L’Italia del rugby incontra il Mondiale e la Namibia a Saint Etienne, città d’arte e di design
dal nostro inviato
Massimo Calandri
Il primo match degli azzurri nel torneo, sabato 9 settembre alle 13, nella città un tempo famosa per le miniere di carbone, ora splendidamente riconvertita. Ecco una guida con tutto quel che c'è da sapere sul capoluogo della Loira: cosa vedere, dove mangiare, come andare allo stadio
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
“Qui il verde non è un colore, è una filosofia”: benvenuti a Saint-Etienne, Città Respirabile come ufficialmente certificato dal Ministero dell’Ecologia francese (www.saint-etienne-hors-cadre.fr). Capoluogo del dipartimento della Loira, a 45 minuti in treno o in auto da Lione e Grenoble, 175.000 abitanti.
Un tempo nota per la produzione di armi, biciclette e nastri, al centro di un ricco bacino carbonifero ora abbandonato, ci sono delle vecchie miniere anche sotto il prato dello stadio!, riconvertita in centro del design e per questo patrimonio dell’Unesco, con opere d’arte esposte in ogni angolo. Dopo il Centre Pompidou, ospita una delle più grandi collezioni di arte contem…
“Qui il verde non è un colore, è una filosofia”: benvenuti a Saint-Etienne, Città Respirabile come ufficialmente certificato dal Ministero dell’Ecologia francese (www.saint-etienne-hors-cadre.fr). Capoluogo del dipartimento della Loira, a 45 minuti in treno o in auto da Lione e Grenoble, 175.000 abitanti.
Un tempo nota per la produzione di armi, biciclette e nastri, al centro di un ricco bacino carbonifero ora abbandonato, ci sono delle vecchie miniere anche sotto il prato dello stadio!, riconvertita in centro del design e per questo patrimonio dell’Unesco, con opere d’arte esposte in ogni angolo. Dopo il Centre Pompidou, ospita una delle più grandi collezioni di arte contemporanea con oltre 20.000 esemplari. Vivibilissima a piedi (per i tifosi è poi prevista una speciale fan walk che collega il Village Rugby, lo stadio e un’area speciale dedicata agli appassionati ovali), in bici o grazie a una linea di tram che va da nord a sud e rende tutto più semplice.
Place Jean Jaures, il cuore di Saint Etienne
Cosa vedere
Il Museo dell’arte e dell’industria, quello dell’Arte contemporanea, il Puits Couriot (parco-museo della miniera), Ma soprattutto, il sito Le Corbusier a Firminy, che dista una decina di minuti d’auto da Saint-Etienne. Un complesso architettonico e culturale straordinario, la Città Radiosa con la chiesa di Saint-Pierre, la Casa della Cultura con una splendida esposizione interattiva e lo stadio. Per riscoprire (anche) il valore dello sport nella vita quotidiana. Giochi di luce, di spazi e di prospettive da lasciare tutti a bocca aperta, pura bellezza. L’architettura che prende vita e risponde ai bisogni del corpo, dell’anima, dello spirito (www.sitelecorbusier.com).
I francesi usano il termine tablettes de chocolat anche per indicare gli addominali. Ma per chi preferisce il significato originale, sappiate che questa è terra di maestri cioccolatai e che da Weiss è quasi un secolo e mezzo (1882) che si produce cioccolato di altissima qualità: il cacao arrivava qui già nell’800 trasportato via fiume dall’Atlantico. Tradizionale oppure “estivo”, pralinato, nero, fatto rigorosamente a mano, tutti i blend e le qualità del mondo. Per gli amanti del genere, un paradiso. C’è un negozio in centro, il consiglio però è di dare un’occhiata alla fabbrica di rue Eugène Weiss 1: organizzano visite guidate, potrete fare voi stessi la vostra “tablette”, e i non golosi possono aspettare gli altri bevendo un buon caffè o una birra. (www.chocolat-weiss.fr).
Un calcio di David Bortolussi durante Italia-Scozia dei Mondiali del 2007, a Saint Etienne
Mangiare e bere
Prima, dopo o durante il match dell’Italia (se non siete riusciti a procurarvi i biglietti), dovete respirare rugby alla Grande Terrasse di piazza Jean Jaurès, l’ombelico di Saint Etienne che accoglie un’infinità di bar, ristoranti, créperie, bodegas, street food. Alla Grande Terrasse chiedete di Gregory Descot: con quel fisico dice di non aver mai giocato a rugby ma sta mentendo, e poi parla tutte le lingue del mondo. La sua Grande Terrazza nasce dall’unione di due bar storici, specializzati nell’offrire birre artigianali della zona (parliamo di almeno 15 prodotti diversi), buon vino, la tipica cucina da brasserie francese: il Six Nations, ça va sans dire, è arredato con maglie leggendarie, palloni ovali e altre memorabilia da stropicciarsi gli occhi, è ed è stato premiato per il design interno così come il Beer Garden (www. beergarden-ste.fr). Musica, maxi-schermi, dj set, concerti musicali.
Saint Etienne: patria, a sorpresa, delle tagliatelle
L’altra da cosa da fare assolutamente è una visita alla drogheria Cormand, cinque minuti a piedi da place Jean Jaurès: producono artigianalmente pasta “haute couture”, lo so che suona strano per un italiano, ma in questo laboratorio artigianale con vendita al dettaglio potete comprare delle tagliatelle strepitose, impastate in 35 sapori diversi (www.cornand.fr).
Mauro Bergamasco in azione durante Italia-Scozia dei Mondiali del 2007, a Saint Etienne
Lo stadio
“Le Chaudron”, il Calderone: perché tutto intorno un tempo si alzavano i fumi delle fabbriche, e sotto il prato verde ci sono ancora le gallerie delle antiche miniere di ferro. Stadio all’inglese, senza curve, tribune a ridosso del prato per 42.000 spettatori, costruito nel 1931 e largamente rinnovato nel tempo, è il Tempio della squadra di calcio, i Verdi dell’As Saint Etienne che hanno scritto la storia della Ligue 1 con 10 scudetti, schierando campioni come Aubameyang, Platini, Revelli, Rocheteau.
Michel Platini con la maglia del St Etienne nel 1981
Si è giocato molto a rugby, la nostra Nazionale ne sa purtroppo qualcosa: in questo stadio, nel 2007, fallimmo una grande occasione per passare la prima volta ai quarti di finale della Coppa del mondo perdendo (16-18) con la Scozia. Consoliamoci con una visita al museo interattivo dello stadio: si parla soprattutto di calcio, ma tante emozioni anche coi ricordi della palla ovale (www.saint-etienne-metropole.fr).