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Rugby, Quesada si presenta: “La mia Italia sempre all’attacco, ma con più giudizio”

Il nuovo ct traccia le linee di quello che sarà il suo lavoro: “Ho rispetto per il lavoro fatto da Crowley e il suo gruppo, dovremo mantenere molte cose e migliorare in altre”
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Sarà un’Italrugby ancora spettacolare in attacco, ma più giudiziosa in difesa e solida in mischia: meno avventurosa quando si tratta di uscire dalla propria area dei 22 metri, più “pragmatica” e quindi propensa a calciare il pallone nella metà campo avversaria. Ecco Gonzalo Quesada (49), il nuovo ct della Nazionale azzurra: “Mi piace molto la filosofia attuale della squadra e non la cambierò”, promette, “perché attaccare fa parte del Dna di questi ragazzi. Ma per vincere le partite bisogna essere forti nella base del gioco: vorrei anche ritrovare gli azzurri contro cui ho giocato ai miei tempi – Quesada è stato mediano di apertura dei Pumas e miglior marcatore nei mondiali del 1999, ndr -, placcatori micidiali e con un pacchetto di avanti molto forte”. “Adesso l’obiettivo è arrivare a definire un gioco comune. Voglio vedere i giovani, parlare e collaborare con tutti i club. Sono pronto per un’avventura difficile e magnifica al tempo stesso”.

Primo appuntamento il 3 febbraio con l’Inghilterra

Il primo appuntamento della nuova Italia è col Sei Nazioni, il 3 febbraio all’Olimpico di Roma, avversaria l’Inghilterra che ha appena chiuso al 3° posto la Coppa del Mondo. “Purtroppo avremo sono un paio di giorni all’inizio dell’anno e una settimana prima dell’esordio, per prepararci. Non è molto tempo, e allora conviene concentrarci sulle cose che sappiamo fare bene per cambiare poi gradualmente”, spiega l’allenatore che, come tecnico ha fatto parte prima della Francia giunta in finale con gli All Blacks nei mondiali del 2011, ha guidato i Jaguares argentini nella finale dell’attuale Super15, ha vinto un campionato transalpino con lo Stade Français.

“Ci sono giovani italiani di grande talento”

Quesada si esprime già in un buon italiano, ed è un bel passo avanti rispetto a quel Kieran Crowley che dopo 8 anni da noi per comunicare masticava ancora in inglese. “Parlerò anche con Kieran, per sapere qualcosa di più sul rugby azzurro. Ma nel frattempo ho già chiesto informazioni a Sergio Parisse e gli altri oriundi argentini come Castrogiovanni o Dominguez. E ho parlato con Bortolami e Roselli, che guidano le due franchigie (Benetton, Zebre)”. Questa estate era in Sudafrica, dove ha seguito il bel torneo della nostra Under 20. “Ci sono dei giovani di grande talento, con le Accademie è stato fatto un bel lavoro”. Nei primi tempi vivrà vicino a Milano, per essere vicino ai due club più importanti.

Il nuovo capitano azzurro? “Prima devo capire”

Difficilmente Michele Lamaro sarà ancora il capitano dell’Italrugby. “Prima dobbiamo definire una cultura del gioco comune: capire chi siamo, e dove vogliamo arrivare. Ho bisogno di lavorare coi leader della squadra. Il capitano sarà una conseguenza naturale delle nostre scelte sul campo”. Dice molti lo definiscono un “anglosassone”, per la professionalità e l’attenzione maniacale ai dettagli. “Ma dal punto di vista del cuore e della passione non ho nulla da insegnare agli italiani”. E’ arrivato da solo. “La staff azzurro attuale va benissimo: oggi preferisco concentrarmi su quello che ho, in futuro vedremo se ci sarà bisogno di qualche aggiunta”.

“Continueremo ad attaccare, ma con più giudizio”

Ha seguito tutte le partite del mondiale, naturalmente quelle dell’Italia in particolare. “Ho sofferto molto negli incontri con Nuova Zelanda e Francia. Ma nelle ultime 2-3 stagioni la Nazionale ha fatto grandi progressi e belle partite, può contare su di una nuova generazione molto importante: ho rispetto per il lavoro fatto da Crowley e il suo gruppo, dovremo mantenere molte cose e migliorare in altre, per essere a livello dei più forti”. Dice che Inghilterra e Sudafrica hanno dimostrato di poter vincere senza essere ossessionate dal possesso di palla. L’Italia è la squadra che ha attaccato di più partendo dalla propria difesa: in futuro dovremo essere pi concreti”.

Innocenti: “Quesada, il tecnico che ci voleva”

L’Italia tornerà ad allenarsi a Roma al Centro di preparazione olimpica ‘Giulio Onesti’. Marzio Innocenti, presidente Fir, racconta che insieme a Daniele Pacini, direttore tecnico dell’alto livello, ha individuato in Quesada il profilo giusto per un squadra che esce comunque con un bilancio positivo dalla recente avventura iridata. “Due anni e mezzo fa, Crowley ha ridato fiducia e risultati in un momento di grande difficoltà: lo ringrazio enormemente, da dovevamo andare oltre le necessità immediate e programmare un nuovo progetto”.

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