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Troppi colpi, rischio demenza: 180 ex fanno causa al rugby

Steve Thompson, uno degli ex atleti che ha fatto causa ai vertici del rugby 
Tra loro anche figure di primissimo piano della palla ovale, come Steve Thompson e Ryan Jones. E’ un’azione simile a quella sostenuta dai professionisti americani della Nfl, e che aveva portato ad un risarcimento di quasi 800 milioni di euro
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La specialità di Alix Popham (43 anni) sono sempre stati i placcaggi block-busting, quelli alti col petto: forte del suo metro e 91 di statura per ben oltre il quintale di peso, fermava gli avversari senza quasi piegare le ginocchia. Che impatti! Secondo i dottori, in 14 anni di professionismo ha subito più di centomila tra piccoli e grandi traumi alla testa. Steve Thompson (44) è il tallonatore inglese che vinse il mondiale in Australia nel 2003, quello del drop di Jonny Wilkinson: ma non se lo ricorda. Ha dimenticato anche la meta che segnò lo stesso all’Italia nel Sei Nazioni. La storia di Ryan Jones (41) è stata ben raccontata nei giorni scorsi: terza linea gallese come Alix, pure lui ha difficoltà a rammentare la sua vita sportiva, è depresso e piange sovente senza motivo. Ed Slater, gigante inglese di 1.96, il mese scorso è stato costretto al ritiro: a 33 anni. Anche per lui, sintomi di demenza a causa dei troppi colp…

La specialità di Alix Popham (43 anni) sono sempre stati i placcaggi block-busting, quelli alti col petto: forte del suo metro e 91 di statura per ben oltre il quintale di peso, fermava gli avversari senza quasi piegare le ginocchia. Che impatti! Secondo i dottori, in 14 anni di professionismo ha subito più di centomila tra piccoli e grandi traumi alla testa. Steve Thompson (44) è il tallonatore inglese che vinse il mondiale in Australia nel 2003, quello del drop di Jonny Wilkinson: ma non se lo ricorda. Ha dimenticato anche la meta che segnò lo stesso all’Italia nel Sei Nazioni. La storia di Ryan Jones (41) è stata ben raccontata nei giorni scorsi: terza linea gallese come Alix, pure lui ha difficoltà a rammentare la sua vita sportiva, è depresso e piange sovente senza motivo. Ed Slater, gigante inglese di 1.96, il mese scorso è stato costretto al ritiro: a 33 anni. Anche per lui, sintomi di demenza a causa dei troppi colpi ricevuti durante la carriera. Hanno sviluppato forme diverse di epilessia, problemi neuronali, Parkinson, con una causa comune: il rugby.

Una causa miliardaria, come nella Nfl americana

Popham, Thompson, Jones e Slater sono tra i 180 atleti che soffrono di encefalopatia traumatica e che oggi hanno portato in giudizio i vertici ovali mondiali: World Rugby e le federazioni inglese e gallese. E’ un’azione simile a quella sostenuta dai professionisti americani della Nfl, e che aveva portato ad un risarcimento di quasi 800 milioni di euro. Secondo i rugbisti, non avrebbero adottato ragionevoli misure per prevenire le conseguenze dei ripetuti traumi al capo dei giocatori. “Non è solo una questione di risarcimento economico”, hanno spiegato al Times quelli di Rylands, lo studio legale che cura gli interessi dei 180 e di altri 75 campioni di Rugby League (la versione a 13 del gioco). “L’obiettivo è anche rendere il rugby più sicuro e fare in modo che gli atleti di oggi siano controllati di più, vengano curati nella maniera migliore se si scopre che stanno soffrendo delle conseguenze cerebrali in conseguenza degli scontri sul campo”.

“L’obiettivo è rendere il rugby più sicuro”

 Il rugby non è assolutamente in discussione. Anzi. “I giocatori che rappresentiamo, amano il rugby. Vogliono però che le organizzazioni al vertice di questo sport accettino la correlazione tra i ripetuti colpi alla testa e i permanenti problemi neuronali, facendo qualcosa per proteggere i giocatori e supportare quelli feriti”. “Le federazioni – spiega ancora lo studio Rylands - hanno fallito nell’educare e avvertire gli atleti circa le possibili conseguenze degli scontri, non hanno fatto abbastanza per ridurre gli impatti negli allenamenti, sono state profondamente inadeguate nell’insegnare a riconoscere certi effetti nel corso delle partite”. Negli ultimi anni il regolamento è per fortuna cambiato ed è in continua evoluzione, introducendo valutazioni sempre più severe per evitare i contatti con la testa, nell’obiettivo di rendere il rugby sempre più sicuro.