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L’Italrugby in Irlanda, Bortolami: “Serviranno velocità e intelligenza”

(ansa)
Nella seconda partita del Sei Nazioni gli azzurri chiusi dal pronostico a Dublino contro i Verdi grandi favoriti del torneo. I consigli dell’ex nazionale, tecnico della Benetton. Si gioca domenica alle 16 (Tv8 in chiaro)
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McCarthy lo chiamano Big Joe: è alto 1.98, pesa 124 chili. Però è più piccolo dell’altra seconda linea: Ryan sale fino a 2.01. Giganti. Non come gli italiani: gli 8 della mischia sono più bassi e leggeri degli irlandesi, in media 6 centimetri e 8 chili in meno ciascuno. Con l’Inghilterra, nelle rimesse laterali la differenza di taglia per gli azzurri è stata un bel problema: se non recuperi il pallone, puoi solo difendere; se ti sfinisce nel difendere, non vincerai mai. Domani a Dublino, contro una delle squadre fisicamente più potenti al mondo, il secondo turno del Sei Nazioni minaccia di trasformarsi in un calvario.

"Paghiamo in termini di centimetri e ruvidezza nelle fasi statiche. Ma con una buona strategia, si può fare bene”: Marco Bortolami (43 anni), 112 presenze in azzurro, capitano della Nazionale e di club prestigiosi in Francia e Inghilterra, è stato l’ultimo dei nostri giganti ovali. Ora allena il Benetton Treviso, squadra rivelazione con 10 successi e due sole sconfitte, il 2° posto nello United Rugby Championship e la qualificazione agli ottavi di Challenge Cup. “In Italia non abbiamo ragazzi di certe dimensioni, anche perché ce li portano via altre discipline come il basket o il volley. Io ho scelto il rugby perché ci giocava mio padre. Si può fare molto a livello di reclutamento, e qualcosa vedremo presto”. Nel frattempo? “Se non puoi guadagnare terreno con la forza, devi farlo con la velocità. Da questo punto di vista, possiamo fare bene. Quando il gioco inevitabilmente rallenta, serve la fisicità applicata alle fasi statiche: se sei più piccolo, puoi mettere su altri muscoli. Ma anche lavorare sul mentale e la tecnica; migliorare l’attitudine alla lotta”.

"Irlanda potente come gli inglesi, ma più veloce”. In touche, la differenza di altezza però ci condanna. “Abbiamo giocatori intelligenti come Ruzza, Zambonin (peccato le assenze di Lamb e Iachizzi): si possono trovare soluzioni interessanti. Nella fisicità dinamica, cioè nel portare la palla e placcare, Niccolò Cannone e Zilocchi sono bravissimi. All’Olimpico, in mischia ordinata, gli inglesi erano 60 chili in più: eppure, abbiamo conquistato delle punizioni. Ho visto un’Italia energica, in fiducia, competitiva, più accorta nell’uscire dalla propria metà campo”. A Dublino sarà ancora una battaglia di trincea? “No, di cavalleria: loro sono potenti come l’Inghilterra, ma due-tre volte più veloci”. Il ct Quesada dice che col suo sistema di gioco i tre-quarti devono correre tanto. Questa volta, ancora di più. “Menoncello è diventato tremendamente concreto: ha maturato la sua esuberanza, imparato a controllare il talento. Ha margini di crescita enormi. Anche Brex ha gesti tecnici molto buoni”.

Una sconfitta pesante sarebbe un brutto contraccolpo, dopo la luce vista all’Olimpico. "Ci vuole pazienza, ha ragione Quesada. L’Italia è giovane, serve esperienza e un know how - che stiamo ancora sviluppando - per interpretare meglio le partite: il rugby non è solo lampi e accelerazioni, devi saper temporeggiare prima di affondare il colpo. Come sul ring: se abbassi la guardia, o già nella prima ripresa provi a tirare il cazzotto del ko, rischi di prenderlo tu e andare al tappeto. È una cosa su cui a Treviso lavoriamo tanto: restare solidi e lucidi in tutte le situazioni”. Nell’Italrugby rientra Capuozzo, agli assenti si aggiungono Negri e Lorenzo Cannone, Allan – acciaccato – va in panchina. I primi 20 minuti a Dublino saranno un inferno. “Come in ogni partita, sarà importante mettere a fuoco uno o due aspetti da interpretare nel modo migliore e prendere le decisioni giuste”. Perché la stazza conta, ma la testa di più.

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