In sette rifiutano la maglia arcobaleno: nel rugby australiano un nuovo caso Folau
di Massimo Calandri , di Massimo CalandriSYDNEY - L’Australia è uno dei paesi più moderni, giovani, sensibili e aperti del mondo. Il rugby è uno sport che fa dell’inclusione uno degli elementi portanti. Eppure, ci risiamo: dopo le assurde, imperdonabili dichiarazioni di Israel Folau contro i gay - “Sono destinati all’inferno” -, che nel 2019 costarono al campione di origine tongana il licenziamento dalla federazione, ecco un nuovo e grave caso di discriminazione sessuale. Sette atleti del Manly Sea Eagles, storico club di rugby league (la versione a 13) australiano, giovedì non scenderanno in campo alla vigilia del play-off nel previsto incontro coi Sydney Roosters: hanno rifiutato di indossare la maglia arcobaleno che il club ha voluto per sostenere i diritti umani e in particolare a quelli legati “al genere, alla razza, alla cultura, alle abilità e ai movimenti Lgbt”. L’allenatore dei Manly, Des Hasler, ha detto che i giocatori “ribell…
SYDNEY - L’Australia è uno dei paesi più moderni, giovani, sensibili e aperti del mondo. Il rugby è uno sport che fa dell’inclusione uno degli elementi portanti. Eppure, ci risiamo: dopo le assurde, imperdonabili dichiarazioni di Israel Folau contro i gay - “Sono destinati all’inferno” -, che nel 2019 costarono al campione di origine tongana il licenziamento dalla federazione, ecco un nuovo e grave caso di discriminazione sessuale. Sette atleti del Manly Sea Eagles, storico club di rugby league (la versione a 13) australiano, giovedì non scenderanno in campo alla vigilia del play-off nel previsto incontro coi Sydney Roosters: hanno rifiutato di indossare la maglia arcobaleno che il club ha voluto per sostenere i diritti umani e in particolare a quelli legati “al genere, alla razza, alla cultura, alle abilità e ai movimenti Lgbt”. L’allenatore dei Manly, Des Hasler, ha detto che i giocatori “ribelli” si sono giustificati parlando di ragioni “religiose e culturali”. Ha precisato che la squadra rispetta la loro decisione, aggiungendo: “Sono giovani che hanno forti convinzioni. Cercheremo di aiutarli dal punto di vista della loro salute mentale: credo ne abbiano terribilmente bisogno”. Anche Peter V'landys, presidente della lega, si è augurato che “quei ragazzi cambino presto il loro modo di pensare”.
Ian Roberts, 57 anni, oggi attore affermato, è stato una delle stelle degli Sea Eagles con 100 presenze in carriera, e quasi trent’anni fa il primo rugbista australiano a raccontare la propria omosessualità: “E’ una decisione triste. In questi giorni, sono sicuro che ogni ragazzino di Sydney che sta combattendo con la propria sessualità ascolterà questa storia, e si sentirà ancora più in difficoltà”. La vicenda sta monopolizzando i social australiani, che accusano i 7 di omofobia e qualcuno sottolinea l’atteggiamento “bigotto” in particolare delle comunità provenienti dalle isole vicine.
Anthony Albanese, primo ministro australiano, naturalmente sostiene l’iniziativa “arcobaleno” dei Manly Sea Eagles: “E’ bene che lo sport sia sempre più inclusivo, e che nella società australiana tutti siano rispettati per quello che sono”. La vicenda dei 7 ha completamente oscurato il lancio previsto in questa settimana del Women League in Round, che puntava a sottolineare il ruolo della donna nello sport e “placcare” tutte le disuguaglianze di genere.
Sempre secondo l’allenatore Des Hasler, il club ha forse peccato nel gestire l’iniziativa della maglia arcobaleno: “Le intenzioni sono buone, il valore è quello della inclusione. Ma i giocatori non sono stati prima consultati, la squadra non ha adeguatamente informato le parti interessate all’interno e all’esterno”. Ha quindi chiesto scusa a tutti: “Ai giocatori, e ai gruppi minoritari all'interno della comunità che abbracciano i colori dell'arcobaleno come simbolo di orgoglio per quello che sono”.