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Italia, di buono c'è solo la vittoria. Uruguay ko, ma quanta sofferenza

(afp)
A Parma gli azzurri, indisciplinati e privi di personalità, vincono 17-10 ma rischiano una figuraccia. Ci salva Faiva
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PARMA - Avremmo dovuto maltrattare l'Uruguay come gli altri - quelli bravi - fanno sempre con noi. Invece, che paura: a 4 minuti dal termine ci si ritrova con un giocatore in meno a difendere l'ultima trincea della meta del pari dei Teros. Ci salva un neozelandese di origine tongane: Faiva. Un'Italia indisciplinata e priva di personalità supera i latino-americani (17-10) al termine di un incontro equilibrato e però noioso, che un rosario di errori da entrambe le parti ha ulteriormente imbruttito. Due mete a uno: a segno gli esordienti Bruno e Faiva, tra le poche note positive. Una squadra stanca, incapace di sostenere tre impegni internazionali di fila. Priva di idee, di un piano di gioco sufficiente ad imporsi ai modesti ospiti: che hanno retto lo scontro fisico ("Dobbiamo essere impattanti", "confidenti", "performare meglio": così ripeteva ieri Lamaro, oggi anonimo capitano) e nel finale di gara avrebbero meritato di pi&…

PARMA - Avremmo dovuto maltrattare l'Uruguay come gli altri - quelli bravi - fanno sempre con noi. Invece, che paura: a 4 minuti dal termine ci si ritrova con un giocatore in meno a difendere l'ultima trincea della meta del pari dei Teros. Ci salva un neozelandese di origine tongane: Faiva. Un'Italia indisciplinata e priva di personalità supera i latino-americani (17-10) al termine di un incontro equilibrato e però noioso, che un rosario di errori da entrambe le parti ha ulteriormente imbruttito. Due mete a uno: a segno gli esordienti Bruno e Faiva, tra le poche note positive. Una squadra stanca, incapace di sostenere tre impegni internazionali di fila. Priva di idee, di un piano di gioco sufficiente ad imporsi ai modesti ospiti: che hanno retto lo scontro fisico ("Dobbiamo essere impattanti", "confidenti", "performare meglio": così ripeteva ieri Lamaro, oggi anonimo capitano) e nel finale di gara avrebbero meritato di più. "Abbiamo tracciato una linea sulla sabbia: indietro non andiamo": così il ct Crowley aveva salutato la chiara sconfitta con gli All Blacks. Il campo gli ha purtroppo dato torto: dopo essere stati travolti dall'Argentina, gli azzurri hanno rischiato la figuraccia denunciando tutti i limiti di un movimento che, dopo aver toccato il fondo, può solo sperare di risalire. Ci vorrà tanto sacrificio. E pazienza.

Bruno in meta, ma quante incertezze

Ci sono voluti 12 minuti e qualche incertezza di troppo (Ruzza) prima di riuscire a sbloccare il risultato con l'esordiente Bruno, lanciato da un lungo e lungimirante assaggio di Garbisi. Ma gli azzurri erano riusciti ad avanzare solo grazie all'indisciplina ospite - in particolare con gli avanti - costata diversi calci di punizione. Una deriva che la meta non ha cambiato: in ritardo sui raggruppamenti a terra, poco incisivi quando hanno deciso di penetrare al centro della difesa avversaria (Padovani), gli italiani nella prima mezz'ora hanno finito per adeguarsi al ritmo uruguagio, invece di imporre il proprio. Il nervosismo innescato dai latino-americani gli si è ritorto contro, però che spreco quando - dopo il giallo a Iniciarte - Braley è stato fermato a un metro dalla marcatura senza sostegno. Garbisi ha prudentemente chiuso il primi tempo piazzando in mezzo ai pali un facile calcio di punizione.

Che orgoglio i Teros, l'Italia trema

Chi si aspettava un cambio di marcia nella ripresa restava subito deluso: le incertezze si ripetevano, in particolare in rimessa laterale (Bigi) e sempre intorno ai punti di incontro (Braley, Lamaro). L'Uruguay prendeva coraggio, ma quando provava a giocare con l'ovale alla mano dimostrava tutta la sua modestia: Freitas pasticciava, offrendo agli azzurri l'occasione per un ampio contropiede. Sulla rimessa laterale ai 5 metri, il ct Crowley cambiava l'intera prima linea e il neozelandese di origine tongana, anche lui all'esordio, si tuffava in meta. Garbisi ispessiva il punteggio però il sorriso durava poco: l'Uruguay con orgoglio metteva radici nella metà campo avversaria, rinunciava a piazzare una facile punizione e dopo una serie di robusti pick and go Sanguinetti mercava di forza.

Il calvario finale, per fortuna Faiva c'è

Gli ultimi 20 minuti si trasformavano in un calvario, con la squadra italiana in debito di ossigeno e spaventata a morte. Ci metteva una pezza Faiva, poi entrava Tavuyara che mostrava subito di essere di un altro pianeta. Dispiace pensarlo, ma dopo 20 anni è ancora con gli oriundi e gli equiparati che possiamo pensare di fare strada nel rugby internazionale. Bruno veniva eletto man of the match (ma che bravo Ardao, per l'Uruguay). Fusco ha dimostrato di essere superiore a Braley, che ha deluso così come tanti altri. Male le seconde linee partite titolari, per niente incisivo Lamaro e pure Steyn e Negri poco presenti, Padovani negli inserimenti non ha mai vinto un solo scontro fisico, tra Bigi e Faiva la differenza è evidente. Crowley avrà tanto da lavorare, se non vuole che anche il prossimo Sei Nazioni si riveli una sofferenza.

Italia-Uruguay 17-10 (10-3)
Marcatori:
12' pt meta Bruno tr. Garbisi, 19' cp Favaro, 40' cp Garbisi; 12' st Faiva tr. Garbisi, 20' meta Sanguinetti tr Ormaechea
Italia: Padovani - Bruno (34' st Tavuyara), Brex, Morisi, Ioane - Garbisi, Braley (20' st Fusco) - Steyn, Lamaro, Negri (20' st Licata) - Ruzza, Fuser (16' st Sisi) - Nemer (10' st Ceccarelli), Bigi (10' st Faiva), Fischetti (dal 10' al 32' st Traoré). A disposizione: Canna.
Uruguay: Silva (dal 19' al 31' st Vinals) - Favaro (16' st Ormaechea), Arcos Pérez (34' st Alonso), Freitas, Mieres - Etcheverry, Iniciarte - Diana, Civetta, Ardao (33' st Lamanna) - Liendekar (30' st Magno), Dossantos - Arbelo (38' st Pecuno), Kessler (25' st Kessler), Sanguinetti (33' st Benitez).
Arbitro: Evans (Gal)
Note: 32' pt giallo a Iniciarte e 35' st Fischetti; Bruno man of the match