Rugby, le Zebre cambiano casa: trasloco a Milano o Padova
di Massimo Calandri , di Massimo CalandriLe Zebre traslocano a Milano? Un importante gruppo finanziario lombardo si è detto interessato alla franchigia ovale della Fir, che sembra destinata a lasciare Parma al termine della prossima stagione. Fino a poche settimane fa, tutti scommettevano su di un futuro trasferimento del marchio Zebre - che negli ultimi 10 anni in Emilia non si è mai veramente radicato sul territorio, per non parlare dei modesti risultati sul campo - dall'Emilia a Padova: nella città veneta un imprenditore, Alessandro Banzato, presidente del Petrarca, ha bussato da tempo chiedendo di gestire la squadra, forte dell'esperienza del dg Vittorio Munari. Recentemente si è però fatto avanti un secondo soggetto: l'interesse pare sia decisamente concreto, se è vero che anche Beppe Sala, sindaco del capoluogo lombardo, ne è a conoscenza. Non è stata presentata formalmente alcuna proposta alla Federazione. Non ancora, almeno. E comunque le Zebre restano legate a Parma fino al 2023. Ma i potenziali investitori milanesi, e naturalmente Banzato, rappresentano una valida alternativa soprattutto dal punto di vista economico: oggi è quello il punto debole del club parmigiano, che come l'altra franchigia - Treviso - conta sul contributo della Federazione, ma a differenza dei veneti non ha mai trovato un finanziatore privato di peso come Luciano Benetton. Milano e Padova potrebbero invece garantire un supporto finanziario importante. L'ipotesi del capoluogo lombardo è due volte suggestiva: 25 anni dopo si potrebbe replicare ai vertici del rugby italiano quel binomio Treviso-Milano che aveva regalato una Nazionale in grado di battere alcune tra le migliori squadre d'Europa e aprirsi la strada all'ingresso nel Sei Nazioni.
Innocenti: "Voltare pagina con le Zebre"
Marzio Innocenti, presidente Fir, non conferma e tantomeno smentisce l'interessamento del gruppo finanziario milanese per il futuro delle Zebre. Ma chiarisce il suo pensiero sulla franchigia federale, dopo una intervista ai francesi di Midi Olimpique che ha provocato molto clamore. "Con le Zebre abbiamo effettivamente bisogno di voltare pagina, per il bene di tutto il rugby italiano", conferma Innocenti. "Questo però non significa che io voglia portarle a tutti i costi a Padova o da qualche altra parte". Ogni anno la Fir versa poco meno di 5 milioni di euro sia a Parma che a Treviso: la differenza è che i veneti raddoppiano la cifra coi capitali privati, mentre gli emiliani si affidano a sponsor relativamente piccoli. "Il bilancio dei trevigiani si avvicina a quello dei grandi club europei, con cui riescono a competere alla pari. Le Zebre non possono permetterselo". Ma con la pandemìa, anche far quadrare i conti in Federazione è complicato. "Una franchigia all'altezza deve trovare qualcuno che metta tanti soldi nel club quanti ne mettiamo noi". Altrimenti, cambiano le prospettive. "Senza sponsor, le Zebre continuano ad andare avanti col nostro contributo. Però allora puntiamo solo su di una squadra di giovani italiani da crescere, e pazienza se non sarà forte quanto le avversarie". Un club di questo genere difficilmente sarebbe gradito agli organizzatori dello United Rugby Championship. "E allora torniamo al punto di partenza: un club europeo ha bisogno di investitori importanti. Che poi le Zebre restino a Parma o traslochino, è relativo: ma sarà sempre privilegiata un territorio con profonde radici ovali, e un aeroporto vicino".