby italiano dei dilettanti torna ai vecchi terreni di una volta: tra (poca) erba e (molta) terra battuta, e quando piove che battaglie nel fango! Nel mirino della Federazione ovale finiscono infatti i campi in erba sintetica, che negli ultimi 15 anni sono sorti in tutta la penisola grazie a finanziamenti agevolati, diventando vitali per molte società. Però nel frattempo le strutture - che si degradano inevitabilmente, e avrebbero bisogno di manutenzioni annuali - tranne rarissimi casi non sono più state adeguate agli standard internazionali di World Rugby: fino alla passata gestione Fir la questione era rimasta congelata grazie ad una serie di discutibili deroghe, nel corso dell'ultimo consiglio federale si è deciso di dire basta. "E' un tema di sicurezza, di responsabilità penali e civili", spiega Marzio Innocenti, presidente Fir. Che ha indirizzato una lettera ai club italiani: "Da questa stagione 2021-22, chi non sar&a…

Il rugby italiano dei dilettanti torna ai vecchi terreni di una volta: tra (poca) erba e (molta) terra battuta, e quando piove che battaglie nel fango! Nel mirino della Federazione ovale finiscono infatti i campi in erba sintetica, che negli ultimi 15 anni sono sorti in tutta la penisola grazie a finanziamenti agevolati, diventando vitali per molte società. Però nel frattempo le strutture - che si degradano inevitabilmente, e avrebbero bisogno di manutenzioni annuali - tranne rarissimi casi non sono più state adeguate agli standard internazionali di World Rugby: fino alla passata gestione Fir la questione era rimasta congelata grazie ad una serie di discutibili deroghe, nel corso dell'ultimo consiglio federale si è deciso di dire basta. "E' un tema di sicurezza, di responsabilità penali e civili", spiega Marzio Innocenti, presidente Fir. Che ha indirizzato una lettera ai club italiani: "Da questa stagione 2021-22, chi non sarà in regola non riceverà l'omologazione".

Federazione pronta ad aiutare

E non potrà ospitare partite di campionato. Dalla serie A in poi - escluse le 2 franchigie e il Top10 -, i tornei cominciano a metà ottobre, tra poco più di un mese. La lettera è quasi un terremoto per il settore. "Ci rendiamo perfettamente conto delle ripercussioni che le nostre decisioni avranno sull'attività e la vita sociale di alcuni club, per cui abbiamo assunto tutte le determinazioni possibili di carattere tecnico-organizzativo per attenuarle". La Federazione garantisce "ampia elasticità" nel riprogrammare le gare in modo da poterle far disputare su altri campi, e si mette addirittura a disposizione per contribuire ad eventuali spese di trasferta e organizzazione. "La Fir e in particolare la Commissione Impianti saranno impegnati per rendere i tempi e le pratiche per la messa a norma dei campi il più possibile rapidi e senza intoppi", promette Innocenti nella sua lettera.

31 campi da sistemare

Ma quanti sono in Italia i campi da rugby in sintetico? Trentuno: di questi, sembra che solo 5 possano passare l'esame di World Rugby. Dei club bocciati, 10 sono privi di alternative: nel senso che non hanno altri campi - in erba naturale, oppure sintetica ma omologata - a disposizione. Particolarmente delicata la situazione della Liguria, con 3 società che rischiano grosso. In Puglia sono 2 i club che dovrebbero avere analoghi problemi, e uno rispettivamente in Veneto, Trentino, Lazio, Sicilia, Sardegna. "Fino al 30 giugno scorso questo tema è stato gestito con deroghe e in assenza di un regolamento attuativo scritto e chiaramente definito, nonostante i vigenti ed obbligatori principi informatori del Coni che regolano la materia. Chi firmava tali deroghe si assumeva quindi una responsabilità inequivocabile sia dal punto di vista civile che penale", è scritto nella lettera della Fir. "Il Consiglio Federale e io, come Presidente, non vogliamo e non possiamo lasciare la responsabilità ai Presidenti dei club e tantomeno assumercela noi in prima persona: di certo non possiamo pensare di gravarla sulle spalle di altri come il responsabile tecnico della Fir (...). Partendo da questo dato di fatto abbiamo ragionato tenendo presente innanzi tutto la salute e la sicurezza dei nostri ragazzi insieme agli interessi dei club e la serietà del nostro ambiente".