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Rugby, nasce l'archivio italiano: mischie, placcaggi e mete per tutti gli appassionati

Da quella prima partita di Bologna, nel 1891, ai nostri giorni: la Federazione sta raccogliendo decine di migliaia di immagini e documenti che saranno presto disponibili online e gratuitamente. "Un'operazione culturale di grande respiro, con la collaborazione di tutti i club" dice la Fir, che nel 2018 festeggerà un secolo di vita
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È cominciato tutto nel 1891. Thomas Edison brevettava il fonografo, Papa Leone XIII promulgava l'enciclica Rerum Novarum. E per la prima volta, il rugby veniva introdotto in Italia da Daniele Marchetti, insegnante di educazione fisica vicentino: provò a far giocare una partita ai ginnasti della Virtus Bologna. L'anno seguente ne scrisse sul suo manuale "Salute e Forza": non era mai accaduto che la parola rugby venisse citata in un testo scritto italiano. Nel 1897, trasferitosi da Bologna a Milano, Marchetti fece disputare nel cortile del Castello Sforzesco un incontro fra allievi dell'istituto tecnico "Bonaventura Cavalieri" e del "Carlo Cattaneo", dove insegnava. Dopo un'ora e mezza, nessuna delle due squadre era riuscita a segnare una meta.

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Sono alcune delle storie raccolte da Elvis Lucchese, giornalista e scrittore veneto che insieme a Gianluca Galzerano, Francesco Grosso e Daniele Resini sta completando per la Federazione ovale una "operazione culturale di grande respiro": la creazione di un archivio digitalizzato e consultabile gratuitamente - ci sono già circa 30.000 immagini, per non dire dei documenti scritti - della storia del rugby italiano. Storia che ufficialmente nasce il 28 settembre del 1928 con l'atto di costituzione della Fir, che presto compirà un secolo. Ma prima ci sono gli esperimenti dell'ingegner Pietro Mariani nei primissimi anni del Novecento e l'avviamento nel 1927 a Milano presso lo Sport Club Italia, quindi il "Comitato di propaganda del Giuoco della Palla Ovale" e il primo campionato, che parte il 27 gennaio 1929: 6 squadre, finale-spareggio a Bologna vinta dai rugbisti milanesi (sulla Lazio) che avevano trovato ospitalità in varie società, fra cui l'Ambrosiana dei calciatori.

Innocenti: "Una storia da condividere con orgoglio"

"La storia del nostro rugby è di tutti, non di questa squadra o quel territorio: condividiamola", dice il presidente, Marzio Innocenti. Grosso spiega: "L'obiettivo è quello di allargare la comunità del rugby attraverso le tante comunità. In ogni club è giusto ed emozionante che i giocatori e le loro famiglie sappiano chi è venuto prima di loro: stiamo raccogliendo piccoli, grandi archivi di tante società, ma tutti naturalmente sono invitati a collaborare e ad arricchire questo patrimonio comune". Resini, che è stato un buon giocatore ed è un eccellente fotografo, ha già raccolto oltre trentamila immagini: "L'archivio fotografico sarà diviso in sezioni e facilmente consultabile da tutti. È una storia straordinaria, commovente". Lucchese ricorda che "nel 1939 parteciparono al campionato italiano 50 società: da Messina a Sondrio, da Cagliari a Savona, da Bari a Fiume. Vogliamo lanciare un invito a tutti, perché a volte possono emergere delle testimonianze nel modo più strano. La porta è aperta, e speriamo insieme di allargare la visione del nostro sport".