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Rugby, il nuovo ct azzurro Gonzalo Quesada: “Pensare con i piedi un’Italia diversa”

Gonzalo Quesada con gli azzurri

 

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Con la guida dell’argentino la Nazionale il 3 febbraio torna nel Sei Nazioni dopo il Mondiale e l’addio di Crowley: “Non ci basta più essere simpatici, vogliamo essere competitivi”
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“Calcia”. “Passa”. “Destra”. “Sinistra”. Gli azzurri del rugby sono tornati a parlare italiano. Perché il rugby ha origini britanniche, d’accordo: ma con Kieran Crowley si comunicava solo in inglese. Gonzalo Quesada (49 anni), nuovo ct della Nazionale ovale, ha rapidamente imparato la nostra lingua: è argentino, per lui sarà stato più facile che per l’allenatore neozelandese, però sembra un buon segnale. “L’identità si costruisce anche così”. Mancano 3 settimane al via del Sei Nazioni. Reduce da due pesanti sconfitte nella recente Coppa del mondo con gli All Blacks e i francesi padroni di casa, nasce una nuova Italia. Nelle intenzioni sarà spettacolare quanto quella che nelle ultime stagioni — prima delle batoste autunnali — aveva riconquistato il pubblico. E finalmente competitiva, vincente.

C’è da fidarsi, dopo tante delusioni?

“Non abbiamo molto tempo, il calendario ci obbliga a essere realisti. Cominciamo il 3 febbraio all’Olimpico con l’Inghilterra, che è appena arrivata terza …

“Calcia”. “Passa”. “Destra”. “Sinistra”. Gli azzurri del rugby sono tornati a parlare italiano. Perché il rugby ha origini britanniche, d’accordo: ma con Kieran Crowley si comunicava solo in inglese. Gonzalo Quesada (49 anni), nuovo ct della Nazionale ovale, ha rapidamente imparato la nostra lingua: è argentino, per lui sarà stato più facile che per l’allenatore neozelandese, però sembra un buon segnale. “L’identità si costruisce anche così”. Mancano 3 settimane al via del Sei Nazioni. Reduce da due pesanti sconfitte nella recente Coppa del mondo con gli All Blacks e i francesi padroni di casa, nasce una nuova Italia. Nelle intenzioni sarà spettacolare quanto quella che nelle ultime stagioni — prima delle batoste autunnali — aveva riconquistato il pubblico. E finalmente competitiva, vincente.

C’è da fidarsi, dopo tante delusioni?

“Non abbiamo molto tempo, il calendario ci obbliga a essere realisti. Cominciamo il 3 febbraio all’Olimpico con l’Inghilterra, che è appena arrivata terza ai Mondiali riguadagnando fiducia dopo un periodo difficile. Poi andiamo in Irlanda e Francia, ad affrontare squadre che giocano da anni un rugby di livello straordinario”.

Niente proclami.

“Ho molta fiducia e un progetto chiaro: ci arriveremo progressivamente. Ma se avremo subito una conquista solida e una difesa efficace per 80 minuti, non sarà un sogno fare risultati già in questo torneo”.

Nei giorni scorsi, durante il primo raduno azzurro a Verona, ha lavorato su un tema preciso: come uscire dalla propria metà campo senza eccessivi rischi e sprechi di energia.

“Prima li ho messi davanti a un video, mostrando una infinità di schemi fino a quando non li hanno imparati a memoria. Poi, in un grande spazio coperto, li ho invitati a ripetere quei movimenti: camminando lentamente. Quindi in campo, alla massima velocità possibile”.

Hanno capito?

“È importante la consapevolezza. E la cura dei dettagli”.

La spettacolare Italrugby delle ultime stagioni spesso si sfiniva in generosi, ostinati tentativi di attacco anche dalla propria linea di meta.

“Non dobbiamo essere prevedibili. Bisogna proporre un rugby diverso, innovativo. E ancora più pericoloso. Difficile da affrontare. Servirà alternare le opzioni”.

La squadra calcerà di più l’ovale, rispetto al passato.

“Le migliori formazioni del mondo sono quelle che fanno più metri in quel modo, lo dicono chiaramente le statistiche”.

Usare il piede, mantenendo però la filosofia di attacco che aveva entusiasmato i critici di tutto il mondo, scatenando l’imprevedibile Ange Capuozzo.

“L’idea è di andare anche più lontano, sempre nella stessa direzione. Divertirci, divertire. Ma non mi interessa suscitare simpatia: voglio essere competitivo. Se poi succede attraverso un gioco simpatico, è ancora meglio”.

Però bisogna prima ancorarsi a una difesa e a una solidissima conquista del pallone. Serve una mischia potente. Dal punto di vista fisico, ci mancano i giganti che possono invece schierare i nostri avversari.

“Il rugby è una continua metamorfosi, però — come 30 anni fa — i primi 5 uomini del pacchetto restano fondamentali. Purtroppo non avremo Ferrari, Riccioni e Lamb, appena operati per infortunio. Proveremo dei giovani, anche se un po’ in anticipo rispetto al previsto.Troveremo delle soluzioni. E ci vorrà tata disciplina. È tutto collegato. Andrea Moretti, il tecnico degli avanti, mi piace molto”.

Michele Lamaro lascerà la fascia da capitano?

“Devo prima conoscere le personalità di tutti i ragazzi. Non escludo di affidare quel ruolo a un “consiglio”’ di 3-4 atleti. Che potranno alternarsi”.

Ma come giocano gli italiani a rugby?

“Il livello del movimento è superiore a quello che mi aspettavo, e giustamente basato sulle due franchigie: la Benetton è forte, organizzata; le Zebre sono in crescita e il loro staff è molto competente. La Federazione sta lavorando bene, e la Nazionale non è un’isola. Possiamo crescere tutti insieme: attaccando, ma con giudizio. Diversi, ambiziosi. E imprevedibili”.

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